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Perché ho smesso di rincorrere la perfezione

Da ottobre 2019, sono vegana. Più o meno. Al momento, più meno che più. Una contraddizione? Non per forza. Adottare uno stile di vita “sostenibile” dovrebbe aiutarci ad alleviare l’ansia legata all’emergenza climatica, non alimentarla con sentimenti di colpa, inadeguatezza, impotenza, come purtroppo spesso succede.


È possibile adottare uno stile di vita sostenibile stress-free (o per lo meno stress-conscious)? Io credo di si ed è quello che cerco di fare. Per spiegarmi meglio, vi illustro la mia propria flawed journey, il mio “percorso imperfetto” per dirla come un post motivazionale.


Illustrazione di Amelia Giller per Elle

Come dicevo, siamo nell’ottobre del 2019, mi sono da poco trasferita in un nuovo appartamento a Brooklyn e mi ritrovo a casa con entrambe le mie coinquiline, cosa all’epoca abbastanza rara. Decidiamo quindi di metterci la tuta, stappare una bottiglia di vino e vedere un film tutte insieme. Ci conosciamo da poco e siamo ancora attente a coltivare l’immagine di ragazze gentili, educate e molto easy, quindi dopo vari giri di “decidete voi, a me va bene tutto” finiamo su Cowspiracy, un documentario sull’impatto ambientale dell’industria della carne che suscitò una discreta attenzione quando uscì nel 2014.


Mentre lo guardiamo, iniziamo a parlare ed esce fuori che abbiamo tutte considerato a un certo punto l’idea di diventare vegane (devo dire che nei nostri circoli la cosa era abbastanza diffusa, ci saranno stati almeno 4 o 5 ristoranti vegani nel raggio di 1km da casa nostra). “Ma,” sospiriamo, “non ce la farei mai.” Normalmente la questione sarebbe rimasta lì e il giorno dopo non ci avremmo già più pensato.


Questa volta però, a fine film, mentre scambiamo opinioni pseudoscientifiche su anemia e carenze nutrizionali varie, l’algoritmo di Netflix ci sta già proponendo un altro documentario, The Game Changers che – oltre a contare tra i suoi produttori Arnold Schwarzenegger, il quale si definisce “vegano al 99%”vuole sfatare il mito che una dieta vegetale non sia abbastanza nutriente, con testimonianze di medici e di atleti vegani provenienti da diverse discipline sportive. Per qualche motivo (curiosità? timidezza? pigrizia?) nessuna di si alza o cambia programma quindi rimaniamo sedute a guardare anche questo. E alla fine decidiamo che da ora in poi saremo vegane.

Arnold Schwarzenegger, "vegano al 99%"

Non sono qui per consigliarvi di basare le vostre scelte di vita sui programmi Netflix, però a me quei documentari hanno dato la spinta necessaria. In realtà sospetto che la presenza delle mie coinquiline abbia influito sulla mia decisione più dei documentari stessi. Non è per questo che consigliano di andare in palestra con un amico?


Circa tre giorni dopo la nostra entusiastica risoluzione, una delle mie coinquiline, Amanda (che per fortuna non parla italiano e quindi non saprà mai che l'ho smascherata pubblicamente), mi confessa di aver mangiato un club sandwich che le era stato offerto durante una riunione di lavoro. Lo dice sottovoce, quasi scusandosi, come se fosse un segno di debolezza d’animo, qualcosa di cui vergognarsi. E lo fa di nascosto da Emine, la nostra altra coinquilina che invece già passava le serate a preparare elaborati e profumatissimi piatti vegani per il pranzo del giorno successivo.


Avrei potuto dire ad Amanda che io quel giorno durante la pausa pranzo avevo ordinato automaticamente il mio solito bagel uovo e avocado (le uova non sono vegan-ok) e me ne ero accorta mentre davo l’ordine, sarei stata ancora in tempo per disdirlo, ma non lo feci e non lo raccontai ad Amanda. Non so bene perché. Forse anch’io iniziavo a vergognarmi. Non dissi niente, mi misi a ridere con lei, implicitamente confermando l’idea che non fosse una “vera vegana” come noi.


E infatti, neanche una settimana dopo, Amanda dichiarò - questa volta ad alta voce - che si ritirava. La partita stava andando male e quindi, per preservare il suo onore, doveva ritirarsi dal gioco. Detto così fa sorridere perché è evidente che non è una partita, non ci sono arbitri pronti a fischiarci se “sgarriamo” e poi eventualmente espellerci se continuiamo ad infrangere le regole. Non ci sono regole.


Non posso sapere se le cose sarebbero andate diversamente se avessi confessato la mia prima mancanza. Forse Amanda avrebbe comunque rinunciato, forse sarei stata influenzata io da lei e avrei lasciato perdere. Invece, feci il contrario. Diventai una vegana rigidissima, arrivando a mangiare zuppa di lenticchie in scatola a cena per tre giorni di fila.



Dopo circa due settimane non ce la facevo più, ero sempre frustrata e nervosa. Ogni volta che qualcuno - Amanda, i miei colleghi, i miei amici - mangiava cibo “carnivoro” davanti a me, era una specie di insulto. Anche se da tempo mangiavo pochissima carne e zero latticini (causa intolleranza) e l’ultima volta che ero stata da McDonald risaliva al 2008.