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ARTEmisia: intervista con Laura Spiessert


Laura Spiessert è una brillante artista e studentessa francese. Giovanissima ma già in pieno possesso di un linguaggio personale, le sue opere possiedono una qualità organica e una linea grafica che intrappolano la carnalità in maniera precisa e delicata. Attuando un'opera di decostruzione ed analisi dei corpi e della carne, riesce a giocare abilmente tracciando le sue figure in un'ambiguità visiva che le lasciano lo spazio per sperimentare tra diversi medium.


Ciao Laura! Parlaci un po' di te e del tuo percorso. Ciao! Prima di tutto, grazie per lo spazio di parola che mi state dando. Sono una visual artist di 24 anni che vive e lavora a Seine-et-Marne (Francia), laureata alla Sorbona in Scienze della Creazione e Plasticità Contemporanee, e mi dedico in gran parte al disegno e alla pittura. Parallelamente, sono ancora iscritta all'università, ma oggi studio Estetica, Teoria delle Arti e della Cultura. Prima ho seguito un programma scolastico classico, e la mia inclinazione all'arte è stata definita al liceo, quando ho preso un'opzione di arti plastiche che mi ha permesso non solo di riprendere la pratica del disegno che avevo trascurato per qualche anno, ma anche e soprattutto di scoprire la pittura. Dopo aver conseguito il baccalaureato letterario (l'equivalente francese del diploma classico ndt) - con un'opzione artistica, come si può immaginare - sono arrivata a quello che viene definito un corso di approfondimento nelle arti plastiche, una sorta di anno preparatorio all'interno del quale ho potuto sperimentare vari medium, e soprattutto affermare l'inizio di un'identità plastica. Poi sono arrivata all'università dove avevo in programma di diventare insegnante... ma col passare del tempo la mia pratica artistica ha preso il sopravvento. Ecco perché oggi ne faccio la mia attività principale.

Da dove è nata la tua passione per l'arte? Come ho detto, ho iniziato a disegnare abbastanza presto. Infatti di solito, da bambina, disegnavo sempre. Ho vissuto in campagna e nonostante la bellissima cornice, credo che mi annoiassi ed è così che ho avuto la spinta a disegnare ogni volta che avevo un po' di tempo libero. Ovviamente non era una grande arte, ma a forza di lavorare sulla mia linea, è iniziata a sembrare "qualcosa". Credo che i miei genitori abbiano conservato tutto, riderei molto se potessi rimetterci le mani sopra. Purtroppo ho più o meno abbandonato alle medie, che non è stato il periodo più appagante della mia vita - come per molti preadolescenti. Fu così che al liceo la mia passione si riaccese, il desiderio di creare tornò naturalmente e riuscii ad aprirmi, grazie alla mia insegnante dell'epoca particolarmente benevola, e a una cultura artistica che ampliava l'universo che potevo creare per me stessa. Ricordo in particolare che la scoperta di artisti come Frida Khalo o Salvador Dalí mi ha stimolato molto. Anche avere intorno a me amici interessati all'arte ha fatto parte del processo.


Dove trovi l'ispirazione per le tue opere? Da quanto mi ricordi, ho sempre messo in scena figure femminili. Quando ero bambina era semplicemente legato al fatto che ero abbastanza nutrita da un universo di principesse, fate, streghe e soprattutto sirene che consideravo la mia "passione" - ero convinta di essere una di loro. Poi ci sono state altre figure toste come Buffy l'ammazzavampiri, ma sono sempre state le donne a interessarmi. Ho un po' spezzato questa abitudine quando ho iniziato a dipingere negli anni del liceo, ma il desiderio di raffigurare corpi femminili è rimasto. Per questo motivo si possono trovare nelle mie prime serie di acquerelli, quelle che hanno segnato l'inizio di un'identità artistica durante il mio primo anno di studi superiori, un posto molto ampio dato a questo tipo di figure. Seguirono diverse serie che videro gradualmente il corpo femminile decostruire se stesso. Anche se ho sempre lasciato spazio ai soggetti ed esperimenti più variegati, è questa immagine che ha perseverato, segnando la dinamica di tutta la mia pratica. Una cosa porta all'altra, la decostruzione che facevo sempre attraverso l'acquerello si è fatta più marcata, al punto di estrarne opere completamente astratte basate su poche forme e texture che hanno ispirato il mio soggetto iniziale. Dalle riproduzioni di immagini di corpi, sono passata a una ritrascrizione della carne. Il mio ritorno a una forma di figurazione è avvenuto attraverso un lavoro intorno al sesso femminile, seguito da una rinascita di forme organiche piuttosto sensuali. Sono questi andirivieni pittorici che mi hanno portato nell'universo che coltivo oggi, in cui le forme organiche proliferano nell'acquerello, nel disegno, ma anche più recentemente nel collage, nella scultura... Ma, per riassumere, è la reinterpretazione del corpo femminile che mi ispira.

Cosa credi abbia portato al tuo stile caratteristico così delicato ma pregnante allo stesso tempo? Sapere che il mio stile può apparire pregnante mi riempie di gioia. Questo è proprio quello che cerco attraverso le mie opere, come molti artisti, per raggiungere lo spettatore attraverso mezzi piuttosto inspiegabili. Immagino quindi che sia in gran parte grazie alla sensibilità di ogni persona che il mio lavoro possa piacere o muovere. Ma al di là di questo rapporto tra l'opera e lo spettatore, c'è naturalmente la sensibilità che ci metto dentro, e soprattutto c'è l'approccio a monte. Come ho detto prima, ci sono state diverse fasi nel mio processo creativo e nell'approccio al mio soggetto, e penso che decostruendo il corpo fino a estrarre solo forme e texture, nutrito in gran parte dalla mia immaginazione, ho potuto rivendicare una creazione che incuriosisce lo spettatore per l'incertezza di ciò che gli viene proposto, e per il legame che si stabilisce con il corpo. Quando vedo un'opera che disegna il corpo senza mostrarlo, che tocca l'organico, risveglia in me qualcosa che non riesco a spiegare, e penso che provenga dall'eco che fa al nostro corpo, a ciò di cui siamo fatti. Questo è quello che cerco e sento che è infinito. C'è anche un punto importante che non ho menzionato: nel mio lavoro si gioca una grande analogia tra il corporeo e il vegetale, accentuando un'incertezza che amo coltivare.

Il tuo lavoro ha delle connotazioni estremamente organiche e carnali, cosa ti interessa nella tua ricerca? Queste connotazioni derivano dal fatto che ho lavorato intorno al corpo per anni. È anche piuttosto inquietante perché a volte ho provato a liberarmene, e non so dire se mi sono aggrappata ad esso per necessità interiore o per pura perseveranza. Il fatto è che oggi costituisce la mia identità plastica. Dopo anni di studi universitari che hanno dato una struttura teorica al mio lavoro e hanno trasformato la questione del corpo e della sua decostruzione - o della sua diluizione in acquerello in tutte le direzioni - la mia ricerca oggi è molto più libera, molto più plastica. Le forme organiche e la dimensione carnale rimangono nella mia pittura, ma faccio anche un grande uso del disegno, che a volte mi porta ad andare alla deriva verso quella che alcuni considerano un'illustrazione. Credo di cercare soprattutto di sfruttare il più possibile le mie forme organiche, di estrarne tutte le varianti immaginabili, ed è per questo che mi interessa anche il collage, la scultura e il cucito. Allo stesso tempo, vorrei fare un po' più di ricerca anatomica, per attingere ancora di più dalle immagini degli organi umani e vedere cosa ne viene fuori. Sono consapevole che i miei esperimenti plastici possono portarmi a distaccarmi da questo soggetto che seguo da anni, ma per il momento persiste, quindi lo lascio al suo posto.

Quale tecnica artistica prediligi? Sicuramente l'acquerello. Al momento sto lavorando molto con i pennarelli sottili e mi piace spingere la precisione e il dettaglio che la linea mi offre, ma niente è meglio dell'acquerello. Amo la sua acquosità, la sua interazione con la carta, la sua libertà, la sua imprevedibilità. Mi sono resa conto, mentre scrivevo la mia tesi, che ne parlavo come se fosse un essere umano! A volte mi è stato rimproverato di aggrapparmi a questo mezzo, soprattutto per i lavori sul corpo. Ma no, n