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  • Francesca Sarati

Mother Wound: la madre libera la figlia quando elabora il suo dolore




Honey Long and Prue Stent, MOULDING SERIES


Poco più di due settimane fa, mi sono occupata della questione relativa alla Mother Wound o “ferita materna” con lo scopo di evidenziarne l’origine patriarcale, le manifestazioni - in particolare svilimento, vergogna e sensazione di costante inadeguatezza, auto-sabotaggio, rabbia - e le sue disastrose conseguenze: di generazione in generazione, madre e figlia, inconsciamente e innegabilmente a causa di un sistema machista, si fanno piccole, silenziose, si nascondono e sacrificano la loro esistenza per porsi in una condizione subalterna a servizio della altre persone.


A questo proposito, è necessario che voi abbiate letto l’articolo precedente per riuscire a cogliere il senso di quello che vi state accingendo a leggere; per chi se lo fosse perso, questo è il link: Mother Wound: la verità è che nessuna figlia può salvare sua madre. Tuttavia, nel caso in cui non aveste alcuna voglia di recuperarlo, vorrei rassicurarvi: non ci saranno né riassunti né tantomeno recap.


The Mother Wound exists because there is not a safe place

for mothers to process their rage about the sacrifices

that society has demanded of them.


Bethany Webster


La ferita materna esiste perchè la madre non ha modo di elaborare la rabbia provocata dagli immensi sacrifici che le sono stati richiesti dalla società e che inconsapevolmente, a causa di tutta una serie di subdoli meccanismi di derivazione patriarcale, proietta sulla figlia. La figlia, che inconsciamente ha paura di perdere il supporto materno e ha il sentore di contribuire all’accrescimento del dolore e del fardello che sua madre si porta appressi, preferisce sacrificare il suo potenziale per assecondare la madre e in futuro le altre persone, in particolare in una visione di eteronormatività: il marito, i figli e le figlie.


La figlia è il target prediletto dalla rabbia della madre. Urge che io specifichi che la rabbia di cui esperisce la madre è corrosiva e profonda, con più probabilità è continua, talvolta poco percettibile, successivamente sferzante, ciononostante è sempre presente. La matrice sistemica patriarcale è pressoché introvabile: quando l’origine è preclusa e la verità impenetrabile è impossibile venirne a capo, la percezione è completamente falsata.


La giovane figlia ricorda alla madre il suo potenziale, lo stesso che ha dovuto sacrificare in nome della maternità. E se la figlia è abbastanza consapevole da rifiutare alcuni precetti sociali patriarcali, gli stessi che la madre ha dovuto accettare forzatamente, quella rabbia potrebbe innescarsi. Ovviamente, la madre vuole il meglio per sua figlia, ma se non affronta il dolore e il trauma derivanti dalla quantità di sacrifici che ha dovuto compiere, il supporto per sua figlia potrebbe essere irrimediabilmente contaminato: la madre inconsciamente e senza intenti maligni (non per questo meno dolorosi) lascia delle tracce, dei messaggi che impercettibilmente istillano sensi di colpa, vergogna e obbligo nella figlia.




Enola Holmes ed Eudoria Holmes, frame preso dal film Enola Holmes di Bradbeer da poco uscito su Netflix. Eudoria le insegna di tutto: lettura, scienza, sport, ogni sorta di esercizi sia fisici che intellettivi. Entrambe sfidano le norme sociali per le donne dell'epoca.

L’unico modo per evitare di orientare la rabbia verso la figlia e conseguentemente di tramandare la ferita materna (Mother Wound) è quello di elaborare completamente il proprio dolore affrontando le perdite, i sacrifici che mai potranno essere ripagati riuscendo così a sradicare la convinzione secondo cui dopotutto, sofferenze, svilimento di se stessa, demonizzazione dei propri sentimenti e posizione subalterna siano condizioni imprescindibili di ogni donna, caratteristiche tipiche del femminile. Questa nuova consapevolezza non ha il potere di restituire alla madre tutto ciò che ha perduto, ma ha lo scopo di rintracciare l’origine delle sue sofferenze e profonda rabbia: il patriarcato e di sollevare la figlia dall’incarico che inconsciamente le ha affidato in qualità di supporto emotivo primario.

Riuscire a elaborare la ferita materna è difficilissimo, la madre ha bisogno di aiuto, supporto, comprensione, il dolore è immenso, di una portata emotiva spaventosa. E quando la madre risana la ferita, non senza sudore e sofferenza, libera consapevolmente la figlia.


Mothers free their daughter to pursue their dreams

without guilt, shame or a sense

of obligation.


Bethany Webster


Quando la ferita viene curata, le dinamiche di potere e manipolazione inconsce cessano di esistere, la madre e la figlia possono relazionarsi senza avere paura che la genuinità dei sentimenti che provano possa ritorcersi contro o rovinare il loro rapporto. Il dolore non è più relegato nell’ombra e silenziato dove si manifesta come odio verso sé stesse, eccessiva competizione, auto-sabotaggio o rabbia, ma subisce una metamorfosi; la madre e la figlia diventano consapevoli delle modalità con le quali si manifesta il patriarcato e il suo obiettivo di coercizione, si riappropriano del dolore infertogli sistemicamente e tramutano trauma e dolore in amore, un amore che si esprime mediante il supporto dell’altra, auto-accettazione, liberazione di sé con lo scopo di perseguire i propri sogni, la propria autenticità e creatività.

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