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Anticoncezionali ormonali: esperienze personali e politiche

Qualche mese fa ho parlato di come negli anni Cinquanta, il ginecologo John Rock e il biologo Gregory Pincus abbiano condotto ricerche e sperimentazioni circa gli effetti della pillola anticoncezionale. All'inizio cercavano metodi di contraccezione ormonale per uomini. Tuttavia smisero: credevano che le donne avrebbero tollerato gli effetti collaterali meglio degli uomini i quali avevano bisogno di condizioni di vita migliori e non potevano permettersi di stare male. Nel 1970, la giornalista Barbara Seaman scrisse The Doctors' Case Against the Pill. Il libro venne portato all'attenzione del senatore del Wisconsin Gaylord Nelson. Nelson condusse delle indagini per capire di più del legame tra l'uso della pillola e il decremento nel desiderio sessuale, la depressione e i coaguli di sangue, ma nessuna donna venne invitata a parlare. Queste udienze volute da Nelson portarono a pillole molto più leggere, e all'inserzione di un foglietto illustrativo da 100 parole nelle confezioni, una svolta epocale che ha permesso alle donne di essere più informate.


Ho parlato di come oggigiorno, alcuni effetti collaterali vengano occultati: le donne sostengono che la depressione sia un effetto collaterale derivato dall’utilizzo degli ormoni presenti all’interno di pillole, cerotti e anelli e lo sanno da cinquant’anni, perché mancano i dati scientifici? Questa condizione dipende dal disinteresse generale perpetuato nei confronti della salute femminile e del corpo delle donne.


La buona notizia è che uno studio danese ha evidenziato una correlazione tra l'utilizzo dei contraccettivi ormonali e le diagnosi di depressione clinica.

Questa ricerca ha lo scopo di fornire più informazioni possibili alle donne affinché possano scegliere in modo consapevole il metodo più consono alle proprie esigenze. È necessario essere totalmente trasparenti senza nascondere o trascurare i dati. Bisogna fidarsi delle donne e della loro capacità di scelta quando hanno tutte le informazioni necessarie. Se volete immergervi all’interno della storia patriarcale della pillola anticoncezionale, conviene che leggiate l’articolo per intero.


Le esperienze femminili e personali sono essenziali


C’è un diffuso mancato riconoscimento della parola delle donne. Spesso viene messa in discussione la veridicità del loro racconto: minimizzato, ridimensionato e strategicamente controllato, l’accusa più sentita è di esagerazione.


Ho raccolto le esperienze di alcune donne, è necessario specificare che non intendo generalizzare, mi rendo conto del fatto che le esperienze siano personali. Il femminismo ci ha però insegnato una cosa importante: spesso queste esperienze sono personali e politiche. Se una donna è vittima di violenza domestica, sicuramente tale violenza è un attacco personale nei suoi confronti, ma è anche un attacco politico alla donna a causa di una società incapace di educare al rispetto e alla parità di genere. E come si può applicare questo agli anticoncezionali? Intanto guardando alla storia. Se io ho sperimentato degli effetti collaterali più o meno gravi, sopratutto a livello psicologico, a causa dell’assunzione di un anticoncezionale ormonale e non sono stata creduta, oppure si è pensato che il fatto fosse legato a una situazione differente o ancora, mi è stato risposto che non esistono prove scientifiche a riguardo, allora questo è sicuramente dannoso nei miei confronti - e per questo personale - ma è anche una questione politica nella misura in cui la società patriarcale ha sempre avuto poco riguardo nei confronti delle donne e delle loro problematiche considerandole superflue o frutto di invenzioni.


Aldilà delle persone che utilizzano gli anticoncezionali ormonali per patologie specifiche e altro, vorrei chiarire una questione che mi preme, badate che non è per nulla rivoluzionaria o anticonformista. La maggior parte di voi utilizza la pillola all'interno di una relazione eterosessuale monogama e più o meno duratura a scopo preventivo: il fine è quello di evitare una gravidanza indesiderata, in altre parole ci si protegge dal pene e dall'eiaculazione. Il vostro partner contribuisce economicamente in questo? Dividete la spesa mensile di acquisto di pillole, anelli e altro? Il vostro partner è mai stato dall'andrologo per una visita di routine? Come potrete constatare da sole, non c'è alcuna equità.


È necessario a questo proposito fare un appunto circa l’istituzione patriarcale. Diversi uomini non si preoccupano della contraccezione in quanto non rischiano direttamente con il proprio corpo, di conseguenza, si riscontra un disinteresse quasi totale nei confronti di qualunque tipo di anticoncezionale. Inoltre, l'istituzione patriarcale esercita una forte pressione sociale nei confronti delle donne affinché, specialmente all'interno della coppia, si occupino della contraccezione.


80s and 90s


Da ragazza, come la maggior parte delle mie amiche, utilizzavo la pillola trifasica. Non ho avuto grandi problemi, l’umore mi sembrava lo stesso di sempre e anche fisicamente non ci sono stati grossi cambiamenti. Dopo la prima gravidanza ho riprovato, ma non c’è stato verso, pur cambiando diverse pillole, il mal di testa era fortissimo e insopportabile. Non l’ho più presa.


In her twenties


La mia esperienza con gli anticoncezionali è negativa


Ho iniziato con la pillola. Ne ho provate due, con la prima stavo male: avevo nausea, vomito, spesso febbre, le difese immunitarie bassissime. Mi sono sempre ammalata poco, non sempre prendo l’influenza stagionale, ho notato un forte cambiamento del mio corpo e nel modo in cui reagiva.

Ho deciso di cambiarla, anche la ginecologa mi aveva detto che la situazione non andava bene. Con la seconda pillola sono stata benissimo.

A distanza di qualche anno ho provato l’anello, non stavo male fisicamente quanto più psicologicamente, il mio umore è cambiato, non mi riconoscevo più, anche la libido era pressoché inesistente.

Io avevo iniziato con una pillola che non mi dava alcun fastidio


Dopo un anno e mezzo di utilizzo, il ciclo mestruale non mi veniva praticamente più. Allora ho deciso di smetterla. Il tutto di testa mia perché la dottoressa non considerava il periodo come troppo prolungato, perciò non mi consigliò nessuna pausa.

Di sicuro mi faceva stare male più psicologicamente che fisicamente, ma siccome è qualcosa che non si vede anche i professionisti a volte potrebbero sottovalutare.