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Cusp: sfumature di patriarcato nel Texas degli anni 2000



In un campo giallo puntellato da alberi, due ragazze giocano con il cellulare e si scattano selfie su una ruota utilizzata a mo’ di altalena mentre sullo sfondo alcuni giovani sparano ad un bersaglio con dei fucili: l’innocenza e la violenza. Già dalle prime inquadrature Cusp pone le contraddizioni di un paese vasto come gli Stati Uniti, in particolare del Texas. È proprio qui, infatti, nello stato con la legge antiabortista più radicale della federazione che è ambientato il docufilm diretto da Parker Hill e Isabelle Bethencourt che esplora e si propone di analizzare la travagliata età dell’adolescenza dal punto di vista di tre ragazze americane.



Brittney, Aaloni e Autumn sono le protagoniste del lungometraggio che le segue nella loro vita di tutti i giorni, riprendendo la loro quotidianità evidenziandone i temi e i problemi ordinari. “Non sono ancora un’adulta, ma non sono più neanche una bambina” spiega Brittney, dando vita -attraverso queste parole- al cuore della questione, a questa “soglia” (cusp, in inglese) tra due mondi -quello dell’infanzia e quello dell’età adulta- in cui si perde ogni tipo di riferimento. In Cusp, infatti, i genitori sono assenti e i modelli da seguire divengono così gli amici, i coetanei, ma anche i ragazzi più grandi. In mancanza di controllo e di educazione, le serate delle protagoniste passano veloci tra sigarette, alcool e droghe leggere, tutto pur di non essere sole, tutto pur di non essere a casa. L’assenza della famiglia “biologica” rende la comitiva di amici più intima, un surrogato arrangiato di quello che dovrebbe essere il parentado. I pochi genitori presenti nel film poi, risultano “inetti”: il padre malato di Autumn assume un po’ la funzione di figlio, ribaltando la gerarchia è lei che si prende cura di lui mentre la giovane mamma di Aaloni ha ruolo più di amica che di madre nei confronti delle figlie, per le quali auspica un’indipendenza che lei non ha potuto ottenere, riconoscendo la sua posizione quasi subalterna a quella del marito-padrone.


Il patriarcato in tutte le sue sfaccettature, infatti, è l’altro grande tema affrontato da Cusp. La cultura patriarcale maschilista texana viene indagata a ogni livello, a partire appunto da quello della famiglia, per poi spostarsi a quello delle relazioni e del sesso. Introducendo l’argomento del consenso, si scopre la sua quasi totale assenza nelle esperienze delle tre giovani e delle loro amiche: tutte hanno subito un abuso sessuale di qualche tipo, da coetanei ma persino da amici di famiglia e da fidanzati. L’emergere di questo triste scenario è evidenziato dalla rassegnazione nel racconto delle giovani, che esprimono con la sincerità e col candore di sedicenni il bisogno di uscire con gli altri, ma anche la paura di rimanere indifese, di dover temere di farsi riaccompagnare a casa da un ragazzo, il terrore delle conseguenze di non concedersi: i maschi sono potenti, sono fisicamente più forti e si spalleggiano in gruppo, non è possibile dirgli di no, e anche se ci si prova, non cambia nulla, è qualcosa che bisogna accettare e basta.



La profonda solitudine di queste giovani donne, oltre che dai loro racconti, viene evidenziata dalla messa in scena: queste figure esili si perdono nello sfondo dei paesaggi sperduti del Texas rurale. Questi campi, questi cieli di tramonti dai colori pop aumentano la desolazione di queste creature che non hanno nient’altro che loro stesse. Tutto ciò serve a sottolineare il vuoto enorme e spaventoso delle loro vite di bambine che hanno dovuto imparare a diventare donne, senza l’opportunità di poter crescere gradualmente. In uno stato in cui vige ancora la pena di morte, in cui non è più necessario addestramento e porto d’armi per possedere una pistola e in cui è stata intentata una causa per far vincere Trump sembra che ogni possibilità di riscatto sia impossibile.



Con la colonna sonora di Lil Peep, Cusp risulta un documentario cupo che a momenti mette a disagio lo spettatore, facendolo sentire un intruso, un occhio di disturbo di fronte a una solitudine a un dolore concreti, in una rappresentazione impietosa di cosa significa diventare giovani donne in ambienti sociali sfavorevoli.


Visto in anteprima da Kube alla Festa del cinema di Roma nella sezione Alice nella città, Cusp è un documentario di Showtime che approderà su Showtime il prossimo 26 novembre.

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