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Lettera di A. - "Scrivo questa lettera per me stessa e per tutte le donne, abbiate coraggio!"

Qualche tempo fa A. mi ha scritto e abbiamo parlato un po'. A. mi racconta di lei, di quello che ha vissuto, di quello che pensa, che sente ed io l'ho ascoltata come se ci conoscessimo da una vita. Quello che mi ha colpita è che lei si è descritta come una ragazza qualsiasi con una storia qualsiasi, "la mia storia è come tante altre" mi dice ed io invece di "qualsiasi" non ci vedo proprio niente.

A. voleva solo fare una cosa: "Scrivo questa lettera a me stessa perché parlarne è la cosa più terapeutica da fare, ma la scrivo anche alle donne là fuori che pensano di non aver il coraggio."


La lettera che ha scritto A. fa male, io ho pianto. Mentre leggevo mi sono immedesimata così tanto che mi sembrava di averla scritta insieme a lei.

A. parla di violenza, di ingiustizia, di solitudine, di silenzi opprimenti, di rabbia, A. sembra parlare da una vita, ma nessuno l'ascolta. A. parla delle donne e alle donne, parla a sé stessa, al proprio mostro, ma alla fine ci regala una nota di speranza, di luce, di rinascita. A. ora ha 27 anni e ha trovato la forza di non dare a chi ci fa male il diritto di prendersi tutto ciò che siamo.


Photo by AlcohollyHypnos


Lettera di A:


"Ricordo che da piccola avevo paura di essere invisibile, tutti i bambini volevano un super potere, io volevo solo piacere a qualcuno.


Avevo una costante paura di non essere mai abbastanza simpatica, abbastanza carina, abbastanza alla moda, abbastanza in generale. Volevo le scarpe che avevano tutti, gli zaini delle mie compagne e l’astuccio rosa a tre piani, anche se ho sempre odiato il rosa.

Il momento più bello dell’anno però era ottobre, il mese di Halloween, l’unico momento in cui tutti i bambini si travestivano e la diversità era un pregio, il costume più originale ti faceva notare nel mucchio ed entrare automaticamente nel gruppo.


Ci rifletto spesso su questa cosa, il dover necessariamente piacere alle persone, il plasmarsi costantemente per rispettare un canone che qualcuno ha imposto in un’epoca storica che francamente ignoro. Non so perché mi facessi tutti quei problemi a 7 anni, ma so perché finisco per farmeli oggi a 27. Sono passati 20 anni da quando cercavo costantemente di non essere invisibile. Oggi ottobre non mi piace più così tanto e certe sere, una in particolare di questo mese, il potere dell’invisibilità mi sarebbe tornato davvero utile.


Non starò qui a raccontare del peso che hanno le mani sporche in faccia, né del rumore che fa il tuo corpo quando sbatte forte, né spiegherò come mai in Italia si perde il lavoro se provi a difenderti. Sono una ragazza normale, con una vita normale e ho avuto un’esperienza come tante altre. Non mi sento speciale e non ho interesse a sentirmi speciale per quello che ho vissuto. Di una cosa però ci terrei a parlare, ovvero di cosa la società insegna alle donne. Perché sì, è giusto avere il diritto di essere sé stessi senza che qualcuno sia autorizzato a fare battute o farti male, così come è importante lottare contro gli uomini che non sanno essere tali, contro la giustizia che non aiuta la causa, ma quello che facciamo poco e di cui personalmente avrei avuto più bisogno al mondo è parlare di quanto spesso le donne, se pur vogliano aiutarti, alla fine non lo fanno.


Con questo non voglio dire che le donne hanno delle colpe, voglio dire che c’è un problema più profondo che va oltre il machismo e tutte le tematiche di cui fortunatamente si comincia a parlare.



Viviamo in una società in cui se nasci donna la prima cosa che ti insegnano è prestare attenzione. Devi guardarti le spalle, non devi indossare la gonna troppo corta sui mezzi, devi cercare di non andare scollata a scuola o a lavoro, di non uscire tardi la sera e di non passare per i vicoli, ma per le strade principali. Nasci e ti spiegano che essere donna è un problema e peggio ancora ti spiegano che va bene così, che uno schiaffo sul culo fa ridere, che una battuta è solo una battuta e che sei tu che devi sapere come vestirti in certe occasioni. Ti insegnano che devi aver paura di vivere e spesso chi te lo insegna sono le figure femminili.


So perché c’è da aver paura, ne ho provata così tanta negli ultimi 27 anni da riempire un oceano, ma sono stanca di aver paura, perché quella paura diventa un limite quando ti trovi davanti al bivio tra il denunciare una cosa e il timore di perdere tutto, peggio ancora diventa un problema quando si finisce per giustificare o sentirsi in colpa per cose che non hai fatto.


La mia è una storia come tante, ma è il “come tante” che mi spaventa, perché dietro a queste storie non ci sono solo finti uomini, ma ci sono delle donne che hanno paura di vivere.


“Nel mulino che vorrei” mi piacerebbe che non avessimo paura, che il sostegno femminile partisse dall’insegnare alle piccole giovani donne il coraggio. Non parlo solo del coraggio di mostrare, di fregarsene dei canoni della società, di non depilarsi o di far vedere le imperfezioni, che ritengo fondamentale, ma prima di tutto il coraggio di uscire di casa senza paura. La forza di scegliere di non lavorare per persone malsane, il coraggio di non farsi trascinare a picco, la voglia di lottare per proteggere qualcuno e noi stessi.







Scrivo questa lettera a me stessa perché parlarne è la cosa più terapeutica da fare, ma la scrivo anche alle donne là fuori che pensano di non aver il coraggio.






Photo by shaza.wajjokh


Beh, voglio dirvi che il coraggio l’avete, è dentro di voi, forse nascosto a volte, e forse tanto pesante da tirar fuori, ma sta lì incastrato da qualche parte. Il coraggio non è mancanza di prudenza, ma è un’arma da tirare fuori non solo quando vi succede qualcosa di brutto, ma prima, nella vita di tutti i giorni, per voi ma anche per le donne che hanno bisogno di voi.


La mia storia è una storia che non si è mai risolta, ce ne sono tantissime, troppe, ma alla fine mi ritengo fortunata perché ho trovato il coraggio, che prima non avevo, di non vivere nella paura, di farmi accarezzare da chi amo, conoscere da chi mi vuole bene e di non dare in pasto il mio lavoro a nessuno. Ho trovato la forza di non dare a chi ci fa male il diritto di prendersi tutto ciò che siamo. Voglio dirvi che quella bambina di 7 anni che voleva piacere a tutti, quella ragazza di 20 e quella donna che diventerete è abbastanza, abbastanza forte per lottare, abbastanza forte per pretendere di più per sé stessa. Oggi più che mai."

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