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  • Chiara Franco

Libertà sessuale e consapevolezza di se stess*


Photo by Mary Ellen Mark, Tiny in her Halloween Costume, 1983


Esiste una categoria di considerazioni e mansioni pratiche che da un certo punto della vita in poi quasi sicuramente inizi a fare tue e che a livello sociale ti rendono in qualche modo una persona degna di essere definita adulta. Sono cose tendenzialmente alienanti che richiedono significativi sforzi e restituiscono soddisfazioni pressoché nulle, tipo pagare le bollette entro la data di scadenza, presentarsi puntuali al lavoro (anche presentarsi e basta vale) o fare il cambio di residenza e quindi smetterla di farsi recapitare le multe per divieto di sosta a casa di tua madre. Ora, sottoscritte l’utilità e la necessità di quanto detto sopra, niente di tutto ciò è intrinsecamente in grado di renderti una persona adulta, ma solo più conforme alle regole pratiche su cui la società si muove.

Desiderare di passare dalla parte dei grandi al più presto è tra le fasi più tenere e sofferte di tutta la nostra esistenza, ma anche la meno consapevole e utile, perché ci viene detto che diventare adulti significa trovare finalmente un senso nel rifare il letto la mattina per disfarlo la sera e troppo poco spesso che invece si tratta di sviluppare il valore dell’autodeterminazione e della libera scelta rispetto a quello che si vuole, ma soprattutto a quello che non si vuole. Lo si capisce da sole a conti fatti e uno dei campi d’azione in cui tutto ciò si riversa maggiormente è il sesso e il modo in cui questo cambia dalla prima volta in cui lo si fa in avanti.

La prima volta in cui fai sesso in un letto che non è il tuo e decidi di tornare a casa a dormire senza aspettare la mattina seguente, è il momento in cui generalmente spogli la tua prima volta della sacralità che le hai sempre vista cucita addosso, ammesso e non concesso che le sia mai stata attribuita questo tipo di importanza.

Photo by Mary Ellen Mark, Tiny in Reformatory, 1983


Le aspettative che spesso in questi casi riponiamo in noi stesse e nel rapporto sessuale in sé, caricano quest’ultimo di dettami fuorvianti, riassumibili nella prospettiva che ci vede concedere un dono prezioso (la verginità, ndr) che in quanto tale abbiamo il dovere di difendere e proteggere con assoluta parsimonia, concedendolo solo nel caso in cui si sia certe che valga la pena farlo, pena la pubblica gogna che ti definirà una puttana per il resto della vita.

Poco tempo fa ho visto scritta su un muro (fonti decisamente umili, lo so) una frase che spiegava perfettamente come l’idea di verginità sia una costruzione sociale. Diceva più o meno così: ‘The concept of virginity was invented by men who believed their penis were so important they could fundamentally change who a woman is!’.

Data la facilità con cui, nell’ultimo periodo, chi si appropria di affermazioni simili si trasforma immediatamente in una frustrata che odia gli uomini, credo sia doveroso specificare per gli amici pene-dotati e non solo che uomini, vi amiamo. E vi amiamo alla Cher quando vi paragona a un dessert definendovi un lusso, per poi proseguire dicendo che ‘I love dessert, I love men, I think men are the coolest, but you don’t really need them to live’. Ecco, renderci e rendervi noto il fatto che non siate necessari all’interno della vita di una donna (di nessuna donna) non significa che questa stessa non possa amarvi follemente nel senso più ampio del termine e, soprattutto, non vi rende meno uomini.

Unendo i punti, non esiste quindi alcun dono prezioso che dobbiamo sentirci in dovere di difendere facendo una mappa astrale che valuti il momento e la persona migliore con cui fare sesso la prima volta, ma solo il nostro desiderio di farlo o meno, che sia nel bagno di una discoteca, in uno scantinato o sotto le stelle. E no, il pene di un uomo non può e non deve cambiare quello che siamo e che pensiamo di noi stesse, ma gli si riconosce che è in grado di esercitare un potere decisamente terapeutico quando non agisce come un organo autonomo e separato dall’uomo che lo possiede.

Sdoganiamo anche il credo popolare che attribuisce alla prima volta il potere di determinare il successo o l’insuccesso delle esperienze successive, così come di etichettarti come una persona seria o una poco di buono. Può essere memorabile, lasciarti indifferente o fare schifo e vanno benissimo tutte le opzioni citate: si è costantemente soggetti al cambiamento e con noi lo sono la sessualità, i gusti, i desideri e i bisogni. E proprio per questo non è necessariamente vero che il sesso è bello, divertente e appagante, perché c’è chi non lo vive assolutamente in questo modo, per un determinato periodo della sua vita o da sempre.


Photo by Mary Ellen Mark, Tiny, 1983


Il sesso è tante cose, talmente personali e intime da renderlo impossibile da incasellare, ma mi hanno detto che è indubbiamente pazzesco quando trovi il coraggio di essere sincera con te stessa, rispettando il tuo volere e autodeterminandoti. Nel frattempo, sperimentare –da sole e/o con altre persone– rimane il modo più efficace per allontanarsi sempre più dalle strutture imposte e avvicinarsi gradualmente a quelle che ognuna di noi costruisce sulla propria pelle.


Volendo accompagnare, I heard the jukebox playing:

  • Go Fuck Yourself, Two Feet. In tutti i sensi possibili.

  • i wanna be your dancing queen, cmqmartina. Per lasciare andare, tutto e tutti.

  • Mom, I am a rich man!, Jane Pauley intervista Cher

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