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  • Viola Vazzana

Il nuovo visual album di Beyoncé: "Black is King"


© Michael Fernandez

«Tutto ciò che vedi, coesiste grazie ad un delicato equilibrio. Devi capire quest' equilibrio e rispettare tutte le creature, dalla piccola formica, alla saltellante antilope. Siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita».




Inizia proprio così il docu-album scritto, diretto e prodotto da Beyoncé, targato Disney plus e ispirato alle musiche di "The Lion King: the gift", una rappresentazione per immagini di ognuno dei brani dell'omonimo disco.

Siete abituati a vedermi scrivere solo di musica ma, ogni tanto capita che un'arte possa tranquillamente includerne un'altra, come in questo caso. Infatti, non è la prima volta che Queen Bey si cimenta nella regia di lungometraggi, aveva già iniziato con "Lemonade", parlando molto apertamente delle fasi psicologiche/comportamentali del tradimento avvenuto da parte del marito Jay-Z.

E solo lo scorso anno, Beyoncé aveva diffuso via Netflix: "Homecoming", documentario sul dietro le quinte della sua storica esibizione al Coachella 2018 ed omaggio alla black culture e ai college e università americane storicamente frequentate da afroamericani.


© Ryan Marie Helfant

Anticipato anche dal remake live action di "The Lion King", dal quale prende spunto e, dove doppia il personaggio di Nala, ma anche dall'uscita del singolo/videoclip di 'Black Parade', reso disponibile il 19 giugno ("Juneteenth"),una ricorrenza non ufficiale che gli afroamericani celebrano per festeggiare la fine della schiavitù negli Stati Uniti. Il visual album girato nel corso di un intero anno, si muove tra Ghana, Sudafrica, Nigeria, Europa e Stati Uniti e, vanta di comparse come: Naomi Campbell, buona parte della famiglia Knowles-Carter (Jay-Z, la madre Tina e i figli Blue Ivy, Sir e Rumi), Kelly Rowland (cugina di Beyoncé), Lupita Nyong'o, Janelle Monae, Jessie Reyez e Pharrell Williams.


© Erik Henriksson

Questa volta la troviamo in una veste molto più politica e sociale, scrivendo una lettera d'amore alla cultura black, in un periodo di discussioni sull'appropriazione culturale e sul valore delle loro vite. La diva per eccellenza ricorda al mondo che l'hip hop e l'R&B sono solo la punta dell'iceberg, il tentativo di Beyoncé è proprio quello di pagare pegno a una cultura ampiamente saccheggiata dal pop, ma di cui raramente il pubblico riconosce la centralità e l'importanza.


© Benoit Soler

Un’esperienza visiva dal forte impatto estetico ed emotivo, che richiama le atmosfere di Lemonade, sottolineando ancora di più quanto il suo lavoro stia assumendo una valenza politica. I temi di "Black is King" spaziano dalla soppressione al colonialismo, dalla parità di genere alla maternità, dall’ attestazione del proprio io all’ orgoglio di quelle radici che si perdono nella storia della civiltà fino al razzismo, nodo irrisolto di un’America infuocata dalle proteste (scoppiate dopo l’uccisione di George Floyd), e l’esaltazione della propria sessualità.

La vera novità del disco è che ospita numerose superstar della musica africana, spesso quasi sconosciute in occidente: Yemi Alade, Burna Boy, Shatta Wale, Salatiel e Wizkid. Non solo; anche il sound era dichiaratamente ispirato a sonorità nuove, dall’urban high life (una declinazione nigeriana dell’urban) allo zouk (che mischia la musica delle Antille all’R&B passando per Parigi), dal ndombolo (la musica che va per la maggiore in Congo quando si tratta di ballare) alla dancehall e all’afropop. Generi, che non tutti riuscirebbero facilmente a riconoscere.

© Erik Henriksson

La trama, mai esplicitata del tutto ma chiarissima grazie ai vari raccordi, segue la storia di un giovane principe africano di un’epoca e una zona imprecisata del continente, costretto a separarsi dalla madre (interpretata da Beyoncé). Intraprende un lungo viaggio di formazione che comincia come quello del profeta Mosé, abbandonato dai genitori in una cesta galleggiante nelle acque del Nilo per sfuggire alla persecuzione del faraone nei confronti degli ebrei. Da lì in poi, è un tripudio barocco di giungle, deserti, ville opulente, transizioni oniriche e potenti, coreografie spettacolari, acconciature e costumi ispirati alla tradizione.

©Erik Henriksson

"Black Is King" è un atto profondamente strategico, nel senso più nobile del termine: in un periodo in cui le discussioni sull’appropriazione culturale e sul valore delle vite dei neri tengono banco, la diva per eccellenza ricorda al mondo che l’hip hop e l’R&B sono solo la punta dell’iceberg, e che per apprezzare la cultura nera bisogna apprezzarla tutta.

E' un inno lla forza interiore, la rivendicazione delle proprie radici, del proprio potere e identità nonostante la dispersione di un intero popolo.


«When it’s all said and done, I don’t even know my own tongue. And if I can’t speak myself, I can’t think myself. And if I can’t think myself, I can’t be myself. But if I can’t be myself, I will never know me. So, Uncle Sam, tell me this: if I will never know me, how can you?».

La bellezza e l’arte possono davvero servire a combattere percezioni distorte, a diventare motivo di orgoglio e ispirazione ed a servire da alternativa a tutto ciò.

Un’ora e mezza spesa benissimo.


Curiosità:

  • canzoni preferite, "Brown Skin Girl" (ft. Wikkid, SAINt JHN con il debutto di Blue Ivy) e "Nile" (ft. Kendrick Lamar)

  • le poesie utilizzate come intermezzo sono di Warshan Shire (potessa del Kenya).






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