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Bottega Veneta 2.0, l'inizio di un nuovo capitolo.


Si sa, i nuovi inizi sono emozionanti e terrificanti allo stesso tempo.

Si incontrano e si scontrano il brivido dell'ignoto e la paura per ciò che non si conosce.

E' un'occasione per reinventarsi e iniziare a pensare fuori dagli schemi; un momento per trovare una dimensione creativa inedita.

Nella moda, il nuovo inizio del momento è quello di Daniel Lee da Bottega Veneta: designer che è passato dal mondo “dietro le quinte” ad essere il nuovo Direttore Creativo del marchio.

Il giovane prodigio è finalmente emerso dall’ombra, finendo per la prima volta sotto gli accecanti riflettori delle passerelle.

La carica assunta da Daniel in Bottega Veneta è stata una sorpresa, eppure, in poco meno di un anno, questa scelta si è dimostrata innovativa e di successo; lui stesso ha dato prova di essere un designer dal talento misterioso e naturale, incredibilmente adatto a guidare il brand, portandolo ad assumere una nuova rilevanza duratura nel mondo del lusso. La sua moda è la quintessenza del luxury senza il benché minimo interesse per vecchi clichè borghesi: è una moda che vuole essere originale, unica, audace.

Bottega Veneta è un marchio con oltre mezzo secolo di savoir faire alle spalle, caratterizzato da una spiccata dedizione per l’artigianato ed una capacità di lavorare la pelle che non ha paragoni, mentre Daniel è piu’ o meno un millennial. E' un 33enne a cui è stato affidato l’arduo compito di unire modernità e tradizione e di portare l'illustre eredità di Bottega Veneta in un nuovo, brillante futuro.

La combinazione è inebriante e sta facendo miracoli.


"Voglio che sia audace, altrimenti qual è il punto di tutto ciò? Che tu lo ami o lo odi, almeno senti qualcosa. Non vedo il senso di disegnare vestiti se non si ha qualcosa da dire". Le parole di Lee voglio esse una dichiarazione esplicita di moda incisiva e molto chic; gioca su numerosi codici del brand e li rivoluziona.

Ed ecco che emergere il nuovo uomo e la nuova donna di Bottega Veneta, seppur ancora interessati al patrimonio, alla storia ed alla qualità del lusso, sono ormai lontani anni luce dai soliti, vecchi stereotipi.

Molto rispettata è la storia del Brand, nel suo individualismo, nella sicurezza, nella sua freschezza e nella sua autoespressione.

E se Bottega Veneta fosse il nuovo Céline?

Questa è la domanda che molti esperti del settore si stanno ponendo da quando il uno dei protegé di Phoebe Philo ha preso le redini di Bottega Veneta.

Ciò che è chiaro fin da subito è una volontà di porre una cesura con il passato: il tempo del bon ton artigiano e iper lavorato di Tomas Maier è finito per sempre. Tubini sfoderati di pelle colorata, plastron posticci di raso trapuntato, maglieria incrociata, pinocchietti in nappa nera e trench traforati. E ancora weekender a macro intreccio, sabot stondati e con tacchetti sbagliati, scolli a U e dettagli in cuoio rigido.

Funziona? Il rimando all’Old Céline é chiaro. Come è chiaro che certe cose sono molto difficilmente replicabili.

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