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La naturalezza del debutto di Arlo Parks

"Collapsed in Sunbeans" è il primo album della meravigliosa e splendente Anaïs Oluwatoyin Estelle Marinho, aka Arlo Parks, artista londinese di origini franco-nigeriane-ciadane che, con semplicità, come fosse la cosa più facile, sta stregando un po' tutto il mondo.

© Alex Kuru

Seguo la sua carriera musicale già da un annetto, l'ho scoperta tramite un suo live per la pagina Youtube di Colors Studio (piattaforma piena di artisti validissimi) e aspettavo con ansia questo suo debutto. Sicuramente non ha deluso le mie aspettative, anzi.

Non dimentichiamoci che è una cantautrice di soli 20 anni, con la consapevolezza di una donna che ha vissuto una vita piena di emozioni. Le stesse emozioni che trasmette con le sue canzoni. La trovo un'artista con un'anima immensa, grande abbastanza da farla percepire benissimo all'ascoltatore; non puoi non amarla e sentire l'energia che vuole trasmetterti. Contempla la giovinezza quotidiana, la depressione, la solitudine e le relazioni con un bellissimo naturalismo viscerale. Tumulti che non fanno distinzione di orientamento sessuale o colore della pelle. Anche quando l'argomento può essere crudo e difficile, Parks lo affronta con un calore impressionante.


© Lillie Eiger

Dopo aver pubblicato il suo singolo di debutto 'Cola' nel 2018, la poetessa londinese ha ottenuto l'approvazione di quasi tutti; Michelle Obama l'ha inserita nella sua playlist annuale, Hayley Wililams (dei Paramore) l'ha inclusa nell'apertura del suo tour e ha collaborato con Phoebe Bridgers (cantautrice americana) nella cover di 'Fake Plastic Trees' dei Radiohead con Arlo Parks al piano e armonie. Direi niente male per una ventenne!

Raggiungere tutti questi obbiettivi in così pochi anni, fa capire quanto sia un'artista più che valida.



Il suo modo di scrivere canzoni è affettuoso e amichevole, senza mai sforzarsi troppo, sempre fresco e raccolto. Ogni canzone del suo album di debutto ha un messaggio di conforto, come nel singolo di apertura, 'Collapsed in Sunbeans', dove canta: “You shouldn’t be afraid to cry in front of me” o come in 'Hope',una delle mie preferite, dove ci dice: “We all have scars, I know it's hard. You’re not alone like you think you are”.

Le influenze eclettiche di Parks infatti si manifestano nei suoi testi, Thom Yorke, King Krule, Nujabes, Portishead e Jai Paul sono solo alcuni dei nomi da cui prende ispirazione.

"Collapsed In Sunbeams" si muove con plasticità dal bedroom pop scheletrico della sussurrata "Black Dog" ai ritmi più pimpanti di "Too Good" e "Green Eyes", dal neo-soul jazzato con rinforzo di pianoforte di "Hope" all'elettronica downtempo di "For Violet" o "Bluish", dal rap di "Portra 400" ai dolci riverberi dream-pop di "Caroline". Quest'ultima è la gemma più preziosa dell'album. Arlo racconta una lite di coppia cui ha assistito a distanza, dalla fermata dell'autobus. Le parole e la melodia, che scivola via dalla chitarra come fosse crema, sono così limpide che ci sembra di essere lì con lei. La fluidità delle chitarre r&b della sbarazzina "Just Go" fanno fluire perfettamente la seconda parte del disco.



Insomma è un'artista che colpisce dritto al cuore e all'anima, ascoltandola mi sono sentita compresa ed è proprio ciò che, per me, la rende così speciale.

In una parola: intimità.