KUBE

  • Marianna Peperna

Piccole donne e l'importanza dell'autodeterminazione femminile

Piccole donne di Greta Gerwig si può definire con decisione il film più atteso dell’anno. Sulla scia del successo di Lady Bird, la popolarità della regista indipendente californiana è accresciuta sempre di più tanto da renderla la quinta regista ad essere candidata a Miglior regia in 90 anni di Premi Oscar e sicuramente una delle figure femminili centrali del cinema hollywoodiano contemporaneo.


Il cast del film è stato annunciato lungo il corso del 2018, includendo attori noti e amatissimi come Meryl Streep, Laura Dern, la musa di Gerwig Saoirse Ronan, Louis Garrel e Timothée Chalamet, il che ha contribuito ulteriormente a creare un enorme hype attorno al film.


Basato sul famosissimo romanzo di Louisa May Alcott, Piccole donne è ambientato durante la guerra di secessione americana e ruota attorno la vita delle sorelle March, Meg (Emma Watson), Jo (Saoirse Ronan), Beth (Eliza Scanlen) e Amy (Florence Pugh). Le quattro sorelle possiedono naturalmente personalità completamente diverse. Meg è la sorella maggiore dolce e materna, Jo è il “maschiaccio” della famiglia, aspirante scrittrice e anticonformista per eccellenza, Beth è la sorella minore timida e amante della musica e Amy è la sorellina più piccola vanitosa ed egocentrica. Il film compie un ottimo lavoro nel rappresentare il rapporto tra le quattro sorelle, soprattutto perché mette in scena in modo molto realistico le relazioni conflittuali che si possono instaurare tra identità così distanti ma legate dall’amore fraterno.



Piccole donne riesce nella rappresentazione realistica innanzitutto perché il romanzo stesso cattura molti elementi autobiografici della vita dell’autrice. Seconda di quattro sorelle, lavoratrice instancabile vissuta tra intellettuali e filosofi, abolizionista e femminista, Louisa May Alcott fu una donna straordinaria per i suoi tempi e Greta Gerwig sembra averlo colto alla perfezione mettendo in primo piano nel suo film gli elementi più femministi del romanzo, a momenti rischiando di attualizzarlo eccessivamente.


Tra i momenti di sceneggiatura più alti e che costituiscono il cuore del film c’è il dialogo tra Jo e Marmee, in cui la ragazza si sfoga, stanca dell’idea del ruolo della donna nella società, relegata solo al ruolo di moglie e di compagna di vita. In sceneggiatura Gerwig inserisce qui delle righe che provengono da un altro scritto della Alcott, Rose in bloom, un romanzo con protagonista una donna ambiziosa che si fa spazio nella società e fra gli uomini che la apprezzano solo per il suo essere “un buon partito”, dimostrando anche come la questione “femminista” resti comunque una costante negli scritti dell’autrice.

L’aspetto messo in luce da Jo è sicuramente attuale, nel mondo delle “bellissime che sanno stare due passi indietro” ancora si fa fatica a considerare le donne nella loro individualità, non riconoscendogli mai gli stessi ruoli e la stessa importanza affidata agli uomini, separandole sempre da questi ultimi in un’incapacità diffusa di considerarle personalità indipendenti e distinte. Piccole donne è più in generale la storia di ogni donna che crescendo cerca di farsi spazio nel mondo lottando, un mondo che ancora oggi come l’America del XIX secolo, risulta ancora molto maschile e molto chiuso.



Analizzando le personalità delle sorelle March è molto facile identificarsi con almeno una di loro, anche se il film in particolare sembra soffermarsi maggiormente sulle due personalità opposte di Jo e Amy. Estremamente dissimili ma di differenza archetipica, Amy risulta essere la sorella più desiderosa di conformarsi agli standard della società, progettando di sposare un uomo ricco e frequentare i luoghi della mondanità, mentre Jo -alter ego di Alcott- si presenta per lo più come uno spirito libero, con nessuna intenzione di legarsi, una ragazza dal carattere sfrontato e spontaneo che vuole vivere della sua passione per la scrittura. Le due appaiono quantomai diverse, ma entrambe rappresentano proprio due modi opposti di cercare di inserirsi ed essere accettate dalla società maschile dei tempi.

Tutte le sorelle inoltre possiedono sogni e ambizioni lavorative: Meg ama il suo mestiere di precettrice, Jo vuole diventare una scrittrice professionista, Beth ama il pianoforte e Amy ha una grandissima passione per la pittura. Il matrimonio in ogni caso, nel contesto storico, rimane comunque un aspetto centrale della vita delle piccole donne, tanto che anche Jo alla fine sposa il professore Bhaer, ma la storia sembra proprio dirci che la vita non è tutta lì: perché le donne non sono solo cuore e bellezza, ma anche mente, anima, talento e ambizione.


Greta Gerwig dopo Lady Bird abbandona l’estetica tipica del film indipendente, muovendosi verso i grandi adattamenti letterari hollywoodiani sulla scia dei film di Joe Wright (Espiazione, Orgoglio e Pregiudizio, Anna Karenina), dandogli una chiave di lettura unica e femminile in un’industria ancora una volta dominata da uomini. Piccole donne è infatti l’unico film diretto da una donna candidato nelle categorie principali a quest’ultima edizione degli Academy Awards e forse insieme ad Harriet di Kasi Lemmons candidato con Cynthia Erivo per Migliore attrice protagonista, è anche l’unico a portare in scena una storia di donne dal punto di vista di una donna. Il film ha ricevuto inoltre 6 nomination alla 92esima edizione degli Oscar: Miglior film, Miglior attrice protagonista con Saoirse Roan, Migliore attrice non protagonista con Florence Pugh, Migliore sceneggiatura non originale, Migliore colonna sonora e Migliori costumi.


Gerwig confeziona un prodotto che ha come target le giovani ragazze di oggi, captando in un romanzo di più di 150 anni fa i concetti più attuali, adattandoli alla nuova ondata femminista bianca americana, risultando a momenti incompleto e troppo moderato e lasciando allo spettatore la sensazione che manchi qualcosa e che si sarebbe potuto osare ancora di più.

Nonostante ciò, il film conferma ancora una volta il talento di Saoirse Ronan, fra le giovani attrici più promettenti degli ultimi anni ma lascia anche emergere la giovanissima Eliza Scanlen che interpreta magistralmente la dolcissima Beth.



Piccole donne nel complesso è un film in grado di dare più di uno spunto di riflessione sulla situazione femminile nel mondo lavorativo e nella società contemporanea, sottolineando inoltre la peculiarità e l’importanza dei rapporti femminili. A questo proposito, anche tra il cast sembra essersi creato un rapporto molto profondo come quello fra le sorelle March, come dimostrano le interviste e le foto dietro le quinte, il che ha aggiunto calore alla rappresentazione sullo schermo che ha reso il film il risultato del lavoro di giovani attrici diventate vere e proprie amiche.

Greta Gerwig come regista di successo si dimostra quindi perfettamente capace di coniugare il suo femminismo con le logiche di mercato hollywoodiane, riuscendo a inserirsi in un contesto chiuso e conservatore come quello dell’Academy e portando in scena una storia di giovani donne in lotta per il proprio futuro e per il riconoscimento dei propri meriti, cogliendo quindi un aspetto contemporaneo in grado di ispirare le piccole donne spettatrici.



0 visualizzazioni
logo_kube_bianco_vector.png

© 2020 by KubeCommunity

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now