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  • Arianna Ciarimboli

Helen Beard. Perché la pudicizia non è nel suo vocabolario.


Nata a Birmingham (UK) nel 1971, Helen Beard è un'artista che è stata scoperta relativamente tardi.

Scoperta quasi per caso da Damien Hirst nel 2017, da allora è diventata una delle artiste più hot dell'arte contemporanea, tanto da aver ottenuto una solo exhibition nella famosissima Unit Gallery di Londra.

Le sue opere irriverenti si riappropriano dell'immaginario sessuale dallo sguardo quasi esclusivamente maschile dell'immagine pornografica.




Le sue immagini, indubbiamente influenzate dagli anni nei quali ha lavorato nel cinema, sono quasi dei frame, delle fotografie ritagliate per focalizzarsi da vicino su un istante particolare, una posizione, un movimento della scena.

Il sesso viene ritratto con una tavolozza di colori vivi e appariscenti, che prendono forme stilizzate e ridotte alla loro apparenza bidimensionale, strutturate attraverso una miriade di pennellate fluide che accarezzano i corpi raffigurati, "come dita sulla pelle".


A primo impatto alcune di esse sembrano quasi delle composizioni astratte, e solo dopo qualche secondo capiamo cosa rappresenta ciò che abbiamo sotto gli occhi.

Per la Beard è importante che, soprattutto nell'era del #MeToo, il suo lavoro venga compreso e percepito chiaramente. Non deriva da una volontà di feticizzare l'atto sessuale, né tantomeno da una provocazione fine a sé stessa.

È un modo piuttosto di celebrare, di mettere in risalto il concetto che il sesso, quello vero, è "good". Lo presenta, con le sue stesse parole, come un modo "eccitante, fresco e nuovo, che non pondera la vergogna o la pudicizia, e apre possibilità di parlare del soggetto senza imbarazzi."

"Credo che sia importante che anche le donne possano accettare la loro sessualità, senza esserne imbarazzate. Una società patriarcale sminuisce costantemente le donne e prova a "rimetterle al loro posto" e questo comprende il far provare loro vergogna di mostrarsi per ciò che sono. Quindi il mio lavoro è una reazione a questo, suppongo"




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