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Maternità femminista!


Sono le tre del mattino. Il neonato piange. La neo-mamma, visibilmente stanca e dolorante, si alza lentamente dal letto con indosso la biancheria apposita per affrontare il post-partum. Si siede sul gabinetto, poi si alza, riempie il flacone con dell’acqua per lenire il bruciore alla vagina durante la minzione. Il neonato continua a piangere. La donna cambia l’assorbente e applica una schiuma apposita per dare sollievo alla vulva infiammata.

Questa pubblicità realizzata da Frida Mom - brand nato in Svezia da un dottore specializzato in pediatria con lo scopo di proporre prodotti sicuri ed igienici per genitori e bambini - è stata rifiutata dallo show degli Oscars 2020 e dalla ABC a causa del suo “contenuto esplicito e poco appropriato”.



L’obiettivo di Frida Mom era quello di mostrare i primi giorni dopo il parto nel modo più autentico e genuino possibile


La maternità non è fatta di rose, fiori e dolcezza. Questa narrazione è inequivocabilmente nociva e contribuisce alla diffusione di informazioni errate e occultate, conseguentemente, molte neo-mamme non si sentono preparate a sufficienza per affrontare un momento delicato e talvolta fragile come il parto e i giorni immediatamente successivi.


La Academy of Motion Picture Arts and Science stabilisce che le pubblicità che includono: candidature politiche, messaggi religiosi, armi, pistole, prodotti di igiene femminile, pannolini da adulti, preservativi e rimedi per le emorroidi sono proibiti. In una email, la stessa Academy ha suggerito a Frida Mom di proporre una rappresentazione “più delicata” del post-partum. Eppure questa è la vita reale.

It’s not too graphic!It’s real life!

Ashley Graham è una modella e attivista che utilizza la sua piattaforma su Instagram per mostrare come cambia il corpo delle donne durante la gravidanza.

Nessuno parla del recupero e della guarigione che le neo-mamme affrontano. Non è tutto arcobaleni e farfalle! È stato difficile. Sono incredibili gli ostacoli che dobbiamo affrontare per parlare realmente di quello che le donne provano.

Claire Holt, attrice australiana, lo scorso anno ha pubblicato una foto con il figlio mostrando quanto l’allattamento sia complicato e talvolta doloroso.

Questa ero io ieri dopo un allattamento difficile. Esausta, sofferente e abbattuta. Spesso mi sono sentita così dopo l’arrivo di mio figlio. Non mi sento all’altezza, sento di non essere abbastanza. Ditemi che non sono l’unica?

A questo proposito mi sento di specificare una cosa, il femminismo è inclusivo, questo significa che è necessario parlare anche di maternità consapevole per offrire alle donne che vorrebbero aver dei figli strumenti utili e informazioni adeguate. Credo che ogni persona debba conoscere determinati aspetti della maternità (even the messy parts), non tanto per replicarli, la libertà di scelta consapevole è sacrosanta, ma perché è giusto sapere cosa affrontano le donne senza narrazioni bucoliche e strumentalizzate. Ma soprattutto per una questione di giustizia. Le idee e le aspettative intorno all’essere madri impattano su tutte le donne, che abbiano figli o meno. È una questione, oltreché di genere, sociale. La maternità deve avere il femminismo dalla sua parte. Il fatto che una donna non voglia figli, non le impedisce di occuparsi di ciò che accade alle donne che invece decidono di partorire.


Emma, nel libro a fumetti Bastava Chiedere! Dieci storie di femminismo quotidiano, racconta di una delle dieci esperienze che l’hanno portata al femminismo: la maternità


Cinque anni fa tornai al lavoro dopo il congedo di maternità. A pranzo le colleghe cominciarono a parlare dei loro programmi estivi. Io dissi: “Parto tra tre settimane per la Gran Bretagna.”


“Cosa? Vai di nuovo in vacanza? Te la prendi con comodo”.

Ho subito ripensato al parto. Sono stata fortunata, è stato molto veloce, solo sei ore di contrazioni…e venti minuti di spinte. Poi mi hanno sistemato in camera con mio figlio. Forza coraggio almeno ora potrò dormire un po’.


Alle 20 ho messo mio figlio nella culla e ho chiuso gli occhi. Alle 21 si è messo a piangere per un’ora di fila. Alle 23 è arrivata una puericultrice: “Salve è l’ora della poppata.” I pianti e il viavai del personale si sono susseguiti fino al mattino. A quel punto è entrata in camera un’altra puericultrice: “Venga con me al nido, le mostriamo come si fa il bagnetto.” Non avevo dormito, non capivo niente e avevo male dappertutto. (Emma piange), Il compagno: “Cosa c’è tesoro?”, L’infermiera: “È il post-partum signore.”


Una volta giunti a casa dopo il parto - racconta Emma - piangeva sempre tanto. La notte bisognava dargli da mangiare ogni tre ore. Ogni volta faticavo a riaddormentarlo. E poi a riaddormentarmi. Dopo 11 giorni il mio compagno è tornato al lavoro. Passavo le giornate da sola con mio figlio, in lacrime. La sera ogni minuto di ritardo sembrava durare un’eternità. Cinque settimane dopo mio figlio ha cominciato a dormire tutta la notte. Ed è a quel punto che ho ripreso a lavorare.


In Italia le madri hanno diritto a tre mesi di maternità dopo il parto (astensione obbligatoria dal lavoro). Il congedo di paternità è riconosciuto dal momento in cui si verificano determinati eventi riguardanti la madre del bambino: morte o grave infermità, abbandono del figlio da parte dalla madre, affidamento esclusivo al padre, rinuncia parziale o totale della madre lavoratrice al congedo di maternità alla stessa spettante in caso di adozione o affidamento di minori (inps.it).


Molte donne vengono diagnosticate con la depressione post-partum


E' una condizione scientifica (quindi normalizzata) derivante dagli ormoni. La faccenda è ben più complessa. Le istituzioni relegano la maggior parte del lavoro alla madre. Il parto è sfiancante, tanto fisicamente, quanto psicologicamente. In caso di parto naturale, è altamente probabile che la vagina debba essere suturata, lo sforzo è immane, spesso si protrae per molto tempo e il travaglio dura ore, talvolta giorni. Il cesareo non è da meno, serve diverso tempo per curare la ferita, evitare che si infetti e bisogna prendere le giuste precauzioni affinché si rimargini correttamente.