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  • Francesca Sarati

L'ironia pungente di Elizabeth Bennet e lo spirito iracondo di Black Mamba

Badate che diventare femministi è un processo lungo e tortuoso. Inizia con una sorta di epifania: è forse colpa del patriarcato? E che cos’è dopotutto questo patriarcato?

Con la ragionevolezza che oggi credo mi contraddistingua, ho indagato a lungo nella speranza di cogliere i miei germogli femministi. Ne ho trovati diversi, ma oggi vorrei concentrarmi sui due personaggi che più mi hanno aperto gli orizzonti contribuendo a quello che considero un Big Bang femminista.

L’essenza della teoria del Big Bang sta nel fatto che l'Universo si sta espandendo e raffreddando. Lei noterà che non ho detto nulla riguardo a una "esplosione". La teoria del Big Bang descrive come il nostro universo evolve e non come esso iniziò.

Di fatti, utilizzando le parole dell’astronomo canadese Jim Pebles che nel 2019 ha vinto il premio Nobel per le sue straordinarie scoperte in cosmologia fisica, vorrei farvi capire che non so dirvi esattamente quando ho acquisito consapevolezza e tantomeno ricordo vividamente la mia vita prima del femminismo, in fin dei conti un po’ me ne vergogno. Tuttavia non devo farmene una colpa, il patriarcato cerca di occultare quello che più lo infastidisce cercando di gettarlo nell’oblio o ai margini delle società, è suo desiderio quello di crogiolarsi nelle coercizioni che esercita tenendosi stretti i diritti.


Quando la rabbia universale (nella misura in cui è personale, di tutte le donne e di tutte le minoranze) si tempra e raffredda - senza svanire - accadono grandi cose: ricca di una consapevolezza nuova, conscia del nemico comune quale l’istituzione secolare patriarcale, plasmi il tuo sguardo e ti senti tremendamente in dovere di fare qualcosa. Spazziamo via il sistema maschilista, uccidiamo il patriarcato attraverso la cultura!

Senza indugiare oltre, vorrei parlarvi di Elizabeth Bennet e di Beatrix Kiddo, ma senza spoiler.


La famiglia è composta dai coniugi Bennet e dalle loro cinque figlie: Jane, Elizabeth detta Lizzie, Mary, Catherine detta Kitty e Lydia


Quando il ricco e celibe signor Bingley si trasferisce a Netherfield, l’intento della signora Bennet è quello di combinare un matrimonio con una delle sue figlie. Il signor Bingley è giunto alla tenuta in compagnia delle sue due sorelle, Caroline e la signora Hurst, del marito di quest'ultima e del suo più caro amico, il signor Darcy. È immediatamente evidente la grande ammirazione di Bingley per Jane. Al contrario, Darcy non mostra alcun interesse per la compagnia e viene etichettato come orgoglioso.


Elizabeth rifiuterà il matrimonio con il signor Collins, suo cugino nonché legittimo erede della proprietà dei Bennet, nonostante il risentimento della madre. Mortificherà i sentimenti del signor Darcy e piangerà la sorella Lydia che, scappata con l’ufficiale Wickham, metterà in ridicolo la sua famiglia. L’epilogo di questo romanzo dai drammi moderati è il matrimonio di Elizabeth con il signor Darcy e di Jane con Bingley.


Orgoglio e pregiudizio, ritratto brillante della società dell’Ottocento, ci presenta un personaggio ancora attuale: Elizabeth Bennet

Orgoglio e pregiudizio, ricco di umorismo vitale e piacevoli elementi bucolici, è il romanzo più conosciuto e apprezzato della scrittrice inglese Jane Austen. Questo romanzo, pubblicato nel 1813, la rende a tutti gli effetti una femminista ante litteram. Tuttavia è necessario considerare il periodo storico in cui visse senza cadere in banali anacronismi e fuorvianti critiche.

Lady Catherine: “Lei esprime le sue opinioni in modo molto deciso per essere così giovane. Di grazia, quanti anni ha?” Elizabeth:“Come può, sua signoria, aspettarsi una simile confessione da chi ha tre sorelle più giovani già in età da marito?” Lady Catherine sembrò molto sorpresa di non ricevere una risposta diretta, ed Elizabeth sospettò di essere la prima persona che avesse osato non prendere sul serio tanta dignitosa impertinenza.

Elizabeth è capace di correre per i campi per soccorrere una sorella malata incurante della propria sottoveste che si insudicia e dello scherno delle sorelle di Bingley. È una ragazza impertinente, capace di reggere le invettive e gli insulti di Lady Catherine de Bourgh. È una sovversiva: si nasconde apparentemente dietro il rispetto delle convenzioni sociali, ma al momento opportuno tira fuori la sua ironia pungente. Cosa può fare Elizabeth, dopo l’umiliazione subita al ballo di Netherfield da parte di Darcy se non scherzarci subito sopra?

Darcy parlando di Elizabeth a Bingley: “È passabile, ma non così bella da tentarmi, e al momento non mi sento disposto a prendere in considerazione le giovani donne sdegnate dagli altri gentiluomini.” Elizabeth (che aveva sentito) rimase con i sentimenti poco cordiali nei suoi confronti. Tuttavia raccontò l’episodio alle amiche con molto spirito, perché aveva un carattere vivace e scherzoso e si divertiva a cogliere il lato comico di ogni cosa.

Austen è una formidabile critica femminista


La sua voce è gentile, ammorbidita dai matrimoni che concludono i libri e dal senso dell’umorismo. Tuttavia c’è anche una solida presa di posizione femminista, che suggerisce che Austen era in linea con una delle questioni più accese della sua epoca: il ruolo delle donne nella società.

Austen risulta essere una realista, una persona che sa che la vita è difficile, in special modo per le donne. Ma piuttosto che concentrarsi su come le restrizioni sociali possano causare a una donna un collasso nervoso, si dedica alle capacità di raziocinio di cui le donne hanno bisogno per sopravvivere, un principio che è l’istanza fondamentale del femminismo. La scrittrice era decisamente consapevole della natura del matrimonio come istituzione economica.

Le sue storie riguardano la realtà delle donne del diciottesimo secolo che vivevano una vita chiusa nella camicia di forza del decoro.

Anche se tutte le eroine di Austen si sposano, non tutti i suoi matrimoni sono buoni. Non c’è dubbio che Elizabeth Bennet sia molto fortunata nell’ottenere un marito ricco e rispettabile, ma non è così per la sua amica, Charlotte Lucas. Charlotte, che non ha né la bellezza né il fascino di Elizabeth su cui poter contare, riconosce la scialuppa di salvataggio non appena la vede. Il suo matrimonio con Mr. Collins ci mostra lo sguardo acuto e consapevole di Austen a proposito della convenienza economica di un matrimonio. Le cerimonie nuziali sembrano ricevere così poca attenzione nell’opera di Austen perché, come Charlotte ricorda al lettore, la felicità è questione di fortuna e il matrimonio offre una condizione di sicurezza. Ciò che conta davvero nei romanzi è la vita reale delle donne.


Spietata Black Mamba


Una sposa ferita e coperta di sangue; passi di stivali su un pavimento di legno. Il misterioso uomo con gli stivali, Bill, ha sparato in testa alla Sposa, incinta di suo figlio. La Sposa si sveglia nel suo letto d'ospedale grazie a una puntura di zanzara, proprio quando l'infermiere Buck sta per farla stuprare da un camionista.

Kill Bill: volume 1 e volume 2 sono due film diretti da Quentin Tarantino usciti rispettivamente nel 2003 e 2004.

Protagonista della storia è La Sposa, (interpretata da Uma Thurman) nome in codice Black Mamba membro della Deadly Viper Assassination Squad, spietata squadra di killer guidata da Bill. Quando realizza di aspettare un bambino dal suo capo, preoccupata per il futuro del nascituro, decide di cambiare vita e fugge in Texas sotto un'altra identità.

Qui incontra un giovane di cui s'innamora, e insieme programmano le nozze. Durante le prove del matrimonio, nella Chiesa dei Due Pini irrompono i suoi vecchi "amici" e massacrano tutti i presenti, riservando a Bill, accecato dalla gelosia, il colpo di grazia su La Sposa. Credendo di aver portato a termine la missione, gli assassini abbandonano la scena del massacro. Ma la donna è ancora viva e in coma viene trasportata in ospedale.


Dopo quattro anni La Sposa si risveglia nel letto di una clinica. In un attimo realizza cosa le è successo e che nel suo grembo non c'è più vita. Senza perdere tempo, mette subito in atto il suo piano di vendetta. Non troverà pace fino a quando non avrà sterminato coloro che le hanno distrutto la vita: Vernita Green, O’Ren-Ishii, Elle Driver, Budd e Bill. Compilata la sua lista di morte, si reca ad Okinawa, in Giappone, dove incontra il mitico forgiatore Hattori Hanzo: farà per lei una spada unica, che userà nel tentativo di riuscire nel suo obiettivo. Solo alla fine del volume 2 scoprirà che la figlia è ancora viva e si trova con il padre: Bill.


Beatrix Kiddo vuole vendetta e ripudia lo sguardo maschile


La figura femminile diventa spirito furioso, iracondo e vendicativo. Lo spettatore che assiste al combattimento tra Beatrix Kiddo e O-Ren nella scena finale del volume 1 non rimane affascinato e sedotto dalla figura femminile, ma si sente intimorito e l’invadente “sguardo maschile” subisce un ribaltamento. L’immagine femminile passiva tipica dei film hollywoodiani scompare: il soggetto femminile non è oggetto del piacere maschile, si emancipa e diventa attivo.


La violenza del Massacro ai Due Pini non è fine a se stessa, rappresenta la necessaria scintilla che serve a far divampare il fuoco della rabbia di Beatrix.

La squadra di Bill compie una vera e propri carneficina e non ha alcuna pietà per Black Mamba con in grembo sua figlia. Beatrix ha una certa superiorità morale rispetto agli altri personaggi dei film, si rifiuta di uccidere Vernita Green davanti alla figlia, anche se poi non sarà in grado di impedire alla bambina di assistere all’omicidio della madre.


Se ho azzardato nel definire Jane Austen femminista, lo stesso non posso dire di Quentin Tarantino. Lodevole la costruzione psicologica dei suoi personaggi femminili, tuttavia non credo di poterlo etichettare come femminista per una serie di buone ragioni, tra le quali l’utilizzo di un linguaggio tipicamente maschile e talvolta sessista trasposto anche sui personaggi femminili.


Mi permetto di concludere citando l’incidente avvenuto sul set di Kill Bill ai danni di Uma Thurman


Durante un’intervista al Times, Uma Thurman ha dichiarato di aver subito forti pressioni psicologiche da parte di Quentin Tarantino, in particolare per girare una scena in cui lei è alla guida di un’auto sparata in corsa, conclusasi poi con la stessa Thurman che va a sbattere contro un albero e provocandosi non poche lesioni. Alla richiesta di ottenere i filmati dell’incidente per decidere se procedere legalmente, se li vide negare dallo stesso Weinstein e anche i rapporti con Tarantino si deteriorarono.

Qualche tempo fa Thurman, che aveva poi ottenuto il video dal regista anni dopo, nel mezzo della bufera del #MeeToo lo ha diffuso su Instagram ritornando ad accusare Weinstein e gli altri produttori del film, nonché la CAA (l’agenzia che rappresenta molti attori di Hollywood), di averla abbandonata al suo destino.


Fonti:


Introduzione Isobel Armstrong, Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio, Grandi classici Mondadori.


Connessioni femministe: Jane Austen e Mary Wollstonecraft di Miriam Ascarelli, sito www.jasit.it


Laura Mulvey, Visual Pleasure and Narrative Cinema , saggio


Intervista a Uma Thurman, New York Times

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