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Disturbi alimentari - Intervista alla psicologa Sara Barazzetta


Ho sempre voluto trattare nei miei articoli di Disturbi alimentari e di come essi siano collegati ai media e alla società. Finalmente ho potuto farlo intervistando e scambiando quattro chiacchiere con la psicologa Sara Barazzetta.





Sara Barazzetta è una psicologa clinica e della salute iscritta all'Albo regionale degli psicologi della Lombardia, specializzata in Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva presso la scuola di Psicoterapia ASIPSE di Milano. Inoltre è specializzata in Diagnosi e Trattamento dei Disturbi del Comportamento Alimentare e dell'Obesità.





Ciao Sara, vorrei ringraziarti subito per aver accettato questa intervista con Kube Community e di poter dar voce al mondo della psicologia. Prima di addentrarci nel cuore dell’intervista, potresti parlarci di cosa ti ha spinto a voler diventare una psicologa?


Buongiorno a tutti, sono la Dott.ssa Sara Barazzetta e sono una Psicologa Clinica, specializzanda in Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, iscritta all’Odine degli Psicologi della Lombardia. Ho lavorato nell’ambito dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione e sono tuttora in continua formazione.

Perché ho deciso di diventare una psicologa? È una domanda difficile alla quale rispondere.


Ho sempre pensato di voler mettere a disposizione le mie conoscenze cliniche e scientifiche nel sostenere coloro che nella vita incontrano un momento difficile e chiedono aiuto. Lavoro con passione e lavoro insieme a chi si rivolge a me: è un lavoro di squadra con i pazienti, nel quale tutti i giorni cerco di conoscere meglio me stessa, migliorarmi e mettermi in discussione.

Di cosa ti occupi principalmente?


Mi occupo di sostegno psicologico rivolto ai singoli (bambini, adolescenti e adulti), alle coppie e alle famiglie. Mi occupo di consulenze per difficoltà specifiche riguardanti la nutrizione e l’alimentazione. Sono terapista ABA e in questo campo, mi occupo di interventi nell’ambito della disabilità e dell’autismo. Sono tutor DSA e ADHD.


Hai conseguito un Master Specialistico in Diagnosi e Trattamento dei Disturbi Alimentari e dell’Obesità, potresti spiegare e chiarire quali disturbi alimentari ci sono, la connessione che si crea tra il corpo e la mente e quanto influisce il mondo esterno come, per esempio, la famiglia, la società, gli amici, la scuola, ecc…?


Ogni Disturbo dell’Alimentazione coinvolge comportamenti anomali riguardanti l’atto del consumo di cibo. Tali comportamenti concernono l’alimentarsi troppo o troppo poco e sono alla base di determinati disturbi fin da quando l’uomo ha cominciato a mangiare. Se portati all’estremo, possono essere molto pericolosi per la salute fisica e il funzionamento psicosociale.

Una distorta valutazione del proprio corpo e delle sue dimensioni porta a un senso d’inadeguatezza e di insoddisfazione di sé e ha ricadute negative sulla propria autostima.

Attualmente la classificazione nosografica più seguita è quella del DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali curato dall’American Psychiatric Association che distingue i Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione in:

- Anoressia nervosa,

- Bulimia nervosa,

- Disturbo da binge-eating: i pazienti che ne sono affetti si alimentano con abbuffate, ma non adottano compensazioni quali vomito autoindotto, esercizio fisico o uso di lassativi,

- Pica: i pazienti che ne sono affetti si alimentano con materiale che non è cibo,

- Disturbo da ruminazione: i pazienti che ne sono affetti rigurgitano e rimasticano continuamente il cibo mangiato.

- Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo: i pazienti che ne sono affetti risultano incapaci di alimentarsi a sufficienza, con conseguente perdita di peso o mancato incremento del peso stesso.

- Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione o senza specificazione: queste categorie vanno utilizzate per disturbi dell’alimentazione che non corrispondono pienamente ai criteri menzionati per i DCA precedenti.


Nel corso degli ultimi anni si sono susseguite una serie di ipotesi e teorie per cercare di spiegare l’origine dei DCA. Sono stati presi in considerazione sia fattori individuali, sia familiari, sia socioculturali.

- All’interno dei fattori individuali, i fattori biologici sembrano essere i maggiormente implicati nella genesi dei DCA,

- I fattori familiari invece hanno una influenza su diversi livelli, per la complessa interazione tra fattori predisponenti quali l’ereditarietà, la presenza di disturbi dell’umore o di condotte di abuso e fattori precipitanti come eventi stressanti (lutto, separazione, abuso, conflitti familiari), l’incapacità dei genitori di gestire il disturbo tendendo all’iper-preoccupazione o all’iper-protezione o la trasmissione di “stili di attaccamento”, cioè particolari interazioni, credenze distorte e attitudini,

- I fattori socio-culturali hanno un ruolo importante, legato al fatto che la cultura di una società è tra i maggiori determinanti del peso corporeo, in quanto gli attribuisce un preciso significato sociale (ad esempio nelle società povere l’essere grassi è considerato un segno di ricchezza, nelle società ricche o industrializzate invece è la magrezza ad essere iper apprezzata ed iper valutata, soprattutto perché mantenuta in una cultura dove il cibo è di facile reperibilità).


È stata sottolineata l’importanza della “divinazione della magrezza” come fattore di rischio per l’insorgenza dei DCA, in quanto numerosi dati supportano l’importanza dell’ideale magro come fattore sociale che contribuisce all’estremizzazione di alcuni comportamenti e crea nell’adolescenza un fattore di selezione dei membri all’interno del gruppo dei pari. Sono stati esaminati gli effetti dell’esposizione a immagini mediatiche sessualmente oggettivanti sul benessere psicofisico degli adolescenti. I risultati dimostrano come per le donne l’esposizione a immagini oggettivanti conduce all’auto-oggettivazione/sorveglianza del proprio corpo, aumentando così il senso di vergogna per il proprio aspetto fisico, che a sua volta è associata all’insorgenza di disordini alimentari. Gli stessi risultati, seppur più deboli, sono emersi tra gli uomini.

In conclusione, si può ritenere che i DCA insorgano in seguito ad una complessa e ancora poco conosciuta interazione tra fattori predisponenti (individuali e familiari) e fattori precipitanti (socioculturali e familiari). Una volta che il disturbo insorge si entra in un circolo vizioso che si auto mantiene.

L’apparenza, gli stereotipi, i canoni estetici sono sempre stati un grande problema e questi si sono accentuati ancora di più con l’utilizzo dei social. Il voler rientrare in determinate caratteristiche estetiche, nascondere ossessivamente i propri difetti fisici, costruire un’immagine falsata di noi stessi, tutto questo ci rende più fragili. Kube Community si impegna costantemente a sfatare il mito della perfezione e vorrei fare questo con te attraverso le tue competenze, i tuoi studi, la tua sensibilità. Quali sono le conseguenze più gravi che si possono manifestare? C’è un cordone ombelicale tra i social ed i disturbi alimentari?


Cerchiamo innanzitutto di comprendere come vengono dipinti i protagonisti femminili e maschili nel panorama mediatico e perché si è giunti a parlare dei così detti “stereotipi di genere”.

Ci siamo resi rapidamente conto di come le figure femminili e maschili siano personaggi disegnati ad arte attraverso l’utilizzo di canoni standardizzati, fissi e ripetitivi. I corpi, i ruoli e le azioni in senso più lato rappresentano gli ingredienti principali di una costruzione stereotipica di genere, una rappresentazione fortemente presente in maniera trasversale in tutti i media contemporanei.

Il ruolo dei mass media concorre alla costruzione di valori, norme e comportamento. Quale è l’impatto delle rappresentazioni mediali ricorrenti sul pubblico? La presenza maschile e femminile nel panorama massmediatico rispecchia perfettamente la visione che la nostra realtà ha delle dinamiche di potere tra uomini e donne, dinamiche ancora (troppo) presenti e sbilanciate. In cosa consistono queste rappresentazioni mediali? Quali sono le immagini ricorrenti? Le rappresentazioni di genere nei media sono oggetto di dibattito da decenni: solo accendendo la televisione ci si accorge della disparità presente nella rappresentazione dei sessi.

“Woman and Media in Europe” ha analizzato l’immagine femminile diffusa dai mass media in dieci paesi europei, i dati riferiti all’Italia mostrano come la situazione non sia tra le più confortanti: il suo posizionamento tra le ultime in classifica è dovuto a una rappresentazione fortemente stereotipizzata dell’immagine femminile. Per quanto sia allarmante la situazione di casa nostra, dalle numerose ricerche svolte in questo ambito, emerge una situazione problematica che coinvolge i mass media di tutto il mondo occidentale.

I canoni di bellezza proposti dalla cultura di appartenenza ricoprono un ruolo fondante nella costruzione dell’immagine corporea, influenzando poi il rapporto che gli individui andranno ad avere con loro stessi e la propria apparenza. I canoni di bellezza sono, inoltre, strettamente collegati all’epoca storica e alla situazione sociale ed economica di un popolo: l’arte è stata nei secoli il mezzo di trasmissioni di questi ideali. Nelle varie epoche storiche si sono susseguiti modelli ideali di fisici più tondeggianti e modelli più snelli e longilinei. Nell’epoca storica nella quale ci troviamo, siamo tornati al modello di snellezza con “curve al punto giusto”. I messaggi che vengono trasmessi tramite queste immagini: sovrappeso come stigma ed invece la magrezza come simbolo di prestigio e successo, unico ideale possibile di bellezza, simbolo di giovinezza.

Il risultato di tutto ciò si esprime attraverso “una cultura ossessionata dalla necessità di mantenere il proprio corpo sottile, tonico e giovane".

Ed è proprio il corpo femminile il primo luogo a subire maggiormente l’oppressione della tirannia della snellezza, perché spesso esiste un rapporto di insoddisfazione con il proprio corpo, messo costantemente a confronto con gli idoli della tv e i modelli belli e sani della pubblicità. La pubblicità ha un ruolo forse ancora più importante della televisione nel portare avanti questi stereotipi. Negli ultimi decenni è cresciuto nella stampa anche il trend maschile di iper-mascolinità espressa tramite un’eccessiva muscolatura, il corrispettivo della magrezza femminile: entrambe gli ideali di corpo rappresentano le uniche vie possibili per la strada del successo, ed entrambe portano con sé controllo malsano dell’immagine di sé. Questo trend è cresciuto non soltanto nella stampa, ma in tutti i media presenti, soprattutto nel cinema e nella pubblicità. Nonostante la ventata di aria nuova portata da tutto il web 2.0, le immagini presenti nel web però non si discostano di molto dai contenuti presenti da altri media. Fortemente rappresentativa di questa affermazione sono i dati riportati da un’analisi di contenuti di Youtube condotta in epoca recente che mostrato una forte stigmatizzazione della grassezza e il forte sessismo che coinvolge le donne, le quali vengono mostrate 11.5 volte in più come deboli e vittime rispetto alla controparte maschile. In conclusione, possiamo affermare che esiste una forte connessione tra mass media e controllo eccessivo del proprio corpo che, se portato all’estremo, può avere conseguenze preoccupanti e talvolta pericolose.

Puoi spiegare come avviene il percorso terapeutico quando si presenta qualcun* con un disturbo alimentare?


Certamente. Per spiegare come avviene in Italia il percorso terapeutico, mi rifarò alle Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione redatte dal Ministero della Salute.

Nella cura dei disturbi dell’alimentazione sono disponibili in Italia cinque livelli d’intervento:


1. Medico di medicina generale o pediatra di libera scelta;

2. Terapia ambulatoriale;

3. Terapia ambulatoriale intensiva o semiresidenziale (diagnostico/terapeutico/riabilitativo); 4. Riabilitazione intensiva residenziale;

5. Ricoveri ordinari e di emergenza.


L’intervento di riabilitazione nutrizionale da praticare nei disturbi dell’alimentazione va deciso sulla base di una valutazione clinica che prende in considerazione i seguenti elementi:


- Il tipo di disturbo dell’alimentazione, la sua durata e gravità;

- L’età del paziente;

- Le condizioni fisiche generali del paziente e le eventuali alterazioni degli indici di funzionalità organica;

- Il profilo psicopatologico e personologico del paziente;

- L’eventuale coesistenza di altre patologie psichiatriche e/o mediche;

- La storia di eventuali trattamenti precedenti;

- La situazione socio-ambientale;

- La collaborazione con i familiari o con le altre persone significative.


La riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell’alimentazione va effettuata in strutture dedicate da personale specializzato, all’interno di un approccio interdisciplinare, sia per i trattamenti di tipo ambulatoriale sia per quelli intensivi di degenza parziale o totale. La riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell’alimentazione, ad ogni livello di trattamento, si deve svolgere all’interno di un trattamento multidisciplinare integrato, che prevede l’associazione del trattamento psichiatrico/psicoterapeutico con quello nutrizionale.

Nell’équipe multidisciplinare possono essere incluse in modo variabile, in base al livello di intensità di cura, le seguenti figure professionali: medici (psichiatri/neuropsichiatri infantili, medici con competenze nutrizionali, internisti, pediatri, endocrinologi), dietisti, psicologi, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e fisioterapisti. L’equipe terapeutica multidisciplinare può trovare modalità di intervento sia nell’organizzazione territoriale integrata sia in centri specializzati a seconda dei modelli organizzativi regionali.

Esistono pertanto e in base al bisogno, alle necessità e alla gravità del disturbo dell’alimentazione di ogni singolo individuo, differenti realtà di cura e di assistenza in Italia.

Prendendo in considerazione l’anoressia e l’obesità, come mai l’anoressia viene comunemente riconosciuta, all’interno della società, come un disturbo e che quindi si ha bisogno di aiuto e di cure, mentre l’obesità viene vista in maniera più superficiale? Perché ci si prende il diritto di esprimersi su un disturbo come l’obesità finendo anche ad insultare, giudicare, svalutare?


Penso che la risposta a questa domanda risieda nella costante esposizione a ideali di magrezza e bellezza irraggiungibili ai quali ci si ispira nel nostro secolo e nella società occidentale. Vorrei fare una considerazione rifacendomi alla Teoria della Coltivazione di Gerbner. La Teoria della Coltivazione costituisce un paradigma fondamentale nello studio degli effetti dei media sul pubblico.

Questo approccio teorico si è concentrato storicamente in particolare su canale televisivo e sugli effetti derivanti dalla continua, frequente e ripetitiva messa in onda di narrazioni e contenuti verosimili che vengono poi concepiti dal pubblico non più come qualcosa di fittizio, ma come qualcosa di reale.

In conseguenza a un tipo di televisione che offre contenuti sempre simili, si attiveranno schemi cognitivi e pattern emotivi sempre identici. Considerando gli effetti in termini di insoddisfazione per la propria immagine corporea, è necessario tenere presente che i media non creano sempre valore, ma molto spesso rafforzano costruzioni cognitive già ascritte nella mente del consumatore. Il proporre come modello imperante di bellezza un corpo magro, tonico e perfetto trasmette, secondo questo approccio, due tipi di segnali: il primo riguarda gli effetti di primo ordine, facendo passare la credenza che il modello proposto sia quello più presente; in secondo luogo, dal momento che questo modello risulta prevalente, di conseguenza è quello maggiormente accettabile. Un altro costrutto da considerare in questo contesto è il concetto di risonanza, con il quale intendiamo l’impatto che la vita personale dell’utenza ha sulla percezione dei contenuti televisivi fruiti. Dal momento che l’utenza percepisce vicinanza tra una narrazione e una propria area /evento di vita, i messaggi trasmessi dal mezzo risultano di natura amplificata rispetto alla norma. Tutto ciò mostra dunque come in particolare determinati modelli diventino prevalenti all’interno della scala di valori individuali. Ne consegue pertanto che, in una società come la nostra che mira a questi canoni di magrezza e perfezione, venga maggiormente accettata e considerata anche l’eccessiva magrezza, seppur e tengo a sottolineare questo punto, patologica e, in contrapposizione, considerata la situazione di sovrappeso e obesità, come meno accettate, svalutate e spesso denigrate.

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Come possiamo aiutare le persone che soffrono di un disturbo alimentare? Quale approccio dobbiamo adottare? Come possiamo continuare a sensibilizzare su queste tematiche?


Penso che il modo migliore per aiutare e sensibilizzare la popolazione su queste tematiche sia di continuare a parlarne, per aiutare le persone a comprendere il disturbo, a non vergognarsi e a chiedere aiuto. Parlare di un argomento così delicato che ancora spesso non si conosce in modo approfondito, può aiutare molte persone che oggi ci leggono e ci seguono, a riconoscersi in prima persona in queste difficoltà o a riconoscere un famigliare, un amico, un conoscente. Parlare di questo disturbo può dare la forza a molt* adolescenti e a molt* adulti a chiedere aiuto e a rendersi conto di non essere soli, a sensibilizzare il pubblico nei confronti di questi disturbi e, contemporaneamente, trasmettere messaggi di incoraggiamento e di speranza.

Cosa possiamo fare per aiutare qualcuno che ne soffre in prima persona?

Per prima cosa è importante comprendere e accettare che i disturbi dell'alimentazione sono vere e proprie malattie e come tali vanno trattati e curati. Sembra scontato dirlo, ma ritengo sia fondamentale non fare sentire in colpa la persona che ne soffre. Guarire si può. Per questo è importante chiedere aiuto a professionisti preparati per affrontare e curare queste malattie. La decisione di chiedere aiuto e rivolgersi ad un medico è una decisione difficile ed essa stessa molto dolorosa. In Italia vi sono molti centri specializzati a cui si può rivolgersi per chiedere una consulenza, dove operano équipe multidisciplinari che si fanno carico della persona nella sua totalità, sia dal punto di fisico che dal punto di vista emotivo.

Siamo ossessionati dal nostro corpo, ma non sappiamo tutelarlo. Per concludere, puoi lasciare un messaggio, un consiglio, un’indicazione a chi leggerà l’intervista in modo da poter magari aprire un po’ gli occhi ed iniziare ad ascoltarci di più.


Il messaggio che vorrei lasciare a tutti i vostri lettori e a me stessa, è quello di imparare ad ascoltarci e ad amarci di più. Imparare ad ascoltare maggiormente il nostro corpo e imparare ad accettarlo e ad amarlo per quello che è, perché la perfezione non esiste e perché ricercarla conduce a emozioni di tristezza, frustrazione e insoddisfazione. Curare il nostro corpo, adottare uno stile di vita sano e sentirci belli è importante, ma altresì importante è prenderci cura di noi stessi anche dal punto di vista mentale, delle relazioni vere, dei sentimenti reali. In un mondo che aspira alla perfezione, auguro a tutti noi, di ricordarci sempre di essere noi stessi e di amarci anche attraverso i nostri difetti e le nostre imperfezioni perché sono propri esse, a renderci persone vere e autentiche.

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