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Serie e film del 2020 da recuperare


Serie


1. Unorthodox

Una miniserie di 4 episodi, basata sull'autobiografia di Deborah Feldman, che parla di Esther, ragazza ebrea che poco dopo il matrimonio fugge dalla sua comunità ultra-ortodossa di Williamsburg (New York) per recarsi a Berlino dove riscopre la sua passione per la musica. Una storia estremamente coinvolgente, sfaccettata, che fa riflettere. La suspense è alta: riuscirà Esther a fuggire? La troveranno? Che le succederà? Suscita una certa ansia ma è difficile scollarsi dallo schermo e alla fine ci lascia con un misto di soddisfazione, pace e anche speranza. Quasi tutti i personaggi vanno incontro ad una sorta di redenzione. In questo si differenzia dai soliti racconti su chi vuole fuggire da ambienti religiosi o “culti.” L’esempio di Esther ci invita a non farci prendere dal rancore, dal risentimento, ma piuttosto a guardare avanti. Solo cosi possiamo essere davvero liberi. Una serie bella quanto inaspettata, un inno all’autodeterminazione.


2. Tanti piccoli fuochi (Little Fires Everywhere)

Altra fantastica miniserie con Reese Witherspoon e Kerry Washington ispirata all’omonimo libro di Celeste Ng. Racconta la storia di due madri di diverse estrazioni socioeconomiche che vivono in un sobborgo di Cleaveland nell’Ohio e approfondisce le dinamiche tra di loro e le loro famiglie. Uno show ricco di suspense che si apre con un flashforward dal quale scopriamo che qualcuno darà fuoco alla casa di Reese. Notevoli le performance degli attori (soprattutto delle due protagoniste) che con sguardi sottili e scambi pungenti riescono a cogliere quelle punte di razzismo e pregiudizio che si possono celare dietro ad atteggiamenti, commenti, giudizi apparentemente “innocui.” Interessante anche come vengono ritratti i vari rapporti madre-figlia, ognuno da diversi punti di vista. Si tratta di un raro caso nel quale la serie aggiunge qualcosa al libro dal quale è tratta, approfondendo una storia già intrigante e profonda.


3. La regina degli scacchi (The Queen’s Gambit)

Apprezzatissima serie della quale avrete sicuramente sentito parlare negli ultimi tempi. Da quando è uscita lo scorso ottobre ha suscitato un interesse senza precedenti per gli scacchi. A quanto pare, negli USA le vendite di scacchiere sono cresciute esponenzialmente (i numeri variano dal 87% al 125% a secondo delle fonti), lo stesso vale per le vendite di manuali di scacchi e anche per le iscrizioni a gruppi come la US Chess Federation (già in crescita durante la pandemia). Non è difficile capire il perché di tutto quest’entusiasmo. La serie segue la storia di Beth Hammond (interpretata dalla magnetica Anya Taylor-Joy), un’orfana che si scopre essere un prodigio degli scacchi. Negli anni, la sua passione e il suo talento non fanno che crescere, fino a diventare una vera e propria ossessione. Inoltre, Beth deve combattere con problemi di abuso di sostanze, di certo non alleviati dalla situazione familiare e dall’ambiente competitivo nel quale si inserisce. La serie riesce però a mantenere una certa leggerezza ed è un vero piacere (nonché una grande soddisfazione) vedere Beth affrontare gli ostacoli della vita e del gioco, maturare e prendere sicurezza. I costumi anni 60 sono strepitosi (al punto che il Brooklyn Museum gli ha dedicato una mostra virtuale insieme a quelli dell’ultima stagione di The Crown) e la loro evoluzione echeggia la crescita interiore del personaggio. Interessante (anche se probabilmente un tantino idealizzata) la rappresentazione della comunità scacchista, caratterizzata dalla competizione, ma anche da un gran senso di solidarietà e di sportività.


4. The Great

Divertentissima serie creata da Tony McNamara (co-autore del pluripremiato film La Favorita) con Elle Fanning nei panni della giovane e apparentemente ingenua Caterina che nel 1745 sposa Pietro, l’immaturo e irascibile imperatore russo. Ritroviamo gli intrighi di corte tipici delle serie in costume ma esagerati, parodiati e punteggiati di elementi anacronistici che fanno capire che nonostante il look (abiti, trucco, interni, riprese) così curato, si tratta di una commedia irriverente, che non si prende troppo sul serio. Un tipo di umorismo tendente all’assurdo ma calcolato, leggero ma non superficiale. Troviamo anche qualche riflessione su temi quali la parità di genere, le dinamiche di coppia e la leadership femminile e vediamo Caterina crescere nel corso della serie, imparare ad orientarsi e a farsi strada nel mondo nel quale si ritrova senza però perdere del tutto l’ottimismo e l’idealismo che la caratterizzano.


5. Normal People