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  • Francesca Sarati

Se Lupin è nero è colpa del Politically Correct


Photo Editing by Camila Velez



Il politically correct non esiste, chi lo invoca sta compiendo una operazione di spostamento del focus, così il dibattito subisce una deviazione; in sostanza: il politically correct è uno strumento che ha lo scopo di legittimare (ancora una volta) il sistema oppressivo. Potrebbe sembrarvi fuorviante questo discorso apposto qui senza alcuna spiegazione, ha uno scopo, ve lo assicuro.

Recentemente, Netflix e Gaumont Television hanno prodotto una nuova serie tv su Arsenio Lupin con protagonista Omar Sy, attore e comico francese nero. Si tratta di una rivisitazione in chiave moderna che uscirà con tutta probabilità nel gennaio del 2021. L’indignazione da parte del pubblico via Social è stata considerevole: c’è chi ha parlato di stupro del personaggio, chi ha palesemente esplicitato il suo pensiero razzista, del resto: “Lupin è caucasico, non nero". Il tutto condito da una buona dose di: “per essere più inclusivi si può fare altro”, non c’è da stupirsi che le polemiche siano state sollevate da persone bianche.

Questo meccanismo è tipico di un sistema profondamente razzista, sessista, classista aka patriarcale che cerca di conservarsi nel tempo: per le persone bianche, etero e gli uomini c’è sempre una modalità standard e socialmente accettata per fare attivismo, protestare, rappresentare minoranze. È un paradosso pensare di sovvertire i meccanismi sociali di matrice patriarcale profondamente nocivi per tutt* utilizzando quegli stessi meccanismi, si può forse combattere il razzismo utilizzando una propaganda fascista? O combattere la cultura dello stupro chiedendo alla donne di cambiarsi d’abito evitando di mostrare le cosce? La verità è che gli individui che pensano in questa maniera non hanno alcuna volontà di attuare un vero e proprio cambiamento, l’unico scopo è quello di mantenere inalterato lo status, c’è solo un camuffamento: gli oppressori si vestono da agnelli, ma l’oppressore, così come fa il lupo, marca il territorio, l’olezzo è inconfondibile ed inoccultabile.


Prima di concludere questa digressione, è necessario che io specifichi che ci sono varie modalità per fare attivismo femminista, anti-razzista, LGBTQA+, antiabilista, e non tutte le modalità possono essere ritenute soddisfacenti dalle persone oppresse, inoltre, si possono anche incarnare ed accettare spassionatamente, e senza che ne debba conseguire una critica negativa, quelli che possono essere considerati come stereotipi. Ricalcare per scelta uno stereotipo e con cognizione non è e non deve essere motivo di indignazione e oggettificazione.


L’indignazione collettiva scaturita dalla questione Lupin è indubbiamente sterile, in più, chi si è inalberat* si è anche dimenticat* di visionare con più cura il trailer. Omar Sy non impersonerà il famigerato ladro Arsenio Lupin, la storia parla di una eredità - il libro di Lupin - che ispirerà il personaggio interpretato appunto dall’attore. È una rivisitazione del tutto inedita e contemporanea. Tuttavia, nel caso in cui Omar Sy avesse impersonato Arsenio Lupin non ci sarebbe stato alcun tipo di problema o stupro del personaggio o attentato all’opera di Leblanc o Kazuhiko Katō (Monkey Punch), character designer giapponese che ha ideato la serie manga Lupin III. In definitiva, le polemiche sarebbero sempre state inutili e fuorvianti.


Continuiamo nella narrazione procedendo come se Omar Sy avesse impersonato Arsenio Lupin. Il fatto che Omar Sy sia nero non toglie nulla al personaggio scaturito dalla penna di Leblanc. Ovviamente per definizione, Arsène è un personaggio caucasico, questo perché era il 1905, questo perchè Leblanc era bianco, questo perchè la questione della rappresentazione non si poneva dato che gli unici a dover essere degni di essere rappresentati erano gli uomini etero cisgender bianchi (e ricchi, perché dopotutto Lupin era istruito e agiato, non rubava per necessità). Non avete il diritto di leggerlo come un affronto a Leblanc o alla letteratura occidentale, non è questo l’obiettivo, tuttavia le storie del passato raccontano e parlano di chi aveva diritto di rappresentazione e auto-determinazione.

Il discorso relativo alla rappresentazione è essenziale in una ottica di rinnovamento sociale. Il panorama mediatico è lacunoso, le pellicole cinematografiche e quindi le narrazioni presenteranno delle caratteristiche tipiche della società che li ha prodotti, e quando la società è sistemicamente razzista ed etnocentrica come la nostra, i prodotti non potranno che emularla costantemente.

In aggiunta, vige ancora il pensiero secondo cui un francese non possa essere nero, ma la nazionalità non ha correlazione alcuna con il colore della propria pelle. Esistono italiani neri e francesi con fisionomia tipicamente asiatica.


Infine, non è una scelta dettata da questo famigerato politically correct quella di scegliere attori neri per interpretare personaggi conosciuti, rilevanti culturalmente e che hanno contribuito alla creazione di un immaginario, è una scelta che si basa sull’assunto secondo cui non esistano soltanto le persone caucasiche, la rappresentazione è fondamentale per le minoranze e per le persone che sono oppresse dalla società.



Per approfondire il tema relativo al Politically Correct:

Il politicamente corretto: un falso mito creato dalla destra per attaccare la sinistra

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