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Giovani donne politicamente attive: intervista a Flavia Restivo

In questo nuovo format di Kube vogliamo dare voce alle giovani donne che ogni giorno lottano e fanno sentire la propria voce, portando avanti il movimento femminista intersezionale contro ogni forma di discriminazione.

Nata a Roma, classe '95, Flavia Restivo oltre ad essere una splendida persona, come ho potuto appurare conoscendola meglio, è anche una femminista e attivista politica, laureata in Relazioni Internazionali e laureanda in governo e politiche. Ha un blog sull' Espresso, chiamato "Democratica" ma, lascio che sia lei a raccontarvi il resto!



Ciao Flavia, grazie mille intanto per aver voluto fare questa chiacchierata con me, inizierei "col botto" chiedendoti, cosa significa per te femminismo/attivismo intersezionale?


Vuol dire semplicemente, pensare ai problemi altrui come se fossero i propri e non soffermandosi solo su ciò che ci compete.

Non è un discorso, appunto, di quanto ci riguarda in prima persona ma, quanto una battaglia valga la pena di essere portata avanti per una questione di giustizia umana ed etica, in un senso molto più ampio di una classificazione, di una minoranza o meno. Ovviamente io parlo di minoranze, perché i problemi e le discriminazioni avvengono a loro discapito e quindi trovo sia normale trattare di intersezionalità.


Cosa ti ha spinta a cominciare a far sentire la tua voce per temi politici e sociali così importanti? E, soprattutto quanto è difficile psicologicamente e fisicamente, trattare questi temi quotidianamente? Posso perfettamente immaginare che non sia facile...


Si, sicuramente è molto impegnativo, anche perché, sto finendo la magistrale, sto lavorando e facendo un tirocinio. Ammetto che a volte sono stanca, è faticoso stare dietro a così tante cose però, allo stesso tempo, sento che ne vale la pena.

Io ho sempre avuto un senso di giustizia, di riscatto verso certi temi. Forse perché mi sono sempre sentita diversa da piccola, mi ritenevo molto più un "maschiaccio" e avevo quasi solo amici maschi. - come ti capisco - Con il tempo ho capito che esistevano tante ragazze come me, inconsapevolmente vittime del sistema che volevano cambiare le cose e, in realtà, mi sono poi ritrovata sia a livello scolastico che lavorativo, dato che mi occupo di politica interna, sempre più a contatto con uomini ed è un ambiente abbastanza ostile, però è qualcosa che voglio fare fin da piccola, che mi spinge a continuare a parlare di tutte le discriminazioni.


Sicuramente il nostro Paese ne ha bisogno!



So che hai anche la possibilità di poterne parlare sull'Espresso, nel tuo blog "Democratica", è cambiato qualcosa da quando hai iniziato a scrivere su un'importante testata giornalistica italiana? Hai sentito delle responsabilità in più?


Sicuramente è stata un'occasione che mi sono conquistata, nessuno mi ha regalato niente e ne sono davvero fiera, vista la visione media che si ha di una giovane donna in carriera. Allo stesso tempo, si, ho molte più responsabilità, devo stare attenta a cosa dico e a come lo dico, agli argomenti che voglio affrontare e ai toni con cui lo faccio, magari, a volte, vorrei essere più critica in quello che scrivo ma mi limito. Nonostante Espresso non mi abbia mai modificato un articolo, sono io che preferisco arrivare ai discorsi e alle persone, anche senza caricare sulla critica, ma puntando sulla riflessione e sulla parte sentimentale.


Sicuramente dare una chiave di lettura diversa, in questo caso, può solo che aiutare.

E, ci tengo a chiederti, secondo te l'Italia, tramite tutti gli strumenti che ha in possesso, come può muoversi verso una strada più intersezionale?


Fortunatamente anche in questo periodo, per esempio, stiamo vedendo come si stiano mobilitando determinati partiti per portare avanti la legge Zan e, in realtà, in questo ultimo anno credo di aver visto un cambiamento radicale sotto tanti punti di vista.

Un miglioramento lo vedo, sicuramente è qualcosa che non va portato avanti solo a livello formale ma, anche, fattivamente. E' facile dire "siamo aperti", quando poi, la realtà è un'altra.

Come anche il tema delle donne in politica, sono pochissime e, sono ancora meno quelle che possono far sentire la loro voce quanto un loro collega uomo. Ovviamente non si tratta di un contentino, non è una questione quantitativa ma, qualitativa. Bisogna dare l'opportunità di farle emergere e non utilizzarle come "marionette". Questo vale per le donne, come per tante altre minoranze; parliamo quotidianamente di immigrazione e non c'è neanche una persona adatta a rappresentarli, siamo uno dei Paesi europei meno inclusivi sotto questo punto di vista, tutto questo dovrebbe far riflettere e far ragionare le persone. Infatti, sono molto contenta che Aboubakar Soumahoro, una persona che stimo molto, stia cercando di entrare in politica con il suo movimento, proprio per dare voce a una comunità non rappresentata nel nostro governo.

- aggiunge -

per di più in Italia, se sei giovane è come se fosse un'aggravante, nel senso che non ti prendono seriamente quanto un adulto e, se sei una donna, men che meno.

Questa è la mia impressione e poi appunto, molto spesso questa cosa può essere anche un vantaggio, perché a furia di sottovalutarci, si ritroveranno al contrario.


Lo spero proprio!


Riguardo a questo, credi che i social siano uno spazio più evoluto, in questo senso, rispetto alla politica? E quanto possono essere influenti?


Sicuramente tantissimo!

Io, inizialmente usavo instagram in maniera blanda, rispetto ad ora. Il Covid ha avuto una forte spinta in tutto questo, perché stando tutti a casa, abbiamo utilizzato di più il telefono e anche l'uso della piattaforma è cambiato, sono usciti temi sempre più importanti e sentiti. Ormai i social sono un mezzo di diffusione imprescindibile, sono alla portata di tutti ma hanno anche un potere immenso: l'informazione. Sta a noi scindere tramite essi cosa possa essere reale e cosa finto.


Concludo chiedendoti, pensi che esista davvero uno spazio per i giovani in Italia dove poter esprimere le proprie opinioni e essere ascoltati?


Dipende dall'ambito perché comunque, come dicevamo prima, i social sono una forma abbastanza democratica per poter dire ciò che si vuole. Per il resto, secondo me, è proprio una concezione che deve cambiare in Italia; il giovane come inesperto, come persona a cui dare meno possibilità e non dovrebbe essere così. I giovani hanno nuove idee, hanno un entusiasmo e una freschezza diversa, anche solo a livello lavorativo. Va proprio rivalutato questo concetto, non si deve classificare, giudicare la categoria dei giovani, come se fosse discriminante. Anche perché la generazione dei millennials è ancora più preparata, ha ancora più strumenti delle generazioni passate, quindi è necessario proprio un ripensamento sia a livello politico, che culturale, cambiando i pregiudizi.

Non siamo una classe da aiutare, ma una classe da "normalizzare".


Totalmente d'accordo, le opportunità vanno date a tutti, basta stage non retribuiti e lavori in nero!


Esatto, si passa dal non retribuito, al sotto pagato, al forse ti assumo.

Mi rendo conto che non è una situazione facile e in molti la vivono ma credo anche che, se hai qualcosa in più e ci credi, riuscirai ad emergere anche se magari non sarà per niente semplice.