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The Irishman, tra tradizione cinematografica e innovazione tecnologica


Dopo una lunghissima attesa, il 27 novembre -per la gioia dei cinefili di tutto il mondo- The Irishman di Martin Scorsese è approdato finalmente su Netflix. Il film, tratto da un romanzo ispirato a una storia vera, racconta l’ascesa del sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino) dal punto di vista di un suo affiliato, il sicario di origine irlandese Frank Sheeran (Robert De Niro), autista e socio del boss italoamericano Russell Bufalino (Joe Pesci).

The Irishman è un film che ha avuto una lunga gestazione: in un’intervista Scorsese dichiara infatti che il progetto era in cantiere da ben nove anni ed era nato proprio dalla voglia di tornare a girare un film con De Niro dopo Casinò del 1995. È proprio l’attore infatti che -oltre a suggerire Al Pacino per il ruolo di Jimmy Hoffa- propone al regista di mettere in scena la storia di Sheeran, un personaggio che lo aveva colpito moltissimo e di cui era venuto a conoscenza leggendo il romanzo di Charles Brandt, I heard you paint houses su cui poi si è basato il film.

La difficoltà principale del film, che poi di fatto ha allungato di molto la sua realizzazione, è stata quella della mancanza di finanziamenti, in quanto nessuno era disposto a prendersi la responsabilità di produrlo per gli alti costi del CGI: in The Irishman infatti Scorsese e i tecnici della Industrial Light & Magic utilizzano una tecnologia sperimentale che ringiovanisce i volti e i corpi dei protagonisti. Ciò ha permesso al film di poter giocare con il tempo che non è lineare bensì intreccia diverse epoche. The Irishman infatti mette in scena una grande parte della storia americana, dall’inizio degli anni ’50 all’elezione di Kennedy fino ad arrivare agli anni 2000, fascia temporale che inizia e chiude il film e che mostra un anziano Sheeran che in alcuni momenti si fa narratore esterno onnisciente.

I temi e le atmosfere del film sicuramente sono quelle che più caratterizzano l’immaginario legato alla regia di Scorsese, in particolare The Irishman si rifà molto a Goodfellas citandone addirittura intere sequenze. La differenza principale con la produzione scorsesiana degli anni ‘90 (Goodfellas, Casinò) è che The Irishman risulta un film meno violento e molto più riflessivo, improntato sulle emozioni, sul rappresentare l’uomo nella sua solitudine. Sheeran anziano, proprio come Scorsese, riflette sulla sua vita, sui suoi successi e su come gli eventi lo abbiano plasmato nell’uomo che è ora.

The Irishman è quindi un film in qualche modo molto intimo per Scorsese, che oltre ad aver riunito i suoi attori feticcio nel frattempo diventati dei veri e propri amici, celebra una stagione intera di gangster movie americano e la attualizza attraverso i mezzi e le tecnologie contemporanee, dimostrando brillantemente di aver compreso le tendenze della nostra epoca storica e piuttosto di combattere il progresso se ne riappropria attraverso il suo stile.

Scorsese è stato nell’ultimo anno al centro di diverse polemiche a causa delle sue dichiarazioni riguardo i film Marvel, scatenando moltissime reazioni -sia di assenso che di dissenso- che lo hanno poi portato a giustificare la sua esternazione con un meraviglioso articolo pubblicato sul Times. Differentemente da personaggi come Spielberg però, scagliatosi contro la novità di candidare agli Oscar film distribuiti da Netflix, Scorsese è riuscito a capire meglio di molti altri colleghi le potenzialità della streaming culture e di come oggi la più semplice fruizione dei film possa attrarre molti giovani verso il cinema.

Nonostante egli continui giustamente a promuovere la fruizione del film in sala piuttosto che sullo smartphone, la sua collaborazione con Netflix risulta molto esemplificativa riguardo la situazione cinematografica attuale. Scorsese si è fidato di Netflix che producendo The Irishman ha scommesso su un prodotto dal non immediato riscontro. La piattaforma streaming sta sempre più tendendo alla sperimentazione, non solo aggiungendo Fleming e Kubrick al suo catalogo, ma anche finanziando progetti come The Other Side of the Wind (opera incompiuta di Orson Welles che Netflix si è occupata di distribuire) in qualche modo elevandosi da piattaforma che produce e distribuisce serie tv a piattaforma che investe in progetti innovativi, meno mainstream e potenzialmente rischiosi proprio come l’ultimo film di Scorsese.

Ad oggi, The Irishman sta ricevendo un riscontro critico generalmente positivo e proprio pochi giorni fa si è conquistato il titolo di secondo film con più nomination ai Golden Globes, ricevendone ben 5. La stagione degli Oscar è alle porte e quest’anno sarà molto difficile per gli altri film competere con un prodotto che è la celebrazione e il sunto di tutta una stagione della storia del cinema.


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