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I fan del K-pop salveranno il mondo

Oggi il K-pop è un fenomeno globale, un’industria da 6 miliardi di dollari che conta centinaia di gruppi seguiti da milioni di fan in giro per il mondo. La sua influenza va oltre la sfera musicale e permea altri settori come la moda e recentemente anche la politica. Ma come e quando nasce il K-pop? E a cosa deve il suo immenso successo globale?


Le origini del K-pop moderno risalirebbero al 1992, quando il gruppo Seo Taji & Boys fece il suo storico debutto in un talent show televisivo. La loro musica e look fortemente influenzati dall’hip hop americano – al quale la maggior parte dei cittadini sudcoreani aveva ancora poco accesso – si distinsero subito dal panorama musicale nazionale che all’epoca proponeva quasi esclusivamente ballate romantiche o inni patriottici e furono accolti dal pubblico con grande entusiasmo.

Iniziarono ad emergere altri gruppi simili ma fu grazie alla decisione da parte del governo di investire nella cultura in seguito alla crisi economica del 1997 che si sviluppò l’industria musicale moderna che ruota attorno agli idol groups creati da grandi agenzie di intrattenimento come SM, YG e YPG Entertainment.

Per formare i gruppi, le agenzie seguono un processo strutturato e rigoroso che inizia con il reclutamento di centinaia di ragazzi via casting e audizioni. In seguito, i giovani selezionati intraprendono un lungo ed intensissimo periodo di training che può durare dai 2 ai 6 anni. Si allenano quotidianamente, perfezionando le loro doti vocali e imparando elaborate coreografie, nella speranza di essere scelti e in seguito assemblati con grande cura in gruppi generalmente composti da 4 o più membri, ognuno con personalità e ruoli ben definiti (vocalista, ballerino, rapper, etc.)


Il documentario Netflix, Blackpink: Light up the Sky, un “dietro le quinte” su uno dei più noti gruppi K-pop del momento, illustra bene questo processo e le dinamiche che si instaurano tra i membri. Il film presenta le componenti del gruppo (Jennie, Lisa, Rosé e Jisoo) una ad una, sottolineando più volte che si tratta di quattro ragazze con caratteri, vissuti, stili e interessi distinti ma allo stesso tempo legate da una forte amicizia.

Gli idol sono invitati (se non addirittura obbligati per contratto) a mantenere un’immagine “pulita” e a non avere relazioni sentimentali pubbliche, in modo da non scoraggiare i loro ammiratori che devono poter proiettare su di loro le proprie fantasie e/o immedesimarsi in loro.


Questa policy, che viene considerata, soprattutto all’estero, una violazione delle libertà delle giovani star, sembrerebbe in via di cambiamento e ai performer sarebbe ora concessa maggiore autonomia riguardo alla loro vita privata ma il dibattito rimane aperto.


Tali considerazioni non scoraggiano però i fan, che spesso sviluppano un forte attaccamento alle star. In genere, ognuno ha un membro preferito che viene chiamato bias, a sua volta seguito dal bias wrecker, il secondo preferito che potrebbe in qualsiasi momento rimpiazzare il bias. Questo è solo un esempio di come il K-pop sia, più che un genere musicale, un vero e proprio ecosistema con un vocabolario e delle dinamiche tutte sue che si espande ben oltre la Corea del Sud per accogliere comunità di fan in giro per il mondo.


I gruppi sono infatti concepiti per essere facilmente esportabili. I loro nomi (spesso composti da acronimi o parole inglesi) sono facili da capire, adatti al mercato internazionale. Lo stesso vale per le canzoni, i cui ritornelli sono generalmente in inglese mentre il resto è in coreano. I brani sono generalmente abbastanza sperimentali; combinano diversi generi dal pop all’EDM, passando per l’hip hop e il R&B. L’idea è di incorporare armoniosamente molteplici tendenze globali per ottenere canzoni fresche, coinvolgenti e adatte a tutti.


La produzione è di altissimo livello, non solo dal punto di vista musicale ma anche scenografico. Video e concerti vengono curati nei minimi dettagli: coreografie perfette, look coordinati, effetti speciali impressionanti.


Tra i gruppi di maggior fama c’è BTS, composto da RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook. Nato nel 2013, è ora una delle band più seguite al mondo ed è considerato il primo gruppo K-pop ad essere riuscito a penetrare il mercato americano. Le sue canzoni svettano nelle classifiche mondiali (quest’anno Dynamite è stato il primo brano K-pop ad arrivare al vertice della Billboard Hot 100) e solo pochi giorni fa si sono aggiudicati 4 premi (miglior canzone, miglior gruppo, maggiori fan e migliore live virtuale) agli MTV European Music Awards 2020.

Le canzoni dei BTS affrontano diversi temi – dai problemi di cuore allo stress accademico, dalla salute mentale alla realizzazione personale – nei quali si ritrovano facilmente i giovani di tutto il mondo. Sono sempre di più le persone che iniziano ad interessarsi e ad aprirsi alla musica sudcoreana e tramite essa anche alla cultura popolare del paese.


Ma se parte del merito è attribuibile all’approccio rigoroso e strutturato del idol system, non bisogna tralasciare il ruolo dei fan. Si tratta di un pubblico attivo, creativo, capace di grandi sforzi organizzativi. Essi influenzano il sistema almeno quanto esso influenza loro. Per anni hanno sviluppato e affinato svariate tecniche per celebrare i loro idoli, ad esempio organizzando enormi flashmob o campagne digitali spontanee.


Di recente però, alcuni hanno iniziato a reindirizzare i loro sforzi, focalizzandosi su altri obbiettivi anche politici. Avrete forse sentito parlare di come, lo scorso giugno, degli account Tiktok gestiti da gruppi di K-pop fan abbiano fatto girare il messaggio di prenotare tutti i biglietti di una manifestazione a favore di Trump alla quale però poi non si sono presentati, rendendola un flop totale (cosa che il presidente ha prima tentato di negare, per poi accusare i responsabili di alto tradimento.) Solo pochi giorni fa, altri fan hanno protestato a distanza contro una marcia pro-Trump postando foto di pancakes.



Questo tipo di coinvolgimento – che ha più a che fare con un senso di responsabilità sociale che di schieramento politico – rispecchia come ora il pubblico si aspetta simili prese di posizione da parte di brand e celebrità riguardo ad alcune questioni considerate fondamentali (come l’anti-razzismo, la tutela dell’ambiente, etc.) Si crea quindi un circolo virtuoso per cui le celebrità stesse iniziano ad interessarsi a questi temi. Quest’estate, ad esempio, i BTS hanno invitato i fan a raddoppiare la loro donazione di un milione di dollari al movimento Black Lives Matter.


Molti gruppi stanno iniziando ad uscire fuori dai rigidi schemi della loro industria per esplorare nuovi sound ed esprimersi più liberamente. E lo fanno rivolgendosi ad un pubblico aperto ed internazionale, pronto ad ascoltarli ma anche a rispondergli.

È proprio questa dinamica tra pubblico e performer che fa del K-pop un fenomeno attuale, adatto ai “giovani d’oggi” che, contrariamente a come vengono spesso caratterizzati, sono tutt’altro che apatici e disinteressati, ma anzi sempre più attivi, impegnati e creativi.


Per rendere meglio l’idea delle diverse declinazioni del K-pop ecco qualche video (scelti arbitrariamente in base ai miei gusti.) Alcuni sono narrativi, quasi dei mini film, mentre altri sono più spettacolari. Comunque pieni zeppi di citazioni pescate dalle fonti più varie: dalla storia dell’arte a quella cinematografica, televisiva, etc. Per non parlare dei fantastici e studiatissimi look. Enjoy!


Dynamite e ON di BTS

Kill This Love e Ice Cream (ft. Selena Gomez) di Blackpink

Noir di Sunmi

Lion di (G)I-dle

Dessert di HYO ft. Loopy e SOYEON di (G)I-dle

Nar_C di Holland

More & More di TWICE

SOSO e Hold di WINNER


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