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Da Rihanna all'arresto di Disha, giovane attivista climatica: per cosa si manifesta in India

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’arresto di Disha Ravi, giovane attivista di Fridays For Future India, 22 anni. Il motivo? Aver condiviso e redatto (ma solo in parte!) un “toolkit” per sostenere le proteste di agricoltrici e agricoltori indiani, che da mesi manifestano contro tre nuove leggi che il premier Narendra Modi vuole introdurre. Proteste già duramente represse, fra interventi della polizia, shutdown di internet, e il blocco di account (schierati con i manifestanti) da parte di Twitter.

Disha Ravi / Facebook

Il toolkit (vi consiglio di leggerlo) era stato condiviso da Greta Thunberg, che aveva approfondito la vicenda dopo che la pop star Rihanna, e anche Meena Harris (avvocatessa nipote della vicepresidentessa USA Kamala) avevano twittato un articolo a riguardo, schierandosi con i manifestanti.


Questo interesse è stato mal visto dal governo indiano e da alcune star di Bollywood, che hanno chiesto alle celebrità di non intromettersi nelle faccende di altri stati. Ma gli agricoltori e le agricoltrici hanno accolto con favore i riflettori puntati su quella che è la più grande protesta nella storia dell’umanità. Come dice Jane Fonda, le celebrità hanno la possibilità di fornire un palcoscenico a chi affronta la crisi climatica in prima linea.


Quindi, perché la protesta? La nuova riforma introdurrebbe una liberalizzazione e deregolazione del settore agricolo (che in India impiega il 58% della popolazione). Ad esempio, verrebbe abolito il prezzo minimo per le materie prime, aumentando così la competizione, e schiacciando i piccoli produttori, incapaci di competere al ribasso con le grandi aziende.


Grandi aziende significa agricoltura intensiva, e per questo gli attivisti di FFF, e tutti coloro che hanno a cuore l’ambiente, non possono che sostenere le proteste. L’agricoltura intensiva, in qualsiasi continente venga praticata (quindi anche da noi in Europa, agevolata dalla PAC) comporta l’utilizzo di grandi quantità di pesticidi e fertilizzanti e la creazione di monocolture, che impoveriscono il suolo, distruggono la biodiversità, e hanno conseguenze negative estese e ramificate sulla salute dell'ambiente e delle persone. Mettendo in pericolo il futuro della coltivazione stessa, e di tutto ciò che vi sta attorno.

In India, in particolare nel Punjab,


"la coltivazione estensiva di riso, che necessita di acqua in abbondanza, ha fatto abbassare di centinaia di metri la falda acquifera, mentre il ricorso frequente a fertilizzanti e pesticidi ha avvelenato i terreni e le riserve idriche di sostanze chimiche"

Questi pesticidi, talaltro, fino a pochissimo tempo fa era l’Europa, con l’Italia al secondo posto, a produrli ed esportarli, nonostante il loro utilizzo qui sia vietato, data la loro pericolosità.


Mark Stebnicki / Pexels

Uno sviluppo sostenibile, che garantisca cibo per tutt*, ora e in futuro, può quindi essere ottenuto solo proteggendo l’ambiente. La nostra alimentazione dovrebbe basarsi sempre di più su coltivazioni locali e attente ai bisogni della natura (e dobbiamo esigere che questa transizione alimentare avvenga dal nuovo ministro della transizione ecologica).


Al contrario, gli agriculture acts di Modi puntano ad aumentare la produzione di prodotti che, come la maggior parte di quelli che troviamo nei supermercati, arricchiscono pochi, e per poco tempo. Impoverendo non solo i piccoli agricoltori: anche le generazioni future. Generazioni di cui Disha Ravi è la scomoda, e ingiustamente perseguitata, portavoce.


Il suo arresto mette in chiaro una cosa: giustizia sociale e giustizia climatica vanno di pari passo. Le lotte per l'ambiente non sono separate da quelle sociali, ma sono la stessa lotta. E chi le affronta come una cosa sola, come Disha, fa molta più paura.


Disha Ravi / Twitter










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