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Il sessismo nella lingua italiana

"La lingua italiana è basata su un principio androcentrico: l'uomo è il parametro intorno a cui ruota e si organizza l'universo linguistico."

Alma Sabatini, 1987


Alma Sabatini è stata una saggista, linguista, insegnante, attivista femminista impegnata in numerose battaglie per i diritti civili.

Alma viene ricordata soprattutto per la sua opera di maggior successo: Il sessismo nella lingua italiana, 1987, ma in realtà pubblicò su diverse riviste numerosi contribuiti su diverse tematiche come l'aborto, maternità, sessualità, pari opportunità, prostituzione e matrimonio.


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Dopo un'indagine sulla terminologia usata nei libri di testo e nei mass media, la Sabatini metteva in risalto la prevalenza del genere maschile, usato in italiano anche con doppia valenza, che cancella dai discorsi la presenza del soggetto femminile.

Sottolineava il mancato uso di termini istituzionali e di potere declinati al femminile come, per esempio, "ministra."

Tali linee guida erano rivolte alla scuola e all'editoria scolastica per proporre l'eliminazione degli stereotipi di genere dal linguaggio ritenendo che una buona educazione, fin dalla più tenera età, potesse garantire una maggiore inclusività nella lingua.



MINISTRA, SINDACA, ARCHITETTA: VI FA STRANO, EH?



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Per "parità" non si intende "adeguamento" alla norma "uomo", bensì reale possibilità di pieno sviluppo e realizzazione per tutti gli esseri umani nelle loro diversità. Molte persone sono convinte di ciò, eppure si continua a dire che "la donna deve essere pari all'uomo" e mai che "l'uomo deve essere pari alla donna" e nemmeno che "la donna e l'uomo (o l'uomo e la donna) devono essere pari": strano concetto di parità questo in cui il parametro è sempre l'uomo.

Alma Sabatini, 1987.



Dal 1987 al 2020 è cambiato qualcosa?



Ma poi cos'è questo asterisco che vediamo utilizzare sempre più spesso sui social?


Di recente, sempre più persone hanno iniziato ad utilizzare l'asterisco con diverse alternative come "x" o "@"per evitare il maschile generalizzato e soprattutto utilizzare una lingua che sia il più possibile egualitaria, inclusiva, paritaria e non si parla solo in riferimento al genere femminile, ma in riferimento a tutt*, nessun* esclus*.


L'asterisco ha la funzione di poter far sentire tutt* a casa leggendo un post, per esempio.


La sua origine è legata fortemente al concetto di parità, per questo sempre più persone che si occupano di temi come il femminismo, per esempio, ci tengono particolarmente a non utilizzare il genere nelle parole, a non decidere per gli altr* il modo in cui debbano leggere quel determinato post e magari, purtroppo, sentirti esclus*.


Se l'asterisco nello scritto sta riscontrando un gran successo, nel parlato ovviamente non può essere così.


Tale successo però spesso viene contrastato da chi sostiene che l'asterisco non sia utile e anche fastidioso. Ma perché l'asterisco dà così fastidio? E soprattutto chi lo trova fastidioso?

Siamo di fronte a quella sfera di persone che sostiene l'asterisco come un capovolgimento della grammatica italiana, contro le regole, non utile, da non utilizzare nei documenti ufficiali, tutto ciò è governato dal fatto che non intacca la propria sfera personale, la propria sensibilità.


Se sono un privilegiat*, se sono una persona eterosessuale, bianca, cisgender, questo non mi tocca, non mi sento costantemente discriminat* da una società e da una lingua che non mi include, che non mi dà il diritto d'esistere.


L'asterisco dà fastidio perché, appunto, io, privilegiat*, persona eterosessuale, bianca, cisgender non ne ho bisogno.


Ma cosa possiamo fare allora? Un passo importante e in avanti rispetto a questa schematizzazione della lingua frutto di un sessismo radicato, potrebbe essere l'utilizzo del doppio genere: "Ciao a tutti e a tutte", oppure il femminile generalizzato, in modo da capovolgere quel maschile imposto.






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Una lingua più inclusiva che faccia sentire tutt* a casa perché io mi voglio sentire sempre così: a casa.

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