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  • Francesca Sarati

Autodeterminazione della vagina episodio 2: la brutalità delle mutilazioni genitali femminili




Photo By Prue Stent

Le mutilazioni genitali femminili - abbreviate in Mgf - sono un fenomeno globale che coinvolge almeno 200 milioni di ragazze e donne in 30 Paesi e costituiscono una violazione dei loro diritti fondamentali. Secondo la definizione dell'Oms, le Mgf sono procedure che implicano l’asportazione parziale o totale dei genitali esterni per ragioni non mediche e senza apportare nessun beneficio alla persona: vanno dall’asportazione parziale o totale della clitoride (tipologia I e II) fino alla più invasiva infibulazione (tipologia III), che prevede l’asportazione e la ricucitura dei genitali esterni in modo da lasciare solo un piccolo orifizio che lasci fluire il sangue mestruale e l’urina.

Le Mgf comprendono una serie di procedure realizzate, nella maggior parte dei casi, tramite l’impiego di rasoi, raschietti, pezzi di vetro e oggetti taglienti qualunque in ambienti poco salubri e del tutto inadeguati a un intervento chirurgico, l’utilizzo dell’anestesia inoltre non è contemplato. È superfluo specificare quanto sia umiliante e traumatico per le bambine: molte di loro entrano in uno stato di shock che varia da quello emorragico, in quanto le perdite ematiche sono cospicue, a quello neurogeno. Non è raro il fatto che sopraggiunga la morte e i metodici barbarici utilizzati incrementano inverosimilmente le infezioni.

Conseguenze di lungo periodo sono la formazione di ascessi, calcoli e cisti, la crescita abnorme del tessuto cicatriziale, infezioni e ostruzioni croniche del tratto urinario e della pelvi, forti dolori nelle mestruazioni e nei rapporti sessuali, maggiore vulnerabilità all'infezione, epatite e altre malattie veicolate dal sangue, infertilità, incontinenza, maggiore rischio di mortalità materna per travaglio chiuso o emorragia al momento del parto.

Le bambine, le ragazze e le donne che le subiscono devono fare i conti con rischi gravi e irreversibili per la loro salute, oltre a pesantissime ripercussioni a livello psicologico.

Le mutilazioni genitali femminili sono praticate perlopiù in Africa, Medio Oriente e Asia, ma con il fenomeno globale delle migrazioni, i confini geografici dei Paesi impattati si sono ampliati


In Italia, nel 2017, tra le 61 mila e le 80 mila donne sono state vittime di Mgf. Per gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione, sono da considerarsi forme di persecuzione per appartenenza a un particolare gruppo sociale. Nel 2006 è stata approvata la legge che punisce ogni forma di mutilazione genitale, anche extra territoriale, con la reclusione dai tre ai dodici anni. In Italia sarebbero 20 mila le bambine e le ragazze a rischio nei prossimi anni.

Per quanto in Italia queste pratiche siano vietate, il rischio per bambine e donne migranti torna alto in caso di viaggi per vacanze o festività nei loro Paesi di origine.

Si registrano casi di Mgf in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, soprattutto fra gli immigrati provenienti dall'Africa e dall'Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità, e che quindi sono difficili da censire statisticamente.

In Somalia, molte ragazze vengono sottoposte alle mutilazioni nelle vacanze estive in modo tale che abbiano tempo a sufficienza per riprendersi. In Nigeria, il 95% delle ragazze sottoposte alle Mfg, ha subito l’intervento prima dei cinque anni. Nello Yemen, l’85% delle donne è stato sottoposto alle Mfg nelle prime settimane di vita e a Gibuti, il 42% delle ragazze ha subito la forma più grave che prevede, oltre all’asportazione dei genitali esterni, la cucitura della vulva quasi serrata (infibulazione). In Iraq, il 10% delle donne e delle ragazze più povere ha subito delle mutilazioni genitali, la percentuale scende fino al 4% per le donne più ricche.

Perché vengono praticate le mutazioni genitali femminili?

In alcuni Paesi, la mutilazione dei genitali si esegue come rituale di passaggio per segnare la transizione delle adolescenti all'età adulta e la loro disponibilità a sposarsi.

Secondo altre credenze, il clitoride è ritenuto un organo pericoloso, in grado di causare impotenza negli uomini ed uccidere i neonati alla nascita.

In alcune comunità, l'infibulazione è legata a culture antropologiche tribali e viene praticata in quanto renderebbe le donne spiritualmente pure.

Gli organi che provocano piacere sessuale vengono irrimediabilmente danneggiati o eliminati. L'infibulazione ha lo scopo di conservare ed indicare la verginità della ragazza al futuro marito. In questo modo la donna diventa un oggetto sessuale incapace di provare piacere. Le donne infibulate vengono incise dallo sposo, prima della consumazione del matrimonio. Per consentire il rapporto sessuale è necessario infatti ricorrere ad un intervento di scucitura della vulva (o defibulazione). Dopo ogni parto, le donne sono sottoposte ad una reinfibulazione, allo scopo di ripristinare la condizione di purezza prematrimoniale. Il dolore è allucinante.

In certe culture, le donne non mutilate sono considerate impure, esiste la convinzione che i genitali femminili siano sporchi e sgradevoli dal punto di vista estetico. La rimozione più o meno radicale delle parti esterne renderebbe la donna più bella e pulita.

Le mutilazioni genitali femminili escludono l’autodeterminazione della donna e rientrano perfettamente nella logica patriarcale secondo la quale il corpo femminile debba essere alla mercé degli uomini. L’unico piacere contemplato è quello maschile. Queste pratiche hanno il solo scopo di controllare il corpo delle donne e in particolare la loro sessualità, le mutilazioni genitali privano la donna di una parte fondamentale del suo corpo e assumono l’accezione di insegnamento esplicito circa i compiti (subalterni) che la donna deve assumere nella società.


Il mio obiettivo non è quello di sembrare colonialista, mi rendo conto della mia posizione di privilegio in quanto occidentale, non è mia intenzione quella di promuovere una azione civilizzatrice fasulla quanto quella degli Europei nei confronti delle popolazioni Native Americane e tantomeno voglio appellarmi alla morale. Se ci sono delle lacune in questo testo, soprattutto a livello culturale e antropologico, non voglio essere scusata, piuttosto, accetto suggerimenti e spunti. Condannare le mutilazioni genitali è più facile in quanto occidentale, con questo non voglio dire che sia corretto eseguirle, semplicemente, trovo che appellarsi soltanto alla legislazione sia pressoché inutile in quanto è una questione profondamente correlata alla cultura.

L’articolo In Italia 18 mila ragazze rischiano le mutilazioni genitali. Non possiamo più ignorare il problema. scritto da Silvia Granziero per The Vision propone una serie di interventi da parte di Ong e Croce Rossa che sono stati particolarmente efficaci. Queste associazioni preziose si impegnano da anni nella diffusione di rituali alternativi per celebrare il passaggio dall’infanzia all’età adulta, ad esempio con una lieve puntura sui genitali.


La sfida nella lotta alle mutilazioni genitali femminili è rendere le donne consapevoli di sé, del proprio corpo, del proprio ruolo, della propria sessualità e delle conseguenze fisiche e psicologiche che questo genere di pratiche hanno per loro stesse e per i loro figli. Un compito reso ancora più difficile in condizioni di povertà e conflitto. Le campagne rivolte alle donne devono muoversi in parallelo a quelle per informare gli uomini. È essenziale muoversi con cautela e con equipe di medici, antropologici e mediatori culturali.


Fonti:


Silvia Granziero x The Vision, In Italia 18 mila ragazze rischiano le mutilazioni genitali. Non possiamo più ignorare il problema https://thevision.com/attualita/mutilazioni-genitali-femminili/


Joni Seager, L'Atlante delle donne, la più aggiornata e accurata analisi di come vivono le donne nel mondo


Unicef: https://www.unicef.it/doc/371/mutilazioni-genitali-femminili.htm


Action Aid: https://www.actionaid.it/ambiti-intervento/donne-libere-dalla-violenza/mutilazioni-genitali-femminili






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