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  • Marianna Peperna

Promising Young Woman e il dramma delle sopravvissute

cw: violenza sessuale, major spoilers


Can you guess what every woman’s worst nightmare is?



Cassandra Thomas -detta Cassie- è una trentenne che lavora in un café e vive ancora a casa dei suoi genitori dopo aver abbandonato gli studi di medicina. Per esorcizzare i traumi del passato, Cassie adotta un rituale che consiste nell’uscire la sera per locali, fingere di essere ubriaca e umiliare e spaventare tutti gli uomini che provano ad approfittare di lei. Questa è la premessa di Promising Young Woman, lungometraggio di debutto di Emerald Fennell uscito alla fine di dicembre negli Stati Uniti dopo una lunghissima attesa dovuta alla pandemia.


Già il titolo del film setta il tono dell’intero lungometraggio, in quanto riecheggia il famoso caso di Brock Turner, lo studente diciannovenne di Stanford accusato di violenza sessuale dalla studentessa Chanel Miller: durante la sentenza finale il giudice giustificò la pena stabilita, sei mesi di carcere (di cui Turner ne ha scontati solo tre), come un atto per non rovinare il resto della vita ad un tale “promising young man”. Questo titolo quindi ci immerge già nel mood del film il quale, secondo l’autrice, ruota attorno ai temi di “forgiveness, romance, revenge and Paris Hilton”.


Il marketing del lungometraggio e in generale la sua promozione a partire dal trailer, il quale è accompagnato da una cover di archi di Toxic di Britney Spears, appaiono in qualche modo fuorvianti in quanto puntano molto sull’estetica girlie e sul tema della vendetta e della suspense, tanto che spesso Promising Young Woman è stato definito un “revenge thriller” quando in realtà nasconde molto di più. Aisha Harris suggerisce infatti che, se spesso il “thrill” di questo genere di film sia da individuare nella punizione dei carnefici -in questo caso identificabili con i perpetratori dello stupro ai danni di Nina, la migliore amica di Cassie che si è tolta la vita dopo la violenza- qui questo elemento diventa quasi secondario. È infatti quasi esclusivamente nel primo atto del film che si concentra l’attività da “vigilante” di Cassie, che ci porta a credere che lei sia un’assassina, una vendicatrice che cerca di sopravvivere al trauma della perdita di Nina attraverso la violenza nei confronti dei molestatori che incontra. Ben presto però la macchia di sangue sulle gambe di Cassie si rivela in realtà una macchia di ketchup, dettaglio metaforico che cambia totalmente e volutamente la stessa percezione iniziale che lo spettatore ha del film, che si trasforma da un thriller di vendetta all’analisi psicologica di una sopravvissuta.

La protagonista infatti, non è la tradizionale eroina vendicatrice dell’horror come si potrebbe erroneamente pensare: in nessuna scena infatti Cassie ferisce fisicamente qualcuno e in generale, il film non mostra quasi mai scene di violenza esplicita. In questo e in molti altri punti Emerald Fennell effettua un vero e proprio ribaltamento del tema cinematografico tradizionale della vendetta femminile.

La figura della donna all’interno del thriller e dell’horror è stata analizzata in modo puntuale da numerose studiose femministe, e Promising Young Woman, da questo punto di vista si configura in particolare come un rovesciamento del tradizionale sottogenere horror del rape and revenge, consolidatosi così come lo conosciamo tutt’oggi solamente negli anni ’70. È infatti a partire da I Spit On Your Grave (1978) che il rape and revenge si impone come un genere caratterizzato da un’impostazione solida e ripetuta che prevede un episodio di violenza sessuale (di solito visivamente molto esplicito) ai danni di una donna a cui segue inesorabilmente la sua vendetta sanguinosa, come accade proprio nel film di Meir Zarchi, dove Jennifer, in seguito a ripetuti stupri e torture, medita la sua vendetta trucidando il gruppo dei colpevoli.

Nel contesto dei film studies femministi, la figura femminile qui presentata viene definita da Carol Clover “final girl”, la ragazza finale, quella che alla fine riesce a sopravvivere, la quale si può riscontrare molto frequentemente nel cinema horror (The Texas Chainsaw Massacre, Halloween, Black Christmas). Per la studiosa Barbara Creed, la final girl si può distinguere tra castratrice (in senso freudiano) psicotica o vendicatrice delle violenze subite: Cassie di Promising Young Woman si trova a metà tra queste due categorie, rompendo lo schema tradizionale del genere. Un altro aspetto interessante di questi film è il fatto che generalmente la regia è affidata a uomini e pertanto il gaze sul corpo violato della vittima è molto insistente fino a disgustare l’audience, risultando quindi spesso in un feticismo masochista, dove in qualche modo il regista -anche inconsapevolmente- indugia sulle scene di violenza godendo della “messa al suo posto” della donna. Come già accennato, invece, in Promising Young Woman le scene più violente avvengono off-screen e lo sguardo femminile di Fennell sulla vicenda si rivela decisamente più empatico e consapevole.

Il film infatti analizza tutti gli aspetti della cultura dello stupro e non risparmia nessuno, dal decano dell’università che non ha preso provvedimenti contro gli stupratori di Nina, passando per la compagna di università upper class che ha sempre considerato la ragazza una bugiarda fino ad arrivare a Ryan, love interest di Cassie che non ha mai agito in nessun modo nonostante fosse presente la sera della violenza: tutti si rivelano come complici all’interno di una società patriarcale che ancora silenzia le voci delle donne, compiendo un ulteriore abuso volto ad annullarle proprio come ha testimoniato il caso di Brock Turner.

Come anticipato la Cassandra del film, il cui nome ricorda significativamente l’omonima eroina classica che prevedeva il futuro senza essere mai ascoltata, è essenzialmente una sopravvissuta e soffre di quello che viene chiamata “survivor’s guilt”, come suggerisce Candice Frederick in un articolo su Elle. Cassie sente su di sé la colpa di ciò che è successo all’amica, infatti in una scena molto toccante la sentiamo dichiarare alla madre di Nina che avrebbe voluto essere con lei quella sera, affermazione alla cui la donna risponde chiedendole di andare avanti e di superare la cosa per il suo bene e per quello della defunta amica, qualcosa che evidentemente Cassie non riesce a fare. Chi soffre del rimorso del sopravvissuto spesso commette atti insensati e spericolati che possono portare a farsi del male e provare una vera e propria sindrome post-traumatica da stress: Cassandra farebbe davvero di tutto per riportare la sua amica in vita, anche mettendo in pericolo la propria stessa esistenza ed è molto inusuale per questo tipo di film, fa notare ancora Aisha Harris, il concentrarsi sul trauma della vittima rispetto alla punizione fisica dei carnefici che come abbiamo visto è marginale. Cassie vuole liberare Nina, vuole vendicarla e sollevarla dall’onta subita, vuole tornare a far diventare il suo nome come proprio e non di proprietà del suo violentatore che lei stessa minaccia di marchiare per sempre col nome dell’amica, ricalcando ancora una volta la tradizione del cinema horror ribaltando una celebre scena di The Last House On The Left (1972).


Il film quindi si configura come un lungometraggio sul dolore profondo della perdita di un amore platonico profondissimo, un legame che va oltre l’amicizia e che ha lasciato in mille pezzi la protagonista la quale cerca fino alla fine di rimetterli insieme, dimostrando che probabilmente è ancora troppo difficile farlo.

Se come abbiamo visto fin dall’inizio il film gioca con le aspettative degli spettatori capovolgendo le narrazioni più tradizionali ciò viene portato all’estremo: generalmente nell’horror infatti, la catarsi dal crescendo di violenza subita dalla protagonista è da riscontrarsi proprio nel suo sopravvivere e vincere sul proprio assassino o carnefice uccidendolo, elemento totalmente assente in Promising Young Woman. Il crudo finale del lungometraggio infatti lascia lo spettatore privo di quella purificazione tanto attesa, suggerendo come se in qualche modo sia impossibile voltare pagina una volta per tutte di fronte a tali tragedie.


La performance della protagonista interpretata da Carey Mulligan nel suo primo ruolo da villain riesce perfettamente a rendere il lutto di una donna sofferente, imperfetta e rabbiosa e a ciò contribuisce anche il production design del film insieme ai costumi, i quali insieme confezionano il lungometraggio con una patina zuccherosa dai colori pastello, piena di riferimenti alla cultura popolare e al girlie feminism di fine anni Novanta.

Nel suo mostrare un punto di vista originale, privo di ogni tipo di giudizio o stereotipo e con un approccio “femminista” al tema della violenza sessuale, Promising Young Woman si dimostra un film riflessivo ma che a momenti può apparire superficiale ed estremamente cupo in un momento della storia dove alle donne ancora non è permesso di riappropriarsi delle narrazioni che permetterebbero di guarirle. In ogni caso, il lungometraggio è un debutto alla regia brillante che è in grado di scatenare spunti di riflessione molto importanti e necessari sul futuro delle donne in un mondo essenzialmente misogino.


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