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  • Arianna Ciarimboli

Agnès Varda. Perché è una pietra miliare del cinema.

Agnès Varda nasce il 30 maggio 1928 a Ixelles (Belgio) da madre francese e padre greco. Costretti a fuggire a causa della seconda guerra mondiale, si stabilirono prima a Sète, nella costa Sud della Francia, poi a Parigi. Animo ribelle già da giovane, cambiò il suo nome originario, Arlette, in Agnès per omaggiare le sue origini greche. Poi, a 18 anni, dopo una lunga e meticolosa preparazione, scappò di casa per tre mesi prima a Marsiglia, e poi in Corsica, dove lavorò su dei pescherecci. Tornata a Parigi, studia prima fotografia all'École des Beaux-Arts, e poi storia dell'arte all'École du Louvre.

Inizia a lavorare come fotografa, professione che non abbandonerà mai del tutto.

I suoi successi l'hanno resa uno dei primi rappresentanti del nuovo cinema francese degli anni Sessanta. Spesso viene erroneamente associata alla Nouvelle Vague, mentre sarebbe più appropriato parlare di cinema della Rive Gauche , per sottolineare la differenza sociologica e politica.

Il suo stile narrativo - che lei stessa definisce cinécriture, cinescrittura - rompe le strutture ben definite hollywoodiane (e non) convenzionali: la narrazione non lineare, l'enfasi sull'emotività dei personaggi piuttosto che sulla trama, i salti temporali.

I suoi film sono unici e il suo eclettismo ha influenzato molti registi, critici e montatori con le sue tecniche innovative e il suo atteggiamento inclusivo. Tra i suoi numerosi e famosi ammiratori, registi come Barry Jenkins, Martin Scorsese, e Ava Du Vernay hanno citato la sua passione come fonte di ispirazione.

Nel 2017 Varda, è stata la prima donna (regista tutt'al più) a vincere un premio alla carriera agli Oscar. La sua luce si spegne il 29 marzo 2019, dopo sessant'anni di carriera e numerosi riconoscimenti internazionali.


Varda era, per definizione, un'outsider quando iniziò a fare film nel 1954: donna ed anche senza una formazione professionale nel cinema.

Nell'estate del 1954 realizza il suo primo lungometraggio di finzione, "La Pointe Courte", a Sète. Questo film farà storia: "Il primo suono di un enorme carillon", profetizzava Jean de Baroncelli in Le Monde. La pellicola porta un soffio di libertà al cinema francese, come scrive la Revue belge du cinéma: "Tutto il nuovo cinema è in germe a La Pointe courte - un film amatoriale, girato in 35 mm, con mezzi di fortuna, al di fuori del circuito economico tradizionale."

Nel 1961 ha diretto "Cléo de 5 à 7", un film su Cléo, una bella e giovane cantante.

Pensando di essere mortalmente malata, Cleo si aggirava per Parigi in attesa dei suoi risultati medici.

Il film, è stato selezionato in concorso ufficiale al Festival di Cannes e alla Mostra del Cinema di Venezia. Ha vinto il Premio Méliès e il Premio Fipresci nel 1963.



"Le Bonheur", il suo primo film a colori, è un ottimo esempio di come ha esplorato il concetto di matrimonio, il valore delle donne, e la fabbricazione della felicità con un senso dell'umorismo aspro e disarmante.

L'interesse di Varda per il movimento femminista si è approfondito negli anni Settanta. Realizza un breve documentario sulle donne, "Réponse de Femmes" (1975), seguito da diversi lungometraggi a tema femminista.

Da sempre impegnata per le cause femministe, mentre è incinta del figlio Mathieu, manifesta a sostegno del diritto all'aborto nel 1972, un anno dopo aver firmato il famoso manifesto delle 343.

In seguito confiderà nel film auto biografico "Les Plages d'Agnès" di aver prestato due volte la sua casa per aborti clandestini prima della legislazione del 1975.

La sua ambizione era quella di realizzare un racconto sulla condizione femminile dal titolo "Mon corps à moi". Quel progetto non vide la luce, ma la sua idea divenne realtà nel film "L'une chante, l'autre pas", uscito nel 1977.

In essa, ha affrontato la complessa questione della lotta per il diritto all'aborto in Francia.

Ha ottenuto grandi consensi come regista impegnata con "Vagabond", un dramma del 1985 su una clochard il cui corpo congelato viene ritrovato in un fosso.

La sua storia si rivela tramite dei flashback e delle interviste in stile semi-documentaristico. Il film ha vinto il Leone d'Oro alla Mostra del Cinema di Venezia.

"Ho cercato di essere una femminista gioiosa, ma ero molto arrabbiata".

Agnès Varda

Agnès Varda era una convinta sostenitrice del fatto che non si smette mai di imparare, e ha dato vita a questa scuola di pensiero attraverso i suoi film sperimentali, non conformandosi mai a un solo stile. Il femminismo di Varda era sincero, quando vedeva l'ingiustizia o il sessismo, indagava.

Varda non è mai scesa a compromessi con la sua visione distinta, ed è rimasta fedele alla sua voce. Ha avuto il coraggio di essere sé stessa per tutta la sua vita.

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