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  • Adriana Del Mastro

L'inclusività nella moda: cosa nasconde il dietro le quinte



In occasione del Black history month, ci sarebbe piaciuto dedicare spazio ai brand italiani di moda e accessori con a capo designer di colore, con l’auspicio di far conoscere nuove e valorose piccole realtà, purtroppo una missione destinata a fallire. Perché? Presto detto!


Sempre più la moda si dipinge come un mondo corretto e inclusivo, rappresentato da donne e uomini di ogni taglia e cultura. Quasi tutte le campagne visual dei brand che vediamo, hanno come focus il principale ed imponente tema dell’inclusività. Quello che un tempo era il monopolio bianco su riviste e passerelle è ormai sorpassato (e per fortuna aggiungeremmo).

Ma quanta realtà c’è il tutto questo? Oltre alla splendida facciata cosa c’è?

L’inclusività tanto decantata nelle immagini di campagne e riviste di moda, non sembra purtroppo avere un reale riscontro nel dietro le quinte.


Scrivendo questo articolo ci siamo trovate davanti alla dura realtà di non avere in Italia un’adeguata rappresentanza di brand (anche di piccole dimensioni) capeggiati da italiani non bianchi. Possiamo affermare che la nostra ricerca ha portato a un risultato così limitato da essere difficilmente giustificabile.


A sollevare il problema però non siamo certo le prime. Qualche mese fa, in occasione delle rivolte di Black lives matter (fatto di cronaca sorpassato solo all’apparenza) la voce della moda italiana più forte è stata di Stella Jean.

Stella Jean, founder e first designer dell’omonimo brand, è al momento l’unica donna di colore iscritta è rappresentata da Camera Moda Italia. Le sue parole in quell’occasione, rivolte a tutto il settore moda italiano, sono state dure ma corrette: non c’è abbastanza rappresentanza di professionisti neri: "L’idea è che la moda sia un ambiente progressista per antonomasia ma che alla prova dei fatti si scoprono roccaforti sovraniste che difendono un’idea di Made in Italy bianco".



Ma le parole di Stella Jean non sono state fini a sé stesse: un barlume di speranza inizia a vedersi. In seguito alla lotta più sociale che personale portata avanti dalla designer, Camera Moda Italia ha deciso di supportare e finanziare uno specifico progetto finalizzato alla scoperta di giovani talenti di colore nella moda italiana. Il progetto del collettivo, nato in collaborazione tra Stella Jean e Camera moda, include altri due grandi nomi: Michelle Ngonmo, fondatrice dell’ Afro Fashion Week, e Edward Buchanan, direttore creativo del brand Sonsovino 6. Grazie al loro lavoro, quest’anno alla fashion week milanese assisteremo (digitalmente) alle passerelle di 5 fashion black talents, in uno show programmato per il primissimo giorno della settimana modaiola, intitolato “We are Made in Italy”. I cinque nomi sono: Joy Ijeoma Meribe del Camerun (Modaf Designs), Karim Daoudi, Claudia Gisèle Ntsama (Gisfab), Fabiola Manirakiza (Frida-Kiza); Mocodou Fall (Mokodu).

Perché questi ragazzi non siano riusciti ad emergere prima grazie alle loro potenzialità non c’è dato sapere, ma Michelle Ngonmo ci ha dato un piccolo suggerimento su una possibile e più che probabile chiave di lettura, affermando che: “il razzismo esiste ovunque, anche nella moda, e mi spaventa un po' che ora ci sia attenzione perché questi stilisti sono neri e non perché sono bravi”.


Qualsiasi siano le ragioni che hanno trattenuto questi talenti fino ad oggi, siamo fiere di poter vedere finalmente un piccolo momento di svolta all’interno della moda italiana, auspicando che non sia un caso isolato, ma una reale apertura. Colmare il gap che c’è tra la mera rappresentazione dell'inclusività e la concreta parità non sarà un cambiamento che vedremo dall’oggi al domani, ma non c’è tempo da perdere, siamo già in ritardo!

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