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  • Francesca Sarati

Il Corpo Elettrico: Susanna, i Vecchioni e il male gaze


Pale Pink Puberty, Photo by Petra Collins


Al centro di questo percorso il corpo ribelle e desiderante, il Soggetto da cui dovremmo ripartire, l’unico bene che nessuno può toglierci.

Jennifer Guerra è una brillante scrittrice, i suoi scritti sono apparsi su Soft Revolution Zine, Forbes e The Vision, dove dal 2018 lavora come redattrice. Ha curato anche il podcast a tema femminista AntiCorpi. Il suo libro Il Corpo Elettrico, il desiderio nel femminismo che verrà, edito da Tlon, riparte proprio dal corpo e dal suo diritto di esistenza: traccia un percorso che parte dall’autocoscienza del corpo femminile e arriva fino ai gender studies contemporanei, per recuperare i concetti e le lotte femministe e adattarle al nuovo millennio.

Ogni volta che penso al corpo femminile, nella mia testa si palesano Susanna e i Vecchioni di Tintoretto. Badate che Susanna non me la immagino senza i due voyeur e lo specchio, ed è proprio questo il succo della faccenda. Non è necessario approcciarsi al dipinto del 1557 occupandoci delle tecniche artistiche o della simbologia nascosta: colori, animali e quant’altro, vi invito, nel caso in cui siate curiosi, di compiere una ricerca a parte. Vorrei analizzare il dipinto dal punto di vista femminista.



Susanna e i Vecchioni, Tintoretto, 1557, olio su tela



Susanna si spoglia e si adagia sulla vasca in giardino per rinfrescarsi, i vecchioni pieni di lussuria la spiano, uno dei due è intento a fissare la superficie dell’acqua sulla quale probabilmente, anzi, quasi sicuramente, si riflettono i genitali di Susanna. Il corpo di Susanna è universale nella misura in cui rappresenta l’oggettificazione erotica alla quale sono sottoposte le donne da quando esiste il patriarcato. Mentre il corpo maschile esiste senza che si attui un processo di autenticazione o legittimazione, quello femminile ha diritto di esistenza soltanto quando viene legittimato dallo sguardo maschile, il corpo femminile non è autentico di per sé, ha necessità di approvazione: non è soggetto. Il corpo femminile è veicolato dall’immagine che gli è stata attribuita dal patriarcato. Basti pensare alla costola di Adamo attraverso la quale è stata forgiata Eva. Basti pensare a Raffaele Morelli, aka il terzo vecchione, che poco tempo fa si espresse dicendo: “se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso, deve preoccuparsi, perchè vuol dire che il suo femminile in qualche modo non è presente in primo piano.” Spero non sia necessario che io specifichi che il personaggio in questione utilizza impropriamente il suo status di psichiatra e medico per garantire una matrice scientifica alle castronerie che afferma, sozzure oramai superate e smantellate dalla seconda ondata femminista. L’ordine degli Psicologi della Lombardia ha voluto puntualizzare alla luce del fatto, quanto certe affermazioni siano assolutamente retrograde e fasulle e frutto di una serie di costruzioni culturali.

La radice dell’oggettificazione sessuale, scrive Jennifer Guerra, è quello che nell'ambito della critica cinematografica vieni chiamato male gaze, lo sguardo maschile. Il termine è stato introdotto nel 1975 dalla critica femminista Laura Mulvey per identificare tutte quelle narrazioni in cui lo sguardo è dominato dal piacere maschile, ovviamente proiettato su un'immagine eroticamente stimolante e stereotipata della donna. Il male gaze non è solo una questione di cinema, ma riguarda ogni aspetto della nostra esistenza.

Lo sguardo maschile determinante proietta la sua fantasia sulla figura femminile che è stilizzata piacere. Nel loro tradizionale ruolo esibizionista, le donne sono simultaneamente guardate e mostrate nella loro apparenza codificata al fine di avere un forte impatto visuale ed erotico, così da potersi dire di connotare la loro "guardabilità".

Di Susanna ne sono state dipinte diverse versioni, soltanto quella di Tintoretto dispone di uno specchio attraverso cui monitora il suo corpo, per questo funziona perfettamente nella mia rilettura femminista. Susanna ha introiettato lo sguardo maschile e si auto-osserva tramite gli occhi dei vecchioni o del voyeur. Guardandosi allo specchio compie il medesimo atto dei vecchioni, ovviamente, nel loro caso, siamo di fronte a una vera e propria violenza e a un reato, ma dopotutto, le modalità con le quali Susanna si osserva sono figlie di una cultura coercitiva nei confronti del corpo femminile. È sempre stata osservata così e si è convinta del fatto che il suo valore dipenda esclusivamente dalla prospettiva maschile che permea ogni cosa; non ha mai sperimentato qualcosa di diverso. Susanna rappresenta nuovamente il corpo femminile. Applica lo sguardo che ha introiettato, quello del voyeur, a se stessa e lo estende costantemente agli altri corpi femminili.

Una donna compie il monitoraggio abituale del corpo ogni trenta secondi circa, non è una semplice attività mentale passeggera quella di pensare continuamente al modo in cui appare:

È un'idea martellante e ossessiva che riguarda il modo in cui quel certo rotolino di grasso deborda dalla sua pancia, il fatto che tutti i presenti nella stanza stanno senza ombra di dubbio guardando quella strisciolina di peli sul ginocchio che le è sfuggita durante la ceretta, il modo in cui le stanno i capelli mentre corre sul tapis roulant in palestra.

Il monitoraggio abituale del corpo è una conseguenza della continua oggettificazione sessuale a cui è sottoposto. Con oggettificazione sessuale si intende:

La rappresentazione o la considerazione di una persona come un oggetto sessuale che sia al servizio del piacere altrui.

Susanna ha bisogno di una narrazione differente, ha necessità del female gaze che non è soltanto lo sguardo di chi viene normalmente guardato, ovvero l'oggetto, ma è anche il punto di vista di chi osa ritornare lo sguardo, di chi è consapevole di essere stato guardato per tutto il tempo. Così l'oggetto ipersessualizzato diventa soggetto e si riappropria dello spazio senza che ci sia bisogno della prospettiva maschile come garante della sua esistenza.


Consiglio spassionatamente la lettura del libro Il Corpo Elettrico che come specifica l’autrice stessa: non è un libro di teoria ma di prassi. È un testo chiaro, scorrevole, ricco e calibrato con una vasta bibliografia e sitografia. Ho attinto in particolare al secondo capitolo Contenuti e Contenitori per la narrazione e la riqualificazione di una Susanna e i Vecchioni femminista. Jennifer Guerra parla del corpo, il corpo per eccellenza, il corpo che non è mai del tutto privato e personale, il corpo subordinato all'autorità patriarcale, ma sopratutto, il corpo che è sceso in battaglia per ottenere riconoscimento, diritti e giustizia.

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