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«Bisogna anche essere pazienti e imparare che c’è tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo.»


Talent Agency: Alter Ego Talent House Ph: Concha Gonzalov


Umiltà, disciplina, pazienza e duro lavoro; per Jose de la Torre, questi strumenti sono la chiave per il successo, sia interiore che esteriore. Il bambino che a 9 anni si innamorò del Titanic, non ha mai smesso di credere nei suoi sogni: «C’è tempo per ogni cosa e ogni cosa ha il suo tempo», dice. Questo suo mantra gli ha indicato la strada durante gli anni di formazione, teatro e musical, e la sua inarrestabile dedizione sta finalmente dando i frutti sperati.


Dal palcoscenico al piccolo schermo, e dal piccolo schermo.. al grande? Sicuramente in futuro, ma per il momento José de la Torre vuole dare più spazio ai personaggi che sta interpretando nel presente; Iván è uno di questi, e lo troviamo tra i protagonisti di Toy Boy, nuova serie spagnola e nuovo successo internazionale.


Il giovane Cordobés ci ha aperto le porte del suo passato, presente e futuro, in un’intervista piena di umiltà, orgoglio, speranza e belle parole.


A che età hai realizzato di voler diventare un attore? È sempre stata una tua passione o avevi in mente di intraprendere altri percorsi professionali?

A 20 anni ho preso la decisione di entrare nella scuola d'arte drammatica, è stato lì che ho capito di voler diventare un attore, anche se sin da piccolo è sempre stata una mia grande passione.


Chi è la tua più grande ispirazione? C'è una persona o un film in particolare che ti ha fatto capire che la recitazione era l’unica strada da prendere?


Tutti i film della mia infanzia sono responsabili del mio amore del cinema, e per questo motivo la lista di attori che ammiro e che più mi hanno ispirato è infinita. Ricordo che Titanic mi lasciò un segno indelebile. Quando avevo 9 anni i miei genitori mi portarono a vederlo ben tre volte al cinema, mi lasciarono in sala e mi aspettarono all’uscita una volta finito. Mi piacque talmente tanto che non riuscii a pensare ad altro.


Ora qualcosa di più recente: raccontaci della tua esperienza durante le riprese di Toy Boy. Se non sbaglio è stato il tuo primo lavoro televisivo.

Si esatto, e con un personaggio di grande spessore.. non potrei essere più felice!

Quello che posso dirti sulla mia esperienza in Toy Boy è che è stata meravigliosa. Potrei parlare per ore di tutto ciò che ho vissuto, ma riassumo dicendo che sento di aver costruito una famiglia e che sono molto grato ai creatori di questo progetto per aver creduto in me. Ricordo di aver detto al produttore il primo giorno: "Darò tutto me stesso per questa serie perché ci credo”. L’affetto e l’accoglienza che abbiamo ricevuto a livello internazionale in queste settimane mi ha reso incredibilmente felice, sento che anche il pubblico ha creduto in questo progetto.


Il casting non è stato convenzionale; questo metodo alternativo ti ha aiutato ad alleviare la tensione?


Il casting è stato molto lungo e la tensione mi ha seguito in ogni fase del processo, ma devo ammettere che durante le riprese di prova l’ansia è svanita. I direttori del casting di questa serie, Eva Leira e Yolanda Serrano, sono meravigliosi; non solo sanno come ottenere ciò che vogliono da te come attore, ma riescono anche a metterti a tuo agio, il che rende tutto più semplice.


Come è stato lavorare con artisti già affermati? Com’era il clima fuori dal set?


Lavorare con dei professionisti di quel calibro è un privilegio. Uno degli obiettivi di un attore è rivedersi riflesso in tutte quelle persone che ha ammirato per anni da casa; all’improvviso un giorno ti ritrovi di fronte a Pedro Casablanc, e lui è un attore di grandissima esperienza. La professionalità di queste persone è tale da farti sentire sullo stesso piano. È emozionante perché una parte di te si diverte a guardarli, ma l'altra dice: “il livello è davvero alto, concentrati su ciò che devi fare.”


Toy Boy è stata per settimane tra le 10 serie più viste in Italia. Come ti fa sentire sapere che sta riscuotendo questo successo anche fuori dalla Spagna?


È la miglior ricompensa per tutti noi, vedere che tutti gli sforzi e l'amore che abbiamo messo nel realizzare questo progetto siano apprezzati a livello internazionale. Ci riempie di orgoglio sapere che gli spettatori si affezionino ai personaggi e si appassionino alla trama; dimostra che il nostro impegno viene riconosciuto.

Come descriveresti Iván? È stato difficile entrare nel personaggio? In cosa siete simili e in cosa diversi?

Ci sono sempre dei punti in comune tra l'attore e il personaggio; scoprirli è il primo passo da fare quando si cerca di entrare in sintonia con qualcun altro. È fondamentale esplorare se stessi per capire come arricchire la versione del ruolo riportata sulla sceneggiatura.

Iván è un ragazzo responsabile che crede di poter affrontare tutto e tutti, titubante, però, una volta arrivato il momento di affrontare i problemi. È un personaggio fuori dalle righe, leale a chi gli è caro, senza secondi fini e generoso, ed è decisamente un buon amico, sia nel bene che nel male. C’è molto di Iván in me. Ci somigliamo tanto.


Hai dovuto seguire qualche tipo di preparazione fisica? La danza è un arte nella quale ti senti a tuo agio o è stato difficile imparare le coreografie?

La preparazione fisica è durata sei mesi con l'aiuto di un personal trainer, un nutrizionista e molte ore di allenamento e disciplina, che mi hanno aiutato a raggiungere gli obiettivi prefissati. Per quanto riguarda la danza, abbiamo avuto un coreografo che ha fatto di tutto per portarci ai livelli richiesti, una sfida difficile (ride).

Molte ore di lavoro, responsabilità e costanza hanno portato ad ottimi risultati, o almeno spero.