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  • Francesca Sarati

Autodeterminazione della vagina episodio 1: la frode verginale

That whole hymen-breaks-when-you-lose-your-"virginity" thing is a total myth. Hymens are as different as snowflakes but almost none are a seal across the whole vagina.

Questo è il primo di una serie di brevi episodi dedicati alla vagina. Non voglio cadere nell’essenzialismo biologico: mi rendo conto del fatto che le discriminazioni di genere non dipendano soltanto dal possesso della vagina, errore compiuto dalle femministe degli anni Settanta che non hanno tenuto conto di altri fattori estremamente importanti. Tuttavia, in questo primo episodio mi focalizzerò su una componente anatomica quale la corona vaginale o imene e le corrispettive credenze culturali patriarcali.


L’imene è una membrana che circonda o ricopre in parte l’apertura esterna della vagina e che separa il vestibolo della vagina (lo spazio compreso tra le piccole labbra) dalla vagina stessa. Non sembra avere una funzione fisiologica specifica, non si trova in profondità e si presenta come una specie di piega, rivestita all’interno da un epitelio simile a quello vaginale e all’esterno da una sottile epidermide: tra questi due strati si trova un tessuto ricco di fibre elastiche, vasi e terminazioni nervose.


Questa membrana apparentemente innocua è caratterizzata da una serie di pregiudizi e miti che incidono negativamente sulla vita di molte donne nel mondo.


La parola imene deriva dal greco hymén, che vuol dire “pelle, membrana”, ma che è anche il nome del dio che nella mitologia greco-romana presiedeva alle nozze


In molte culture, l’imene viene utilizzato come metro di giudizio per verificare lo stato di verginità di una donna. Mito, quello della verginità perfettamente concorde alla logica patriarcale. Procediamo per gradi.

L’ideologia diffusa - badate bene, non è una semplice idea, ma una questione politica, sociale e culturale a tutti gli effetti - considera l’imene come uno strato di tessuto sottile e intatto che si spacca provocando un sanguinamento con il primo rapporto sessuale.


L’imene cambia nel tempo e può avere consistenze e forme diverse, può anche non esserci, può essere più o meno elastico e più o meno spesso, rosa o biancastro, semilunare, anulare, bilabiato, può presentare uno o più fori o non presentarne affatto. Talvolta può ricoprire l’intera vagina limitando la fuoriuscita del sangue mestruale, condizione facilmente risolvibile attraverso l’esportazione chirurgia del materiale in eccesso.

They come in many different shapes with various holes. They’re like snowflakes.

Alla nascita le bambine hanno un imene spesso, questa membrana si assottiglia o addirittura sparisce durante l’infanzia e l’adolescenza. La penetrazione del primo rapporto vaginale eterosessuale difficilmente svolge un ruolo preponderante nella modifica morfologica dell’imene. Inoltre, alcune donne hanno un imene molto elastico e meno fragile: in questi casi la membrana può mantenersi quasi integra anche dopo molti anni di attività sessuale.


Uno studio realizzato con 36 donne cisgender incinte ha dimostrato che soltanto due di loro hanno subito lesioni all’imene. Queste membrane non necessariamente sanguinano durante il primo rapporto vaginale eterosessuale. Per giunta, è più probabile che il sanguinamento sia il risultato di una piccola lesione delle pareti vaginali stesse derivante dalla scarsa lubrificazione, rigidità muscolare, brutalità di un rapporto di penetrazione e altro. È chiaro dunque il fatto che l’imene sia una semplice membrana e che non possa dare alcuna indicazione circa l’attività sessuale di una persona, eppure il patriarcato non se ne preoccupa affidandosi ciecamente - e strategicamente - ad esso.


La verginità femminile non è una questione anatomica ma una costruzione sociale


Nina Dølvik Brochmann e Ellen Støkken Dahl, autrici di The Wonder Down Under: A User's Guide to the Vagina, parlano del miti relativi all’imene e alla verginità e delle loro conseguenze disastrose. Queste false credenze sono state utilizzate da ogni cultura e religione di tipo patriarcale come potenti strumenti repressivi nei confronti delle donne e della loro sessualità. È giusto anche specificare che la comunità medica conosce la verità da centinai di anni, eppure questo non ha messo minimamente in discussione tali miti arcaici e dannosi.


La scelta patriarcale di utilizzare l’imene come metro di giudizio è strategica nella misura in cui nella maggioranza dei casi (in alcune culture) la donna è costretta a vivere nel terrore: se non possiede l’imene, se il suo imene è sottile e lacerato, se non perde sangue durante la prima notte di nozze subisce forti umiliazioni e nel peggiore dei casi viene uccisa.

In alcuni Paesi, le donne prima di sposarsi vengono sottoposte a un tatto vaginale, pratica di per sé mortificante, (da parte di altre donne della comunità o medici) per accertarsi della presenza della membrana. Nel 2000 sono state uccise 5.000 donne. Ecco perché molte di loro si sottopongo ad interventi chirurgici per ricostruire l’imene e utilizzano delle fiale di sangue da versare sulle lenzuola durante la prima notte di nozze. È una questione vitale.


Fino a qualche decennio fa era comune anche nel nostro Paese esporre il mattino successivo alla prima notte di nozze il lenzuolo in cui avevano dormito gli sposi, la presenza di una macchia di sangue garantiva che la sposa fosse arrivata vergine al matrimonio, salvando il suo onore e quello del marito. Curioso, l’uomo non ha bisogno di portare alcuna prova. La donne vergine, candida e innocente, viene penetrata brutalmente dal pene, sanguina ed è macchiata per sempre. Violata, non potrà più riacquisire il candore verginale.


In Indonesia, le donne sono sistematicamente esaminate per entrare nel servizio militare.

Dopo la rivolta egiziana nel 2011, un gruppo di donne manifestanti è stato forzato dai militari a sottoporsi ai controlli di verginità.

A Oslo, i dottori esaminano gli imeni di giovani donne per rassicurare i loro genitori del fatto che le loro figlie non siano rovinate. Questi sono solo alcuni esempi.


L’espressione perdita della verginità è negativa e stigmatizzante


Innanzitutto, implica che la condizione di partenza sia migliore, e che in seguito il valore di una persona non sia più lo stesso.

La verginità viene considerata una sorta di rito di passaggio per cui si transita da una condizione di purezza e ingenuità a una di maturità e corruzione.

In secondo luogo, il mito della verginità enfatizza la penetrazione sminuendo l’autodeterminazione della donna e rilegandola ad un ruolo prettamente passivo. Solo il pene può rendere la donna attiva sessualmente? La cultura patriarcale prevede un solo tipo di sessualità, quella eterosessuale e attribuisce enorme importanza al sesso vaginale e alla penetrazione, qualsiasi espressione che devia dalla norma eterosessuale viene ignorata, stigmatizzata o perseguita. Il mito della verginità spesso tende a negare il desiderio femminile, perché la vergine non fa pensieri impuri ed è innocente per antonomasia.


Dall’imene alla corona vaginale


Nel 2009 RFSU, un’associazione svedese che si occupa di educazione sessuale, aveva proposto di abbandonare la parola imene a favore di corona vaginale. La proposta dell’associazione era stata accolta dallo Språkrådet, l’istituto svedese per la salvaguardia e lo studio della lingua, e dunque l’espressione corona vaginale - che aiuta a demolire una serie di miti intorno a quella parte del corpo femminile - è diventata ufficialmente parte della lingua svedese. Un’operazione linguistica simile è stata fatta in Norvegia nel 2017 quando il più importante dizionario del Paese, dopo alcune discussioni con medici, ostetriche e femministe, ha deciso di sostituire la parola imene con ghirlanda vaginale.


Fonti:


Pussypedia: https://www.pussypedia.net





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