KUBE

I rapporti ed il coronavirus: cosa non sta andando?



Da ormai due mesi il mondo sta attraversando un momento difficile e complesso data l'emergenza coronavirus che ha costretto tutti a fermarsi, a vivere una vita che nessuno di noi avrebbe mai immaginato.

La pandemia ha provocato dei cambiamenti drastici, partendo dalle nostre vite, alla nostra quotidianità, i nostri rapporti ed io voglio soffermarmi proprio su questo, dei rapporti con gli altri e con noi stessi, cosa non sta andando?



Photo by 5.36 am


Ho deciso di non scrivere un articolo basandomi su fonti incerte o cercando di decifrare i comportamenti attraverso i social, ma ho posto alcune domande a persone che mi sono vicine, persone che so per certo di sentire e capire. Ognuno di loro ha risposto in maniera differente in base a ciò che sentiva ovviamente, ma quello che è emerso subito e che ha unito tutti è stato il costante senso d'incertezza.


Ecco le mie quattro e semplici domande:


1)Da due mesi stiamo vivendo una situazione di emergenza mondiale, la nostra quotidianità, così come i nostri rapporti sono cambiati radicalmente, ma non tutti probabilmente, in generale come stai vivendo questa situazione?


2)Parlando appunto di rapporti, amici, parenti, partner, parlami di come hai notato questo cambiamento e se sono migliorati o meno.


3)Quello che probabilmente conta di più in questo momento è il rapporto con sé stessi, quindi parlami di te, di quello che è cambiato nei tuoi confronti, quello che invece è rimasto statico.


4)Se dovessi pensare alla fine della pandemia cosa ti viene in mente?


VI PRESENTO LUCA.


Photo by Canva


1) "Mi ritengo una persona molto socievole e che ha bisogno del continuo rapporto con gli altri per essere felice e sentirsi realizzato. Questa situazione dapprima mi ha portato a chiudermi in me stesso e a cadere in uno stato di "attesa", ovvero mantenere lo status quo per poi tornare alla normalità. Quando ho realizzato che le cose non sarebbero cambiate per molto tempo ho tentato di trovare qualcuno con cui trascorrere la quarantena, ma sono stato respinto da alcuni amici che avevano giustamente paura di contrarre il virus, mentre altri semplicemente non hanno voluto tendermi la mano nonostante cercassi aiuto. Da quel momento ho cominciato a trovare realizzazione in altro come lavoro e video games e ammetto che adesso che sto tornando ad avere relazioni umane sento di essere contento, ma allo stesso tempo provo repulsione e voglia di allontanare tutti da me."


2) "Il cambiamento più grande è dovuto al fatto che molte di quelle relazioni che definiamo amicizie fondamentalmente non lo sono, si tratta di rapporti basati sul consumo, sull'andare insieme al bar il sabato o sul trovarsi nella stessa compagnia.

Ho invece ritrovato fiducia in un vecchio amico in questo periodo che ha saputo starmi accanto.

Per quanto riguarda il partner frequento da poco una ragazza e credo che il sentirsi solo telefonicamente abbia migliorato il processo del conoscersi in quanto la variabile fisica è isolata e rimandata al futuro e di conseguenza si è costretti parlare. Nonostante ovviamente la frustrazione di essere lontani e non potersi nemmeno abbracciare, ma ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro. I rapporti di amicizia esistenti si sono rafforzati e credo se ne siano formati di nuovi con persone che vivono in altre città."


3) "Bella domanda. Forse ne ho parlato anche un po' nella prima domanda. Questa pandemia ha accentuato alcuni degli aspetti del mio carattere, sono leggermente ipocondriaco e per tutto il mese di aprile ho avuto i linfonodi gonfi e la gola che mi faceva male, mi sono ritrovato da un lato un medico che non aiutava e dall'altro un amico che mi raccontò di come suo fratello avesse avuto un tumore ai linfonodi, proprio quei linfonodi che avevo gonfi. Mi ha fatto andare in paranoia inizialmente, credevo che sarei morto.

Questo pensiero però poi è diventato positivo, andavo a letto tranquillo senza più le ansie del lavoro e pensando solo alle cose più importanti per me: le persone che amo.

Ho realizzato che tutto il resto non conta, di fronte alla morte e mi auguro di mantenere questo pensiero. Non credo di essere cambiato molto, il mio desiderio di comunicare e relazionarmi con gli altri è rimasto invariato, ho solo un po' di timore per il futuro, su come sarà la situazione economica e del mercato del lavoro per noi che ci avviciniamo sempre di più ai 30 anni e che prima o poi vorremo comprare casa, un auto o levarci finalmente quegli sfizi che non ci siamo potuti togliere per fare la gavetta.

Penso che questa pandemia mi abbia insegnato ad essere più disinvolto, a prendere le cose con calma e che non c'è bisogno di correre.

Il virus ha rallentato il mondo, ha rallentato le nostre vite e penso che questo sia solo un bene per la nostra società che va sempre di corsa."