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  • Adriana Del Mastro

Gucci primavera/estate 2020: Alessandro Michele e il suo inno alla libertà!


Il fashion month è giunto al termine, ed è finalmente arrivato il momento di sedersi a tavolino e analizzare, con intelligenza e pazienza, tutte le sfilate a cui abbiamo assistito, per cercare di capire quali saranno i trend che ci trasporteranno la prossima primavera-estate. Ma prima di ciò, vogliamo dare spazio a un’ultima sfilata, lanciarci in un ultimo focus sulla passerella. Oggi parliamo di Gucci.

La passerella della storica maison fiorentina, riportata nell’olimpo dell’alta moda dal genio creativo di Alessandro Michele, first designer dal 2015, è stato uno degli show più commentati di questa stagione.

Ultima runway della fashion week milanese, Gucci ha creato uno show spettacolare nel suo minimalismo. Uno spazio bianco, asettico, illuminato da fredde luci al neon; il parterre degli invitati accomodato su scomode sedie in plastica bianche, come quelle di una sala d’attesa, e al centro dei tapis-roulant che ricordano in tutto degli aereoporti. Un luogo-non luogo, espressione di una società oramai diseducata a riconoscere un singolo individuo.

La sfilata comincia con una serie di abiti totalmente bianchi in tela, delle vere e proprie uniformi, alcune delle quali chiuse de cinghie in pelle, chiaro rimando a delle camicie di forza, che stringono e opprimono la nostra personalità. I modelli non camminano, si lasciano trasportare dal nastro, metaforicamente lascivi e succubi della società in cui sono costretti.

All’improvviso un black out. Le luci si riaccendono e la vera sfilata ha inizio. Ora i modelli camminano con vigore sul nastro trasportatore che rimane attivo, sfruttando così l’inerzia, e assumendo un passo sicuro e veloce. Non c’è più traccia di bianco in passerella. I pantoni della collezione sono tantissimi, e dialogano tra di loro creando i giochi più estremi. È la personalità che va in scena, pronta ad abbattere quello schema sociale che ci vuole tutti uguali, standardizzati.

Si passa da completi che sussurrano gli anni ’70, a giacche che si bombano come negli anni ’80; camicie completamente trasparenti e abiti lingerie, si mixano ad accessori maxi, come le montature degli occhiali e le catene che li mantengono, o i guanti in pelle che coprono quasi interamente il braccio.

Ognuno è libero di mostrarsi per ciò che è, e per dimostrarlo Alessandro Michele vuole che i due sessi si scambino in passerella quelli che iconicamente sono gli oggetti del potere: le donne sfilano con dei frustini, sinonimo di forza ed emancipazione, mentre gli uomini portano la clutch, sinonimo di libertà.

Un messaggio chiaro quello di Gucci, che non vuole passare in sordina e che Alessandro Michele commenta così: «La moda ha il compito di fare intravedere campi di possibilità, suggerire indizi e aperture, coltivare promesse di bellezza, offrire testimonianze e profezie, rendere sacra ogni forma di diversità, alimentare un’irrinunciabile capacità di autodeterminazione.»

Un story telling visivo quello di Gucci, che racconta la storia dell'uomo d'oggi, dalla perdita di personalità in una società asettica, alla riconquista del potere e alla totale libertà di espressione, grazie alla creatività e alla moda.

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