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Maschile Singolare, l'intervista ai registi Alessandro Guida e Matteo Pilati


Byron Rosero ©

Il 4 giugno scorso è approdato su Prime Video Maschile Singolare, il nuovo dramma romantico LGBTQ+ italiano che ha subito attirato l'attenzione di critici e appassionati. Distribuito in Italia da Adler Entertainment e all’estero da Vision Distribution, il film ha vinto il Premio del Pubblico all’Ortigia Film Festival e sarà in gara all’Umbria Cinema Film Fest. Il film, diretto dai giovanissimi Alessandro Guida e Matteo Pilati, ruota attorno ad Antonio (Giancarlo Commare), il quale si trova single dopo tanti anni e deve cercare di cavarsela e di cercare la sua identità al di fuori della coppia. Kube ha avuto il piacere di intervistare Alessandro e Matteo, che tra inaspettate ispirazioni e spunti innovativi ci hanno raccontato un po' di più su questo film così inedito per l'audiovisivo italiano.


Come vi siete avvicinati al mondo del cinema?

Alessandro: io comincio da giovanissimo… quante ore hai? Scherzo, cerco di essere rapido. Inizio da giovanissimo a realizzare cortometraggi con la telecamera che mi ero comprato organizzando tornei di calcio, già a sedici/diciassette anni. Non era così semplice come oggi che basta avere un telefonino per fare video, all’epoca era veramente complicato, poi ho continuato con un laboratorio di cinema al liceo. Successivamente ho avuto la fortuna di entrare al Centro Sperimentale qua a Roma ed è stato il momento di svolta, di upgrade, perché non solo hai l’opportunità di studiare con professori che sono dei professionisti del settore, ma hai la fortuna di avere dei colleghi dei compagni di classe che poi effettivamente diventeranno quasi sempre il futuro del cinema italiano. È capitato infatti che io ci collaborassi spesso anche dopo la scuola ed è stato l’inizio. Ho fatto l’assistente alla regia su tantissimi set di film e non solo, anche di spot e poi piano piano ho collaborato sempre di più come producer creativo sui videoclip fino a farne tantissimi, penso ai Måneskin, Ligabue, i Thegiornalisti, Fedez, ed è stata un’esperienza molto bella perché il motore di quello che realizzi è veramente il cantante e impari ad ascoltare molto tutto quello che accade sul set ed è un esperienza formativa da questo punto di vista perché ti insegna che non solo devi pensare alla tua visione ma anche a quella degli altri per realizzare qualcosa di importante. E poi successivamente ho avuto l’opportunità anche di fare dei corti come regista che sono stati un po’ secondo me una palestra per arrivare poi con la giusta esperienza al primo set di un lungometraggio che è stato Maschile Singolare, il primo film che ho diretto. Ciò che è successo è che poi la troupe di Maschile Singolare era una troupe di giovani professionisti che con me avevano collaborato per tanti anni sia ai cortometraggi che ai videoclip e agli spot, quindi era un gruppo molto unito che secondo me ha arricchito effettivamente la realizzazione del film, poi Matteo lo conosco da tantissimi anni e nonostante lui non ha fatto prima quasi mai il regista…

Matteo: Mai!

A: Ok, mai! Però ha collaborato per tanti anni con delle realtà che hanno a che fare con progetti audiovisivi. Maschile Singolare è stata la mia prima esperienza da regista ma ho continuato subito con delle altre perché ho avuto l’opportunità di fare una serie per Sky e adesso ho appena fatto un documentario importante di cui non posso dire molto che uscirà sempre su piattaforma e ora sto già lavorando su nuovi progetti.

M: Io al mondo del cinema mi ci sono avvicinato da piccolissimo, perché quando ancora non parlavo mio babbo mi faceva guardare i film di Chaplin e Buster Keaton che erano film muti e quindi insomma comprensibili anche a chi non sapeva ancora parlare. Mia madre mi ha fatto appassionare a Guerre Stellari, il primo film che ho visto al cinema fu Indiana Jones e l’ultima crociata. Poi quando ero ragazzino mio babbo aveva la videocamera e facevo tanti esperimenti di riprese, di montaggio, come abbiamo un po’ fatto tutti, chi per gioco, chi per cose più serie. Al liceo ci fu un corso di cinema organizzato dalla mia prof di lettere che mi aprì gli occhi sulle possibilità che questo mezzo espressivo dava. Ovviamente anche I Bellissimi di Rete 4 e Fuori Orario hanno avuto un’importanza molto forte sulla mia formazione di cinema ma anche in generale. Non ho finito l’università e neanche Ale ha finito l’uni, è una cosa che ci accomuna perché anche io sono finito al Centro Sperimentale, di Milano però, poi ho fatto altre cose, progetti in televisione che non c’entrano con il cinema, questa è la mia prima esperienza.

A: Però sono importanti!

M: Sì, sì, sono state indubbiamente importanti anche perché comunque l’audiovisivo anche sotto forma di reality show ti insegna a raccontare storie, è sempre questione di raccontare storie, no?


Maschile Singolare è frutto di una regia collettiva, come è stato riuscire a coordinarvi?

A: In realtà molto semplice! Perché uno pensa “ah, oddio ci sono due registi”, in realtà noi avevamo scritto il film insieme anche con Giuseppe (Paternò Raddusa, ndr), e già lì c’è stato un momento di confronto, poi ci conosciamo da tanti anni, siamo amici.

M: Siamo rimasti amici anche dopo il film, quindi…

A: Sì, poi guarda, nel cinema non esistono regole ma quello che impari sul set è che la cosa più importante come accennato poco fa è quello di imparare ad ascoltare gli altri e capire che magari non devi dire “non mi piace” ma piuttosto dire “forse questa scena non funziona Matteo, proviamo a farla in un’altra maniera”, quindi neanche fornire una soluzione perché magari sarebbe sbagliato perché vuol dire che imponi la tua visione, ma cerchi di stimolare l’altro a trovare qualcosa di condiviso. Poi è successo che magari avevamo anche dei punti di vista diversi in alcune circostanze però in quel caso io credo che funzioni -un lusso che puoi avere solo nel cinema- la regola del doppio ciak. Cioè, giri un ciak come vuole Matteo e un altro secondo le mie indicazioni e questa è anche una cosa che forse ha divertito gli attori e la troupe sul set perché effettivamente hai l’opportunità non di girare due film ovviamente, ma in alcune circostanze ti trovi due scene diverse e al montaggio scegli qual è effettivamente quella più funzionale.

M: Diciamo che comunque io e Ale abbiamo due caratteri molto forti, molto decisi sulle cose che vogliamo, nel 90% dei casi eravamo perfettamente d’accordo su dove dovevamo andare, su come dovevamo farlo etc. abbiamo ovviamente avuto qualche divergenza, ma si trattava di piccole cose più che altro. È stato un lavoro estremamente condiviso e con un’ottima sinergia. Tanto che l’altro giorno un amico comune ci ha detto “si sente quando ci son le battute scritte da Ale e quelle scritte da te” e mi ha citato una battuta scritta da me, quella della Champions League. Quindi abbiamo davvero cercato di unire le forze non solo per necessità ma anche per creare qualcosa di valido.



Byron Rosero ©


Maschile singolare è un po’ un film inedito nel panorama italiano nonostante sia una rom-com classica. Quali sono state le vostre ispirazioni?

A: Marianna devi sapere che l’hobby preferito di Matteo, ma neanche il suo hobby, quello che fa tutti i giorni, è vedere un film vintage preferibilmente realizzato prima degli anni ’90, quindi più di 30 anni fa e sostanzialmente forse batte in questo sai tipo Morandini e Mereghetti che sono quelli che fanno il dizionario del cinema…

M: Non è assolutamente vero… non è così, però il film è zeppo di citazioni di film che amiamo molto che sono omaggi quasi sacrileghi a capolavori ai quali sarebbe davvero ardito accostare il nostro film. Però ti faccio un esempio, ti butto lì, se sei un po’ cinefila c’è una sequenza iniziale in cui abbiamo citato in maniera molto esplicita Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman. Nel finale del film anche qua c’è un esplicito riferimento/omaggio a Una donna tutta sola, un film di Paul Mazursky che non tutti conoscono purtroppo con una puntina di Com’eravamo di Sidney Pollack, il mio film preferito. Personalmente amo molto il cinema di Ettore Scola, Woody Allen, Pietrangeli, oppure anche altri riferimenti, il rapporto tra Dennis e Antonio è un po’ ricalcato su quello tra Madonna e Rosanna Arquette in Cercasi Susan Disperatamente che è un riferimento di meno di 40 anni fa perché è un film dell’ ‘85. Ci sono cose anche non volute, ci sono alcuni riferimenti che possono riguardare Un tram chiamato desiderio per citare Tennessee Williams, Elia Kazan, solo che noi al posto di Marlon Brando abbiamo Saurino che comunque è un ottimo sostituto.

A: Quando Matteo diceva queste cose in riunione prima di iniziare le riprese c’era anche Giuseppe lo sceneggiatore che è anche un altro esperto di cinema. Io anche ho fatto il Centro Sperimentale, però dormivo di solito durante le ore di storia del cinema perché ci facevano vedere questi film un po’ vintage anni ’60/’70 alle 8 di mattina, per me quindi era dura rimanere sveglio… la cosa che mi faceva sorridere è che Matteo appunto ci teneva tantissimo a questa cosa ma secondo me erano tutti riferimenti veramente di film importanti che fanno parte del passato ma che moltissime persone non conoscono e quindi potevamo effettivamente inserirle senza risultare ridicoli o comunque fuori di testa.