KUBE

Frances Sholto-Douglas su quando la passione di una vita diventa carriera

Click here for English version


Kube ha avuto il piacere di fare una chiacchierata con l’attrice venticinquenne sudafricana Frances Sholto-Douglas, che forse riconoscerete dai popolarissimi film The Kissing Booth 1 e 2 di Netflix (il terzo uscirà l’11 agosto). In questa intervista parliamo della sua passione per le arti performative, del suo percorso professionale, di come è arrivata a The Kissing Booth e della sua esperienza sul set. Discutiamo anche di musica (e dei suoi gusti decisamente eclettici), di viaggi, di come ha passato la pandemia a pianificare compulsivamente le sue giornate in casa. Frances condivide quello che ha imparato finora e ci anticipa i suoi sogni e progetti per il futuro.


Frances Sholto-Douglas in "The Kissing Booth"

Kube: Iniziamo con delle classiche domande di presentazione: dove sei cresciuta e quando hai iniziato ad interessarti alla recitazione?


Frances: Sono cresciuta a Città del Capo in Sudafrica, ho frequentato una scuola americana ed è lì che mi sono innamorata delle arti. Da quando sono bambina amo il cinema, il teatro, i musical. Partecipavo alle recite scolastiche. Ricordo di aver cantato durante un’assemblea a scuola e mi piacque molto. Guardavo sempre il musical Cats e mi esibivo continuamente in quelle canzoni, obbligando la mia famiglia a guardarmi. Era semplicemente l’unica cosa che avrei potuto fare, l’unica cosa che desideravo disperatamente fare. Ho frequentato un liceo specializzato in arti dello spettacolo e poi ho studiato recitazione all’Università di Cape Town.


K: Quando hai iniziato a lavorare sui set?


F: All’inizio non pensavo che avrei fatto cinema o televisione, ero sicura di voler fare teatro. Mentre stavo finendo il liceo ho iniziato a fare dei provini di tutti i tipi e ottenevo soprattutto parti in televisione. E più lo facevo, più mi rendevo conto che in effetti mi piaceva molto. Poi ho iniziato l’università e ho voluto provare a bilanciare le lezioni con una carriera full-time.


K: Sembra intenso!


F: Si, era abbastanza stressante, praticamente non dormivo, ma fortunatamente avevo 20 anni e abbastanza energia per andare avanti. Non so se ci riuscirei adesso, però era bello imparare la teoria e la storia della recitazione in classe e poi andare sui set nel pomeriggio o nei weekend per mettere in pratica i miei insegnamenti. Ho iniziato a fare dei pilot, video musicali, poi delle serie – ruoli piccoli ma che si sono sommati e adesso è questa la mia carriera, cosa incredibile!


K: Come sei arrivata a The Kissing Booth?


F: Lo sanno in pochi ma tutti i film della serie sono stati girati in Sudafrica. Assomiglia molto a Los Angeles a quanto ho capito (anche se ancora non ci sono stata) quindi ha funzionato bene come controfigura. Hanno girato qualcosa a Los Angeles ma il più è stato girato a Città del Capo. Hanno tenuto qui i provini e i membri della crew e del cast sono per lo più sudafricani. È praticamente un film sudafricano che racconta una storia americana. Quando mi sono presentata al provino, non immaginavo minimamente che sarebbe stata una cosa così grande, non ci ho pensato su più di tanto, sembrava divertente. E poi è esploso e sono tornata a fare gli altri due film. È stato un sogno.


K: C’era una buona atmosfera?


F: Assolutamente, era come una famiglia: c’era una solidarietà incredibile, ci supportavamo tutti a vicenda, ridevamo sempre. Ci siamo trovati benissimo! È cambiato molto tra il primo film e i sequel perché il budget è aumentato parecchio. Ma l’atmosfera leggera e divertente è rimasta la stessa.



K: Sta per uscire il terzo film, sei emozionata?


F: Non vedo l’ora! Sono una grande fan del film, lo trovo così divertente e piacevole.


K: Come hai occupato le tue giornate durante la pandemia? Hai coltivato nuove passioni? Guardato qualche serie?


F: Certo, ho visto tutto Netflix! Amo lavorare e fare sempre mille cose diverse quindi quando la pandemia ha colpito il Sudafrica ho iniziato a pianificare compulsivamente le mie giornate a casa. Ho seguito delle lezioni di ballo online, mi sono iscritta ad un corso su Shakespeare della Harvard University visto che lo offrivano gratis. Ho iniziato pure a fare esercizio, cosa che non avrei mai fatto prima. Ho anche passato molto tempo in famiglia, fatto parecchi dei giochi da tavola, letto molto, dipinto, sperando che sarebbe presto finito e che sarei potuta tornare a vedere i miei amici.


K: Quale diresti che è stata una delle cose più importanti che hai imparato in questo periodo?


F: Quello che mi è rimasto – e che credo che in molti condividono – è che la vita non è qualcosa che possiamo controllare e che dobbiamo viverla a pieno. Sono molto introversa di natura (sorprendentemente visto che sono un’attrice) e mi piace stare da sola, ma ho imparato ad apprezzare l’idea di stare fuori nel mondo, di non darlo per scontato.


K: Cos’è che non vedi l’ora di fare quando le cose torneranno alla “normalità”?


F: Viaggiare. Avevo prenotato un volo per Los Angeles ad aprile dell’anno scorso ma ho dovuto cancellare tutto. Parte del motivo per il quale sono diventata attrice è perché mi piace sperimentare cose nuove, mettermi alla prova e conoscere me stessa e il mondo. Penso abbia senso incorporare le due cose: viaggiare per lavoro e per scoprire il mondo.

Photo by Nicola Hartell

K: C’è qualcosa al quale hai lavorato di recente e che possiamo aspettarci di vedere uscire presto?


F: Si! Sarò in un film che si chiama Slumber Party Massacre. È una commedia horror ma allo stesso tempo è diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Parla dei tempi che stiamo vivendo con una prospettiva horror/comedy unica e interessante. Sarà molto eccitante e uscirà per Halloween.


K: Ci sono attori che ammiri e ai quali ti ispiri?


F: Tantissimi. Al momento il mio attore preferito è Andrew Scott – non so se lo avete visto in Fleabag – è bravissimo ed è riuscito a bilanciare film e teatro nella sua carriera come piacerebbe fare a me. Recita sempre con grande autenticità, crea personaggi diversissimi ma che sembrano tutti così reali. Trovo che lui e Cate Blanchett siano due persone che eccellono in questo e li ammiro profondamente.


K: Prima hai menzionato che ti piace cantare e se non sbaglio sei pure una cantante lirica, giusto?


F: Si! Cantavo musica classica da bambina e verso il mio ultimo anno di liceo ho trovato un insegnante con la quale mi sono trovata molto bene e ora sono 6-7 anni che canto lirica. È decisamente un hobby, non qualcosa che sto approcciando dal punto di vista professionale ma mi piace moltissimo.


K: Suoni anche qualche strumento?


F: Sì, come dicevo amo fare tante cose diverse. Ero una di quelle che facevano tutte le attività extra scolastiche. Ho imparato a suonare la batteria in quarta elementare e suono anche il pianoforte. Sono una persona molto musicale.


K: Canzoni o musicisti preferiti?


F: Che domanda difficile! Il mio gusto è abbastanza eclettico: ho sempre amato Tchaikovsky e la mia canzone preferita in assoluto è Cry to Me di Solomon Burke dal film Dirty Dancing. Adoro anche i Rush e i Toto. E mi piace Dua Lipa, ascolto sempre le sue canzoni.


K: C’è qualcosa che hai sempre sognato di fare?


F: Un sacco di cose! Sicuramente un film o una serie in costume, in stile Bridgerton o Marie Antoinette. I vestiti, gli accenti inglesi, i balli, le mani che si sfiorano. Quello sarebbe un sogno! Vorrei anche recitare in un film musical e anche in un film tratto da un libro perché è una risorsa incredibile per un attore, un libro intero sul tuo personaggio, tutto quel dialogo interiore col quale lavorare.





K: Hai qualche consiglio per chi sta considerando la carriera d’attore?


F: È dura, richiede molti sforzi ma da anche molte soddisfazioni. Credo che vada molto di moda adesso – o forse è sempre stato un po' così – voler diventare attori o artisti per essere famosi. E in quel caso forse non è la strada giusta perché è una professione fantastica se si tratta della tua passione e se sei pronto a metterci tanto lavoro, altrimenti sarà molto dura e subirai molti rifiuti.


K: Come affronti il rifiuto?


F: Suppongo che in realtà non vanno visti come rifiuti – anche se la sensazione è quella – ma come decisioni che dipendono da molti fattori diversi, anche esterni a te e alle tue capacità. E non è per forza una cosa negativa, a volte può essere meglio così. Non sempre conviene partecipare ad ogni singolo progetto, meglio far parte di quelli ai quali sei più adatto, quelli giusti per te.




ENGLISH


Kube had the pleasure to meet with 25-year-old South African actress Frances Sholto-Douglas, whom you may recognize from Netflix’s wildly popular The Kissing Booth movies (the third of which is coming out on August 11), to chat about her love of the performing arts, pursuing her acting career, and what it was like to audition for and work on the Kissing Booth films. We also discuss music (and her rather eclectic taste), traveling, compulsively scheduling activities to keep busy during the pandemic, and Frances shares some of the lessons she's learned so far as well as her plans and hopes for the future.


Kube: Let’s start with some basic questions: where did you grow up and when did you become interested in acting?


Frances: I grew up in Cape Town, South Africa, I went to an American school and that’s where I started to fall in love with the arts. Ever since I was a kid I loved movies, plays, musicals. I was in several school plays and I specifically remember singing at my school assembly and really enjoying it. I watched the musical Cats all the time and I would perform those songs to my family over and over again, forcing them to watch me. It was just the only thing I could do, the only thing that I desperately wanted to do. I attended a performing arts high school and then studied acting at the University of Cape Town.


K: When did you start working on film and TV sets?


F: I didn’t think that this was what I would go into, I was certain I wanted to do theatre. I started going to auditions when I was finishing high school and it felt like the world was telling me to go into film because that’s what I was booking. And the more I did it, the more I realized that, actually, I really enjoyed it. Then I started a 4-year university degree, which I decided to try and balance with a full-time acting career.


K: That sounds like a lot!


F: Yeah, it was stressful, I basically didn’t sleep, but fortunately I was about 20 and had enough energy to keep me going. I’m not sure I would be able to do that now but it was great because I would learn about acting and the history of theatre in school and then put my teachings into practice on set. I started by doing TV pilots, a music video, and then eventually that lead to TV shows – small rolls that built up over time and now it’s my career, which is crazy!


K: How did you come to The Kissing Booth films?


F: A lot of people don’t know this, but the films were shot in South Africa. It looks quite a lot like LA from what I’ve seen – though I haven’t been there yet – so it worked very well as a double. They shot some things in LA but the most of it was shot in Cape Town. They held auditions here and the majority of the crew and cast are South African, it’s basically a South African movie telling an American story. When I went to the audition, I had no idea that it was going to be so big, I didn’t think too much about it, it looked like fun. And then it blew up and I got to work on the next two movies as well, which was a dream.


K: What was the experience like? Was there a fun atmosphere?


F: Totally. The camaraderie was amazing, we all supported each other, everyone was really funny and we got along so well. The second and third movies were a completely different experience from the first one because the budget increased significantly. But in terms of the fun we were having on set and the atmosphere, those stayed the same.


K: The third movie is coming out very soon...


F: I can’t wait! I’m a huge fan of the movie, I think it’s so fun and feel-good.


K: How have you been spending your time during the pandemic? Did you pick up any new hobbies? Go on some TV binges?


F: Of course, I watched all the Netflix shows! I like to be busy and do a lot of things so as soon as the pandemic hit South Africa, I became completely type A and started scheduling my days at home: I took online dance classes, then I took a Shakespeare course from Harvard because those were free. I even started exercising, which is not something I would’ve done before. I spent a lot of time with my family as well, played board games, read, painted and hoped that it would end very quickly so I could see my friends again.


Photo by Nicola Hartell

K: What would you say is one of the most important things you learned during this time?


F: The thing that’s stuck with me the most – and I think it’s something that a lot of people have felt – is that life is not something you can control and that it needs to be experienced. I’m naturally very introverted (surprisingly, because why am I an actor?) and I prefer spending a lot of time alone but I gained a new appreciation for being out in the world and not taking it for granted.


K: What’s something you look forward to doing when things are “back to normal”?


F: Traveling. I had actually booked a flight to go to LA last year in April and had to cancel everything. Part of the reason I became an actor is because I want to experience new things, challenge myself and learn about myself and the world around me. I think it makes sense to do that while working on projects and incorporate work into gaining life experiences.


K: Is there anything that you’ve been working on lately that we should be on the lookout for?


F: Yes! I’m in a movie called Slumber Party Massacre. It’s a horror comedy but it’s also not what you would expect. It’s going to be very exciting. It speaks to the times we’re living in an interesting horror/comedy way. That’s going to be out by Halloween.


K: Are there any actors that you look up to and take as inspiration?


F: So many. At the moment, my favorite actor is Andrew Scott – I don’t know if you’ve seen him in Fleabag – he’s amazing and he’s managed to balance film and theatre in his career in a way that I would like to. He acts with such authenticity in everything he does, creating these completely different people but they’re all so real. He and Cate Blanchett are the two people that I think are just amazing at doing that and I really look up to them.


K: You mentioned singing before and you sing opera as well, is that right?


F: Yeah! I used to sing classical music as a child so around my last year of high school I found an opera teacher and I’ve been doing that for 6-7 years now. It’s definitely more of a hobby than something I’m pursuing professionally but I really love doing it.


K: Do you also play any instruments?


F: Yeah, like I said I like doing a lot of different things, I used to be one of those kids that did every after-school activity! I learned to play drums when I was in grade four and I also play the piano. I’m a big music gal.


K: What are some of your favorite songs or artists?


F: What a difficult question! My taste is pretty eclectic: I’ve always loved Tchaikovsky and my favorite song ever is Cry to Me by Solomon Burke, from Dirty Dancing. I also love Rush and Toto. And I like Dua Lipa, I listen to her all the time.


Photo by Nicola Hartell

K: Is there something you’ve always wanted to work on?


F: So many! A period piece for sure, something with a Bridgerton or Marie Antoinette vibe: the costumes, the English accents, the waltzing around, that no kissing, only touching-of-the-hands kind of thing. I also really want to be in a movie musical and I would love to be in a book to movie adaptation because that’s such a great way to learn as an actor, to have a whole book on your character, all that inner dialogue to work with.


K: Do you have any advice for someone who might be considering an acting career?


F: It really is a lot of hard work. I think it’s quite popular these days – or maybe it always has been – for young people to want to become actors or artists because of the public life aspect of it. But if that’s the case, it might not be the right path for you because it’s a wonderful career if you have a genuine passion for it and are ready to put in a lot of work, otherwise it’s going to be very hard and there will be a lot of rejection.


K: How do you deal with rejection?


F: I suppose it shouldn't really be seen as rejection – although it feels like it – ultimately, it's a decision which depends on many different factors beyond you and your worth. Not getting a specific part doesn’t have to be a bad thing, you can even be happier for it. You don’t necessarily want to be a part of every project, you want to be part of the ones that you jell with well, that are right for you.