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Intervista a Missey - "mai sentita una singola differenza rispetto agli uomini"









Francesca Sevi, in arte Missey, classe 1995, nasce a Foggia e si trasferisce a Milano nel 2018 per la musica.

Missey è una cantante emergente, giovane promessa della contemporany R&B italiana.








Photo by Studio Cemento, Arianna Puccio


Francesca l'ho incontrata per la prima volta quest'estate a Pisa, nella piazza principale, abbiamo parlato e bevuto e in lei ho percepito subito una grande sensibilità e affinità. Per dare voce al mondo femminile nel panorama musicale ho pensato subito a lei, alla sua voce particolare, al suo stile e al suo essere così giovane in modo da poter percepire il disagio della nostra generazione. Volevo dare voce ad una donna che stimo tantissimo e con la sua musica riesce ad accarezzarmi nei giorni più neri.



Photo by Studio Cemento, Arianna Puccio


Cominciamo. Parlaci un po’ di te, chi è Missey?


Missey è un mood sad-solitario, un flusso di coscienza inserito nella natura. La natura è infatti la mia più grande ispirazione e spesso l’unica compagna che ha curato serate disastrose. La continua evoluzione degli elementi naturali attorno a me, la dinamica secondo cui si muovono mi suggerisce le risposte, riesce a mettere in moto la mia fantasia e penetrare nella mia scrittura. Ed è così che cerco di scrivere, mirando alla stessa consistenza di un temporale, di un campo di nebbia, di una foglia.

Sei una cantautrice emergente, raccontaci un po’ la tua storia con la musica, com’è nata, il tuo percorso, le difficoltà, come ti sei avvicinata al tuo attuale genere, ossia l’R&B?


L’R&B ed io siamo vicini da quando sono un’adolescente. L’intenzione che sentivo nelle voci di artisti come Stevie Wonder, Erykah Badu, Lauryn Hill ha fatto sì che li elevassi subito a miei modelli, le loro voci mi trasmettevano grande forza e coraggio e quando ho cominciato ad ascoltare questo mondo, io non lo ero affatto. Sono sempre stata una persona super timida e silenziosa fino ai 17 anni, quando mi sono resa conto per la prima volta che la mia timidezza mi stava facendo accerchiare da persone che non avevano idea di chi fossi davvero, che mi volevano bene, ma mi ritenevano banalmente priva di interessi. A mio modo cercavo di convincerli che fossi interessante anche io, ma mi sembrava di non avere prove adatte a fare da testimone. Ho sofferto tanto fin quando non ho capito che l’errore era anche il mio: dovevo imparare a tirare fuori la mia voce anche io con coraggio, a prescindere dal piacere o meno agli altri. Così ho deciso di mettermi sotto e presentarmi da completa sconosciuta a jam, contest, cori, concerti e matrimoni pur di farmi conoscere e non senza fare brutte figure ovviamente. Lo stesso è stato una volta a Milano, ho deciso che dovevo mettere il turbo, per me stessa, prima che per la mia musica.


Com'è stato spostarsi da Foggia a Milano per te a livello musicale, ma anche personale?


Era la cosa giusta da fare, a Foggia ho imparato a corazzarmi per bene, a livello musicale e personale. Ho maturato la mia personalità e i miei progetti, ma li ho tenuti per me, per difenderli. Spostarsi a Milano ha significato testare l’armatura che mi ero costruita, non più da sola, ma con mia sorpresa in “squadra”: ho conosciuto tante persone dalle mie stesse visioni e prospettive, come tante persone diversissime da me, ma con la medesima corazza addosso, la mia stessa indole. Foggia mi ha insegnato ad essere una ragazza determinata e combattiva, e di questo le sarò sempre grata, Milano mi ha fatto capire che esserlo era una buona cosa.


I testi che scrivi sono spesso di natura autobiografica, mettere nero su bianco, come ti fa sentire? Di cosa parli principalmente?


Mi fa sentire molto bene! Finalmente parlo di un sacco di cose di cui non ho mai parlato prima, della mia infanzia, le mie delusioni e riprese, in un modo mio, che prima credevo fosse incomprensibile agli altri. Mi sono spesso sentita sola nella musica, fin quando non sono arrivati i primi pezzi in italiano, che hanno stravolto tutto. Con mia grossa sorpresa, in tantissimi si sono rivisti nei miei brani, per tanti incredibilmente sono stata anche d’aiuto. Ed io ho smesso in quell’istante di sentirmi sola, scrivere è diventato fantastico perché mi permetteva di sentirmi vicina ad altri, fuggire dalle mie sindromi di abbandono e allo stesso modo mi dava la possibilità di fare da supporto io stessa a chi ascolta.


Photo by Studio Cemento, Arianna Puccio


Com’è per una ragazza entrare nel mondo della musica di questi tempi? C’è una sorta di discriminazione o limitazione? Rispetto ai tuoi colleghi uomini senti delle differenze? Quali?


Mai sentita una singola differenza rispetto agli uomini, non mi sono mai posta il problema, volevo fare la mia roba e sentivo di meritare il mio spazio come chiunque altro. Per quanto riguarda la scena attuale, credo che non ci sia stato finora un momento più propizio per una ragazza di entrare nel mondo della musica! Tanti artisti famosi e non, attivisti, sia uomini che donne, importanti organismi e realtà diverse negli ultimi hanno abbracciato il tema, mettendo su eventi, programmi, opere ecc. che facessero capire alle donne che potevano sentirsi al loro agio nel mondo della musica, e pensare in grande come gli uomini. C’è però anche chi supporta questa tematica puramente per business: si nota, mi fa male, ed è un peccato, perché così la vera limitazione e discriminazione viene rigirata verso gli uomini, quindi ancora una volta manca parità, si finisce col confezionare PER FORZA prodotti al “femminile” di opinabile qualità, che non rappresentano davvero l’essere umano, prima che la donna, e ci riportano indietro di anni.


Ti è mai capitato di essere sottovalutata, sminuita o di essere vittima in quanto donna all’interno del panorama musicale?


Purtroppo sì, ci sarebbe davvero una lista lunga di episodi, ma in realtà non mi sono mai sentita scalfire davvero dal punto di vista musicale/lavorativo, quanto da quello personale ed è quello che ho curato nel tempo. Questo perché, certi atteggiamenti deleteri dimostrano che certe persone non sanno di che parlano, non stanno davvero lavorando con la musica, non hanno gli strumenti tecnici e morali, e non li avranno mai.


Se potessi scegliere una frase di una tua canzone che meglio ti rappresenta, quale sarebbe? Perché?


"Chi guarda i miei occhi vede una tristezza che conosco bene ma che non cancellerò.”

Nessuno strano ma vero, con questa frase, credo così esplicativa, mi hanno rappresentato gli altri prima di me, ancor prima che la scrivessi. Mi sono spesso ritrovata a parlare con sconosciuti o appena conoscenti di robe random, e ad un certo punto qualcuno esordiva con un “secondo me tu sei triste, ti si vede dagli occhi” e io presa alla sprovvista cercavo di negare.. senza grossi risultati però.


Se potessi dare un consiglio alle future ragazze che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso, cosa diresti?


Ascoltate tantissimo quello che vi piace, ma ascoltate anche cosa gira davvero in giro, non per svendervi (mai farlo) ma per intercettare tendenze, eccellenze ed eccezioni sempre utili per crescere e migliorare, e soprattutto per cavalcare certe onde. Esempio, Beyoncè nel 2018, con “APESHIT” si addentra nel mondo Trap, chi può dire che si sia svenduta? La Trap è un genere che non ha niente di meno rispetto agli altri, ha una sua estetica e qualità, oltre ad essere il genere più mainstream al mondo oggi. A Beyoncè veniva bene anche la Trap, quindi perché non essere versatili se si è capaci?