KUBE

  • Viola Vazzana

"Interviste Emergenti": la stella dell' afrotrap italiana, Epoque

Interviste Emergenti non ha generi prediletti, non ha confini, ne limiti, e spazia, soprattutto dove l'industria musicale italiana sposta lo sguardo.


Il suo nome è Janine Tshela Nzua in arte Epoque, classe 1994, artista, cittadina del mondo, che muove la sua musica con naturalità tra l'italiano, il francese e il lingala, rendendo ancora più speciale l'essere una promessa dell'afrotrap italiana, a cui ancora non si dedica abbastanza attenzione.


Le sue origini sono in Congo e vive a Torino. Il suo stile guarda all'Africa e alle seconde generazioni della vicina Francia, ma anche dell'Italia.

Ha quattro singoli pubblicati, l'ultimo è fresco fresco di stampa e ne parlerò meglio con lei.


Nonostante i suoi impegni per l'uscita del nuovo singolo, sono riuscita a fare una stupenda telefonata con lei, scoprendo un'artista piena di energie positive, umile e professionale e, ovviamente, mi sono fatta raccontare qualche chicca sul suo percorso; anche questa volta le presentazioni le ho volute lasciare a lei.


Ciao Kube sono Epoque, un'artista con origini congolesi, ho iniziato il mio progetto musicale un anno fa, dove ho deciso di intraprendere questo percorso di musica moderna con influenze africane, chiamato anche afrobeats. Nei miei testi mescolo la mia lingua di origine, il Lingala (dialetto congolese), con il francese e l'italiano; li uso per raccontare la mia storia, ma anche la storia dei miei compaesani e coetanei, mi piace esprimermi attraverso queste esperienze.


Vorrei soffermarmi sul genere, l'afrobeats/afrotrap. Sicuramente parliamo di una categoria musicale sottovalutata e non ancora mainstream per il pubblico medio italiano, ci sono pochi artisti che scelgono questa strada; cosa ti ha portato a fare questo tipo di scelta? E mi interessa sapere anche come si sviluppa, in questo caso, il tuo processo creativo?


Il progetto è partito più di un anno fa e, sia io, che il mio produttore Di Gek, che faceva musica già da prima di me, siamo persone alla ricerca di cose nuove e diverse per avere sempre più stimoli ed esperienza. Infatti, è iniziato tutto quasi come un gioco poi, sperimentando insieme, è nato questo genere, già famoso in Francia; ci siamo chiesti se avrebbe potuto funzionare anche con l'italiano e, provandolo, siamo arrivati alla conclusione che effettivamente viene molto bene. Anche il fatto di aver firmato con Virgin Records (Universal), ha confermato le nostre aspettative. - Continua specificando - Sono arrivata a fare musica afro perché principalmente qua non la fa nessuno, non mi interessa fare qualcosa di molto simile a quello che già fanno tutti, voglio fare la differenza con un progetto originale e che mi rappresenti. Ho deciso di fare afrobeats anche perché è quello che so fare meglio. Ho ascoltato musica africana da quando sono nata ed ha influenzato anche il mio modo di cantare. Sicuramente è un genere ancora un po' di nicchia, ma le cose si stanno evolvendo e si stanno creando altri sottogeneri, è giusto cambiare.




Sono d'accordo con te, credo ci sia davvero bisogno di un cambiamento in Italia su questo tema e sono felice che tu abbia voluto fare questa scelta. Per di più, essere un'artista donna afro italiana in questo paese, purtroppo, non è per niente una passeggiata; come cerchi di abbattere questi pregiudizi sociali, di genere e anche artistici? E cosa pensi possa aiutare a smuovere la situazione in un'industria musicale italiana che continua a non essere inclusiva?


Io ho un obiettivo, che è anche una speranza; il fatto di essere un'artista, essere a 360 gradi me stessa e quindi rappresentare delle ragazze afro italiane come me. Io non ho avuto punti di riferimento da poter seguire qua in Italia, mentre guardavo più che altro le donne che facevano la differenza all'estero, come Naomi Campbell, Tyra Banks, ecc.. - aggiunge - ho visto comunque che tramite i social ormai, è molto più facile collegarsi o conoscersi, quindi anche dire la propria opinione, in maniera naturale attraverso il mio profilo e la mia musica, parlare di esperienze simili a ragazzi come me, è il messaggio più forte e più diretto.


Bisogna fare musica bella, cercando di dare il 100 per 100 e io sto lavorando principalmente così. A livello artistico cerco di dare molto perché è il mio modo di comunicare e, secondo me, se la musica è forte e prende, se ci si riesce ad esprimere tramite essa e ad aggiungerle anche il proprio bagaglio culturale, mescolando tutto nel modo giusto in modo che venga capito, allora si sta aiutando a smuovere le cose. Io mi muovo così e cerco di dare il buon esempio, di dire la mia e di essere abbastanza trasparente sulle mie opinioni.


Credo che tu faccia più che bene e si riflette perfettamente nella tua musica. Musica che vorrei approfondire con te (ovviamente); E' cambiato qualcosa, anche solo nel processo creativo, dai tuoi primi singoli agli ultimi che hai pubblicato?


Allora, all'inizio era più una ricerca nel suono, nel far combaciare la lingua italiana con un suono decisamente più etnico. Con "Petite" invece c'è stata un'apertura diversa, ho voluto raccontare un' esperienza personale con un ragazzo, dove sono stata "manipolata" per il colore della mia pelle, cercando di dare un punto di vista positivo, nonostante fosse un momento terribile, perché comunque ero anche più piccola. Avendolo cantato esplicitamente, ha avuto molto più riscontro sul pubblico. E' stata comunque, una delle esperienze che mi hanno fatto capire che, sotto certi aspetti, le cose si possono essere viste anche in modi diversi e, inoltre, mi ha impedito di essere naturale per un periodo della mia vita. Da lì ho iniziato a capire che è giusto esprimersi in questo modo, raccontando e condividendo esperienze, cercando di non far sentire nessuno da solo e ho cercato di capire cosa le persone volessero sentire. La cosa difficile per me adesso è riuscire a fare qualcosa di ancora più nuovo, cerco sempre di evolvermi con Di Gek in ogni pezzo, cerchiamo suoni nuovi, moderni. - dice sorridendo - Ormai nel 2021 si è sentito di tutto, veramente di tutto. Vogliamo non cascare nel banale e quindi trovare anche sempre più argomenti sensibili. Mi piace trattare questi temi, mantenendo comunque un suono moderno e figo, credo che questa sia l'evoluzione che stiamo prendendo.




Un percorso che si riscontra quando ascolti la tua musica; come infatti possiamo notare anche nel tuo ultimissimo singolo "Boss (io & te)" uscito il 31 marzo sotto Universal, ti va di parlarcene un po'? Quali sono le aspettative e i progetti futuri?


Mi risponde ridendo - Cerco da sempre, in qualsiasi cosa, di non darmi aspettative, la prendo tipo ho detto quello che dovevo dire, la canzone mi piace, va bene vediamo come va. Più che altro perché siamo tutti diversi e ogni mia canzone ha un diverso impatto, nel mio piccolo spero di far capire il messaggio così com' è, come in questo singolo. Parlo di una ragazza con il suo fratellino che vivono in una situazione abbastanza disagiata, dove i genitori non possono esserci per motivi lavorativi, parlo di tutti quei ragazzi che crescono troppo in fretta e si perdono molte cose nella vita, vorrebbero una possibilità per loro e per i propri fratelli/sorelle. Molte persone enfatizzano troppo la parte negativa, ovvero il fatto di prendere una brutta strada o scelte sbagliate perché non si ha abbastanza forza, mentre ci sono tanti ragazzi coraggiosi e forti che invece decidono di crescere e fare qualcosa, magari, al posto dei genitori assenti. Spero che questo messaggio riesca a far capire che c'è un problema e che i ragazzi, come i genitori, hanno bisogno di un supporto, di strumenti per poter vivere e far vivere al meglio.

Mentre i prossimi progetti promettono bene, sono contenta che Universal creda in noi e ci stia aiutando, a me e a Di Gek, nel riuscire in questo nuovo percorso musicale. Abbiamo tante idee e tanta musica in archivio.


Quindi prossimamente potremmo ascoltare un tuo album?


Vedremo, vedremo...


Lo spero vivamente per te e perché voglio ascoltare tanta altra tua musica e, per concludere, degli elementi che non possono mancare nella tua musica?


L'assolo di chitarra afro è la firma che metto nelle mie canzoni e un bel vocalizzo stile Papa Wemba, un cantante congolese.


Grazie mille per aver fatto questa telefonata con me, è stato proprio un piacere!


Grazie a te Viola, ne sono felice!


Se non lo avete ancora fatto, andate subito ad ascoltare il nuovo singolo di Epoque perché è una bomba (io ce l'ho già in loop da quando è uscito)e lo trovate come sempre, nella playlist dedicata ad "Interviste Emergenti"!