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  • Viola Vazzana

L'evoluzione del Jazz: 100 anni e non sentirli

Il jazz è musica trionfante, concentra in sé le sofferenze, e ci permette di superare le difficoltà della vita. È un dono di Dio agli uomini; è un dono della cultura afroamericana a tutta l’umanità. (...) Il jazz parla per la vita. Il blues racconta la storia delle difficoltà nel vivere. Le più dure realtà della vita sono state messe in musica, e ne sono state trasformate con una nuova speranza o un senso di trionfo. (...) Il jazz moderno ha continuato questa tradizione, cantando le canzoni di un’esistenza urbana più complicata. Quando la vita stessa non offre più né ordine né significato, il musicista crea un ordine e un senso dai suoni.

Il 30 aprile è la giornata internazionale dedicata ad uno dei generi immortali della storia, il Jazz! È importante riflettere sul valore non soltanto artistico, ma anche culturale e implicitamente politico di questa musica sempre attualissima, il jazz, espressione artistico culturale di un paese chiuso in se stesso, succube della paura, irretito dai richiami funesti del razzismo e della discriminazione, a partire dagli inizi degli anni ‘20.

New Orleans, vicino alla foce del fiume Mississippi, ha svolto un ruolo chiave in questo sviluppo. La popolazione della città era più diversificata che in qualsiasi altra parte del sud e persone di origine africana, francese, caraibica, italiana, tedesca, messicana e indiana americana, oltre che inglese, interagivano tra loro.


Una forma d’arte, nata più di un secolo fa in quel ribollente crogiolo culturale di New Orleans dove, per la prima volta, ex-schiavi di origine africana e immigrati giunti da ogni parte d’Europa, invece di chiudersi ognuno nella propria bolla, grazie alla musica, cominciarono ad elaborare un linguaggio comune ed universale, fino ad evolversi in tutte le sue declinazioni e i generi con cui, nel tempo, ha evoluto il suo dialogo (rock, musica etnica, pop, elettronica e perfino rap).


Il jazz può esprimere molte emozioni diverse, dal dolore alla gioia pura, spesso utilizzata come strumento di sensibilizzazione ai diritti umani. Nel jazz, puoi sentire i suoni della libertà, perché la musica è stata una voce potente per le persone che subivano discriminazioni a causa del colore della pelle o perché vivevano in un paese governato da un dittatore.


L'evoluzione del jazz è stata guidata da una serie di musiciste e cantanti brillanti come Alice Coltrane, Billie Holiday, Etta James, Dinah Washington, Betty Carter, Ella Fitzgerald, Melba Liston, Hazel Scott e Nina Simone. Tra questo elenco di artiste meravigliose, alcune spiccano (per fama) più di altre:

Billie Holiday (Philadelphia, 1915) aka "Lady Day", la stella del Cafè Society, attrice e cantante iconica, definita anche la regina del jazz. Alcuni dei suoi singoli rimarranno immortali per la storia della musica, come "Blue Moon", "Dream a little dream of me" con Louis Armstrong, "April in Paris" e "Strange Fruit".Nel 1938, assunta da Artie Shaw, è una delle prime cantanti black a esibirsi con un’orchestra di bianchi ed anche la prima artista afrodiscendente ad andare in tour nel Sud della segregazione con un’orchestra di bianchi. Nel 1956 scrive "La Signora canta il blues", la sua autobiografia, da cui fu tratto anche un film con Diana Ross nel 1973. Una leggenda.


Ella Fitzgerald aka la "First Lady of Song", è una delle voci più iconiche della storia della musica. Infanzia tra orfanotrofi e quartieri malfamati, il debutto a diciassette anni all'Apollo Theater di Harlem, venticinque milioni di dischi venduti, 3 album prodotti con il re Louis Armstrong, tour mondiali, una serie di spettacolari compositori a sua disposizione, da Gershwin a Porter, da Berlin a Ellington, vinto 14 Grammy e la prima ad abbattere le rigide divisioni tra canzone pop e standard jazz.







Nina Simone, l’interprete che negli anni Sessanta raccolse la loro eredità. Eunice Kathleen Waymon, nata a Tryon, cittadina della Carolina del Nord. Trascorse l’infanzia e l’adolescenza sottomettendosi alle leggi e ai divieti che la pratica della segregazione imponeva alla sua comunità, e questo la segnò profondamente. A sei anni iniziò la sua formazione classica e fu la prima autrice afroamericana a conoscere il successo a Broadway con la pièce " Raisin in the Sun", nel 1959, che vinse il primo New York Drama Critics Circle Award assegnato ad una donna nera. Nel 1963 anche in seguito ad un attentato in cui persero la vita quattro bambine afroamericane, compose la sua prima canzone di protesta, "Mississippi Goddam" (Maledetto Mississippi).

«All I want is equality, For my sister, my brother, my people, and me».

E, come sappiamo, quello è stato solo l'inizio di una carriera tra musica e politica.



Il genere si sviluppò in modo esponenziale tra il 1915 e il 1940, diventando la musica da ballo dominante tra il 1930 e il 1940, anni in cui i brani delle big band si trovavano regolarmente ai primi posti delle classifiche. A questo periodo seguirono diversi decenni in cui si caratterizzò in maniera crescente come una musica d'arte, tipicamente afroamericana. Nel frattempo, il pubblico statunitense del jazz si assottigliò, mentre la musica destava un crescente interesse in Europa e nel resto del mondo.

Questa tendenza raggiunse l'apice negli anni sessanta con il movimento free jazz, che mirava all'emancipazione totale del musicista. Seguì un periodo di involuzione e di marginalizzazione che terminò negli anni ottanta, durante i quali una generazio

ne di giovani musicisti infuse nuova vita perseguendo diverse tendenze: nacquero così diverse scuole di jazz europeo, uno stile mainstream e diverse contaminazioni che proseguivano l'esperienza fusion arrivando ad uno stile che viene detto acid jazz o che guardavano con interesse alle tradizioni musicali etniche di tutto il mondo.

Anche l'industria discografica è tornata ad interessarsi delle sonorità del jazz promuovendo vari artisti specialisti di smooth jazz e jazz rap, un tipo di jazz estremamente alleggerito e al passo coi tempi.

Il fatto che, un genere nato più di 100 anni fa, sia ancora così rispettato ed utilizzato da artisti e musicisti internazionali, penso faccia capire la forza politica, sociale e musicale che si porta dietro.


Anche per questo ci tengo a lasciarvi una selecta di cantanti del 21esimo secolo che hanno ripreso questo genere, utilizzando sfaccettature diverse e riproponendolo nel migliore dei modi.


Amy Winehouse ("Body and Soul", "Love is a Losing Game", "Our Day Will Come", "The Girl from Ipanema")

Erykah Badu ("Orange Moon", "Green Eyes", "Rim Shot")

Norah Jones ("Come away with Me", "Sunrise", "Turn me On", "Shoot the Moon")

Alicia Keys ("If I Ain't Got You", "A Woman's Worth", "Unbreakable")

NoName ("Song 32", "Ace", "Yesterday", "Self")

Sade ("Smooth Operator", "No Ordinary Love", "The Sweetest Taboo")

Isatta Sheriff ("Laid Back", "Crucial Conversations", "Forget About the Fame")


e aggiungo due collettivi davvero interessanti, che sviluppano il jazz in maniera davvero attuale e con contaminazioni che arrivano da tutto il mondo: Ezra Collective e Jazz Liberatorz.


Per gli amanti della musica italiana, vi metto un'altra selecta di alcuni artisti/collettivi con forti influenze jazz:


Raphael Gualazzi

Simona Molinari

Sans Soucis

Davide Shorty

Studio Murena

Funk Shui Project


Come sempre vi regalo una playlist dedicata per scoprire insieme nuove chicche!