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The Prom, una gloriosa gioiosa celebrazione queer per chiudere il 2020 in bellezza

L’ultimo attesissimo film di Ryan Murphy (Glee, American Horror Story, Pose, Hollywood, etc.) è finalmente uscito su Netflix. Si tratta di una commedia musicale che si ispira all’omonimo musical e racconta la storia di quattro egocentrici performer di Broadway – interpretati da Meryl Streep, James Corden, Andrew Rannels e Nicole Kidman – alla ricerca di una causa da sostenere nella speranza che questo gli faccia pubblicità e ravvivi le loro ormai stagnanti carriere.


Tramite Twitter, vengono a conoscenza del caso di Emma, una liceale di Edgewater - un paesino dello stato dell’Indiana - alla quale è stato impedito di partecipare al ballo della scuola in compagnia della sua ragazza, e partono immediatamente alla riscossa.

La trama non è tratta da una storia in particolare ma da numerose vicende di studenti ai quali non è stato concesso partecipare ad eventi scolastici (in particolare alla prom, l’importantissimo ballo di fine anno, un rito di passaggio per i teenager americani) con partner dello stesso sesso.


È proprio dopo aver notato la frequenza con la quale avvengono episodi del genere, che il produttore di Broadway Jack Viertel ha ideato il musical, che è stato poi scritto da Bob Martin e Chad Beguelin, composto da Matthew Sklar e diretto e coreografato da Casey Nicholaw. The Prom ha debuttato ad Atlanta nel 2016 per poi approdare a Broadway nel novembre del 2018, dove è stato visto da Murphy che ne è rimasto entusiasta, definendolo “uno dei musical più positivi, sinceri e speciali.”


In effetti, la trama sembra fatta apposta per l’acclamato creatore di Glee e la sua comprovata passione per musical, coreografie di gruppo, lustrini, e commoventi heart to heart.




The Prom è prima di tutto un omaggio ai classici musical, che ci permettono di sognare, di evadere momentaneamente dalla nostra realtà, cosa particolarmente apprezzabile ora che non possiamo andare a teatro di persona. Si tratta di un film leggero, gioioso, estremamente positivo e che quindi ritrae una realtà semplificata. Ma non per questo è privo di ironia e di una certa autoconsapevolezza.


I personaggi - altamente caricaturali - sono interpretati alla perfezione dal cast stellare. Oltre ai nomi già citati ci sono anche Kerry Washington nel ruolo di un’agguerrita socia dell’associazione dei genitori che fa di tutto per impedire ad Emma di partecipare al ballo e Keegan-Michael Key nei panni del preside che invece si batte affinché la ragazza possa godere degli stessi diritti dei suoi compagni. Bravissime anche Jo Ellen Pellman e Ariana DeBose, che interpretano rispettivamente Emma e la sua ragazza segreta (nonché figlia della mamma agguerrita) Alyssa.


Come potete immaginare, la già tesa situazione viene ulteriormente complicata dall’irruzione delle quattro star Newyorkesi che con la loro superficialità e modi di fare alquanto arroganti non fanno che alienare gli abitanti di Edgewater, rafforzando la loro convinzione che Emma rappresenti una minaccia per il loro modo di vita e le loro tradizioni.

Questo scontro sottolinea l’importanza del dialogo, senza il quale non possiamo pretendere di risolvere o cambiare niente. Una questione molto complessa, alla quale il film non pretende certo di trovare una soluzione (qui la questione si risolve facilmente con poche canzoni), ma identifica giustamente l’incapacità di comunicare con le persone diverse da noi come uno dei maggiori problemi irrisolti della nostra società.


Il film è molto bilanciato: risulta satirico (ma non offensivo) e commovente (ma non eccessivamente mieloso), ovviamente dentro ai parametri del genere. I numeri musicali sono pieni di battute che spesso prendono in giro il genere musical stesso e le classiche dinamiche eteronormative tipiche delle commedie romantiche. Questo, oltre a permettere al film di avanzare qualche critica sociale senza appesantire il tono, aiuta ad evitare che risulti troppo ingenuo.



Sempre tramite commentini ironici piazzati tra una canzone e l’altra, evoca anche questioni come l’attivismo performativo e non esita a puntare il dito contro l’opportunismo dei quattro attori che cercano di sfruttare la storia di Emma per trarne vantaggio. Non è però troppo severo nei loro confronti, come non lo è nei confronti degli abitanti di Edgewater, che da provinciali bigotti si trasformano quasi istantaneamente in alleati. Si tratta di una semplificazione, una fantasia nella quale a tutti viene concessa l’occasione di redimersi senza dover compiere particolari sforzi.


Certo non è così che funzionano le cose nella vita reale, come anche la gente non si mette a ballare e cantare in mezzo alla strada per esprimere i propri sentimenti. Ma nessuno guarda i musical in cerca di realismo, li guardiamo per divertirci, per sognare, per evadere il nostro quotidiano e (re)imparare a sperare. A volte immaginare un mondo migliore può essere un esercizio utile che ci aiuta a ricordarci cosa è più importante.


Allo stesso modo, The Prom, aprendosi a momenti a riflessioni più ampie ma senza soffermarcisi più di tanto, ci riporta al livello umano. Forse il suo messaggio più importante è proprio questo: alla fine quello che importa davvero è che Emma e Alyssa siano libere di essere loro stesse e di essere felici.


Un messaggio semplice e non particolarmente rivoluzionario ma che non fa mai male ribadire, nel caso a qualcuno fosse sfuggito. Tutti hanno il diritto di vivere la propria vita e la propria sessualità con autenticità, di amare chi vogliono senza per questo dover rinunciare a qualcosa, né all’affetto dei propri familiari, né all’appartenenza alla propria comunità e neanche al ballo di fine anno.


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