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  • Natalia D'Amario Soto

Valerie Weiss: «Bisogna raccontare storie di persone che il mondo non conosce»


Valerie Weiss insieme a Chase Stokes e Madelyn Cline sul set di Outer Banks.

Photography: Curtis Baker



“Gli Outer Banks… un paradiso in terra”, recita il trailer della serie originale Netflix; come possiamo dargli torto?


La sottile striscia di sabbia che costeggia il Nord Carolina negli Stati Uniti è, a tutti gli effetti, un regalo per gli occhi: spiagge lunghe chilometri, onde che ti invitano a surfare, tramonti mozzafiato, distese di spighe, fari che illuminano le cittadine locali, il delicato suono dei pescherecci mossi da un mare danzante…


…se a questo perfetto scenario aggiungiamo una storia avventurosa, romantica e piena di suspence, un cast eccezionale, una fotografia che fa viaggiare con la mente, una regia impeccabile e uno spirito di libertà che fa sognare… BUM, abbiamo tutti gli ingredienti per una serie TV vincente.


Da amante del cinema e dell’arte del film-making, sono rimasta incantata da tutti quei tasselli che hanno reso Outer Banks un successo planetario, ed entusiasta nello scoprire che due dei miei episodi preferiti siano stati diretti da una donna. La curiosità di scoprire la natura di alcune scene, e il loro processo creativo, è stata premiata con una brillante conversazione con Valerie Weiss, una delle registe della serie.

Con un Master in Scienza della Medicina e un Ph.D in Biofisica ottenuto all’università di Harvard, Valerie Weiss è riuscita ad affermarsi anche come filmmaker; vanta infatti un background di serie di successo quali Chicago Med, Suits, Scandal e How to Get Away with Murder, per nominarne alcune, e film come A Light Beneath Their Feet e The Archer: la sua raccolta di lavori è la testimonianza di una profonda dedizione e innato talento.

Outer Banks è il suo ultimo progetto televisivo, e insieme abbiamo percorso il processo creativo degli episodi da lei diretti, parlando di cosa la ispira, dei suoi film preferiti e dell’importanza di avere più voci femminili dietro le quinte dell’industria cinematografica: registe, sceneggiatrici, produttrici e produttrici esecutive.


Qual è l’aspetto più complicato, ma allo stesso tempo stimolante, dell’essere una regista?


La carriera del regista è una sfida continua, ma nell’accezione migliore del termine. È un po’ come il livello più intenso del cross-training, perché oltre a dirigere devi intenderti di scrittura per migliorare le sceneggiature, saper interagire e lavorare con gli attori, avere un senso visivo-narrativo, riuscire a realizzare l'impossibile in tempi ristretti e rispettando il budget, e avere sempre mille soluzioni in tasca per portare a termine un progetto che incontra ogni giorno un nuovo ostacolo. Ci sono diversi e svariati tipi di richieste in costante movimento, e il nostro lavoro è quello di imparare a gestirle in modo politicamente corretto, equanime, e con positività e ottimismo. Durante lo sviluppo di un progetto è importante saper essere la cheerleader del team.


In Outer Banks hai diretto l'episodio 7, "Dead Calm" e 8, "The Runaway”, nei quali posso riconoscere alcune delle mie scene preferite di tutta la serie. Cosa ti rende più orgogliosa del tuo lavoro nello show?


Ti ringrazio. Ciò che mi rende davvero orgogliosa è l’essere riuscita, insieme al resto del team, a ricoprire svariati aspetti all’interno del primo capitolo della serie televisiva. Le scene d'azione si sono rivelate piuttosto impegnative per il programma ristretto e le risorse a disposizione, e proprio per questo sono la testimonianza di molta creatività, pianificazione, comunicazione e collaborazione. Una delle tante cose che amo di Outer Banks è la capacità di passare da sequenze di alta tensione, come ad esempio la scena della fuga alla fine dell'episodio 8, a situazioni che raccontano l’intimità dei personaggi, come la scena della vasca idromassaggio con JJ, Kiara e Pope nell'episodio 7. Sono fiera di essere riuscita a far sentire tutto il cast come un pezzo unico, e di aver ottenuto la stessa autenticità nell'esecuzione in entrambe le scene. Ecco perché ho adorato far parte di questo progetto: Outer Banks è stato pensato sin dall’inizio con entrambe le facciate.


Valerie Weiss mentre dirige Chase Stokes e Madeline Bailey durante la scena della fuga.

Photography: Curtis Baker


Ti sei ispirata ad un altro film o storia durante la preparazione di Dead Calm e The Runaway?

Jonas Pate, il co-creatore, ha parlato molto di Friday Night Lights durante il mio colloquio. Non appena lo ha menzionato come riferimento, ho capito immediatamente il tipo di progetto che voleva realizzare e ho subito sentito il bisogno di farne parte. Questo genere di serie televisive, con continui sbalzi emotivi e performance reali e trasparenti, ti catapultano negli anni dell’adolescenza lasciandotela rivivere ancora una volta, ma sempre in modo diverso. Una delle ragioni per cui amo così tanto la scena della fuga e l'episodio finale diretto da Jonas, è perché ti fanno sentire come se tutto fosse questione di vita o morte, che è proprio come un adolescente percepisce la vita, sia che si parli di relazioni finite, indipendenza dai genitori o di ritrovarsi in guai seri per la prima. Outer Banks fa un lavoro straordinario nel raccontare i personaggi, le loro mille sfaccettature e la capacità di adattarsi a ciò che li travolge; trasforma la storia in una metafora emotiva che accompagna nella crescita.


Qual è stata la direzione chiave che hai dato al cast per realizzare le scene più intense? Prendiamo come esempio JJ: questo personaggio raggiunge una sorta di climax nella scena in cui litiga con suo padre, seguita poi da una crisi emotiva nella vasca idromassaggio. Come hai affrontato queste tematiche di grande impatto?


Adoro lavorare con gli attori, in particolare quelli giovani: sono sempre emotivamente disponibili e fiduciosi. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto sin da subito, fino al punto di analizzare insieme lo spettro caratteriale e comportamentale dei loro personaggi anche in episodi che non spettava a me dirigere. Durante la preparazione erano come delle spugne; si sentivano liberi di sperimentare ma allo stesso tempo volevano anche una direzione per assicurarsi che rimanessero fedeli ai loro personaggi. Si è creata un’atmosfera estremamente sana e creativa che ci ha fatto sentire protetti e permesso di provare nuove tecniche. Fortunatamente abbiamo girato la sequenza della lotta di JJ con suo padre prima della scena della vasca idromassaggio; così facendo, Rudy (che interpreta JJ) e io abbiamo avuto tutto il tempo di conoscerci e di fidarci l’uno dell’altra prima di buttarci a capofitto nella parte più intensa della sceneggiatura. Sin dall’inizio gli ho voluto ricordare che la lotta non riguardava il farsi male fisicamente: l’importante era soffermarsi sull’istante in cui suo padre cerca di soffocarlo: in quel momento JJ si rende conto che a quell’uomo non importa nulla di lui, vuole davvero ucciderlo. È un punto di svolta. Fino a quel momento aveva sempre sperato che ci fosse amore nel cuore di suo padre, ma quei pochi minuti gli hanno dimostrato che tutto ciò che traspare dalle sue azioni è crudeltà e dolore. L’evoluzione del personaggio arriva quando JJ si rende conto che potrebbe porre fine a tutta questa sofferenza e uccidere suo padre con la chiave inglese, ma si ferma. La particolarità di questo segmento è che è stato creato insieme sul set, non faceva parte della sceneggiatura: JJ capisce per la prima volta che non è suo padre; è meglio di lui perché è capace di provare amore e misericordia. Sono sicura che la scena della vasca idromassaggio abbia avuto quel forte impatto proprio grazie al viaggio e alla preparazione intrapresi per la riproduzione della rissa descritta poco sopra. Durante questa seconda sequenza, Rudy (JJ) ha potuto fare riferimento a tutti i sentimenti che la scena con suo padre aveva suscitato in lui. Abbiamo fatto lunghe e private chiacchierate proprio per riportarlo a quello stato d’animo, rassicurandolo di potersi sentire al sicuro e di potersi lasciarsi andare. Sono contenta che si sia fidato di me. C’è anche da dire che la presenza di Maddie Bailey (Kiara) e JD (Pope) sul set è stata di grande aiuto, lo hanno davvero supportato durante l’intero percorso. Sono due attori estremamente amorevoli, generosi e comprensivi; eravamo circondati da un cast e un gruppo di esseri umani fenomenali.


JJ (Rudy Pankaw) dietro le quinte durante la scena della vasca idromassaggio


Trovo che Outer Banks abbia molti messaggi incoraggianti, e credo che uno di questi sia l'importanza di essere fedeli a sé stessi, di vivere la vita al massimo, di godere dell'essere giovani. Questa serie mostra come gli adolescenti possano crescere e apprezzare anche le piccole cose della vita: fare un falò, andare a pesca, serate al chiaro di luna, il mare, le onde e gli amici, senza bisogno dell’aspetto materiale della vita. Qual è il tuo messaggio preferito, e cosa vuoi che le persone ne traggano?


Amicizia e lealtà. Hai ragione nel dire che i ragazzi della serie si ritrovano ad affrontare ostacoli più grandi di loro, assaporando l’imprevedibilità di avventure che la maggior parte di noi non vivrà mai. Sono coraggiosi ma vulnerabili, e avere persone che li amano al loro fianco è ciò che li incoraggia a correre rischi e a migliorarsi ogni giorno. Penso che questa generazione di adolescenti si stia battendo per cause e diritti di vitale importanza, diversi da quelli per i quali abbiamo lottato noi: prima non si parlava di riscaldamento globale, pandemie virali o sparatorie a scuola. Sono sicura che molti di loro si sentono persino delusi dai genitori (o dalla società in cui vivevano). Le uniche persone che possono davvero capire cosa stanno attraversando sono i loro coetanei; è questo che lega l’attuale generazione, più di quanto non lo sia mai stata ogni altra prima. Amo come Outer Banks sia riuscito a romanzare e solidificare il sistema di credenze secondo il quale i veri amici sono sempre lì per te.


Hai un personaggio preferito? Se si, chi? E per quanto riguarda la storia, qual è la tua scena preferita?


Non ho un personaggio preferito, i fratelli Pates e Shannon Burke hanno creato un gruppo di persone meravigliose che gli attori hanno interpretato in modo impeccabile. C’è un ampio spettro di personaggi e caratteri, e mi piace che siano tutti diversi ma allo stesso tempo uniti; potrei passare del tempo con ognuno di loro e divertirmi. Girare la primissima scena nel club nautico con Rafe, Topper, Kelce e Barry è stato indimenticabile; mi sono divertita tanto nel mondo Kook e nel vederlo poi sconvolgere da Barry. Adoro Nick Cirillo, è un attore imprevedibile e divertente, ma allo stesso tempo dolce e riconoscente dei consigli, direzioni artistiche e opportunità. Un’altra scena che mi è piaciuto girare è quella in cui Rafe e Topper fermano John B e Sarah sulla strada di campagna. Gli sceneggiatori hanno aggiunto questa sequenza in ritardo. Sono felice che sia finita nel cut ufficiale. Il confronto tra Rafe e Sarah ha inoltre mostrato nuove sfaccettature di entrambi personaggi. Ho parlato molto con Drew Starkey (che interpreta Rafe) riguardo il modo di esprimere le frustrazioni del personaggio: l’ho indirizzato nell’esternare vulnerabilità davanti la sorella per la prima volta, e di urlarle, con risentimento, che un giorno sarebbe diventato qualcuno, a dispetto di quello che pensavano tutti. Durante le riprese della scena, Maddie Cline (Sarah), che è un'attrice fantastica, trasparente, e che si lascia trasportare e ispirare da tutto ciò che la circonda anche quando lavora, è rimasta realmente colpita da questo lato nascosto del fratello. Ho apprezzato molto il momento in cui si nota lo stupore sul suo volto ma anche la freddezza con la quale respinge qualsiasi tipo di emozione, tornando quindi ad insultarlo proprio come farebbe una sorellina.


C'è una persona in particolare che ti ha insegnato, o dato consigli preziosi, sull’arte del film-making, o che ha modellato te e il tuo stile nel dirigere un progetto? Un regista che ammiri, qualcuno con cui hai lavorato…

Imparo da ogni regista, attore, DP, scrittore, troupe con cui collaboro o entro in contatto. Sono convinta che ognuno di noi abbia tanto da condividere sul personale processo creativo e sulle nostre idee e punti di vista; cerco di tenere aperte le porte per ogni opportunità. In Outer Banks, Jonas Pate seguiva quotidianamente il mio lavoro complimentandosi sul mio modo di approcciarmi agli attori e di analizzare insieme a loro le scene mentre le giravamo. Ho pensato che fosse bello che stesse prestando così tanta attenzione al mio modo di operare; lui stesso mi ha detto più volte che ama l'opportunità di vedere come lavorano i suoi colleghi registi. La mia stima per lui è diventata ancora più profonda una volta scoperto questo suo lato. Nonostante i 30 anni di carriera alle spalle, è sempre disposto ad ascoltare le opinioni dei suoi colleghi. È un vero artista. Voglio essere come lui e continuare a lavorare con persone come lui.

Valerie Weiss insieme a Jonas Pate, co-creatore e produttore esecutivo di Outer Banks


C’è un film che consideri un punto di riferimento? Un film che ti piace riguardare quando sei in cerca d’ispirazione?

Adoro i film degli anni ’70: sono girati con una libertà creativa diversa ma allo stesso tempo sono la casa di grandi personaggi, con storie emotive e un’alta posta i gioco. Amo “A Woman Under the Influence” di Cassavetes. Peter Falk e Gena Rowlands sono l'apice della verità senza filtri e della passione. Questo film ha avuto una grande ruolo nella preparazione del mio film “A Light Beneath Their Feet”. Un altro film che voglio nominare e che mi è stato di grande ispirazione è “Dog Day Afternoon” di Sidney Lumet. Amo i personaggi che si cacciano in guai seri a causa di un forte sistema di credenze ma non hanno idea di come uscirne con le ossa intatte; quelli che devono toccare il fondo prima di trovare la forza di uscire dal tunnel. In Outer Banks si possono riconoscere aspetti simili. John B non ha idea di dove lo porterà questa ricerca dell'oro, ciò nonostante non si ferma. Le sue qualità di leader e il modo in cui prende a cuore questo suo folle sogno, coinvolge tutti i suoi amici. La trovo una narrativa coinvolgente.


Spero in un futuro in cui le donne non debbano spiegare o giustificare il loro ruolo nell'industria cinematografica; fino ad allora, è importante parlare di questa lotta per l’uguaglianza. Se potessi cambiare qualcosa all’interno di questo sistema sessista, cosa cambieresti?

Ottima domanda! Raccontiamo storie sullo spirito umano, l'amore, l'equità, la bontà; è per questo che le persone guardano ciò che facciamo. Dobbiamo semplicemente lasciarci ispirare dalle pagine delle nostre sceneggiature e assicurarci di attenerci agli standard che abbiamo creato anche dietro le quinte. Bisogna diversificare nelle assunzioni, raccontare storie di persone che il mondo non conosce, adattare l’orario lavorativo secondo uno schema che salvaguardi l’essere umano, rispettare i limiti fisici dei lavoratori affinché non si addormentino nel viaggio di ritorno in macchina dopo 12/14 ore di lavoro, e incorporare un sistema più ecologico con Scriptation: meno scartoffie e meno sprechi alimentari. La mia speranza è che il Coronavirus aiuti a voltare pagina e a ripristinare un sistema che manca di giustizia, rispetto ed eguaglianza. Bisogna assicurarsi che i valori che riteniamo giusti nella vita di tutti i giorni, rispecchino ciò che raccontiamo con i nostri film o in televisione.


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Valerie Weiss: «We need to tell stories of people we haven’t seen before»


“The Outer Banks… paradise on earth”, reads the trailer of the Netflix original; and how can we not agree with this intro?


The thin strip of barrier island and sand that draws the coast of North Carolina in the United States is, by all means, a pleasure for the eye: kilometres long beaches, inviting waves that calls you to surf, breathtaking sunsets, wheat fields as far as the eye can see, lighthouses that light local towns, and the delicate sound of fishing boats moved by a dancing sea…


…To this already perfect scenario, let's add a suspenseful, adventurous and romantic storyline, an exceptional cast, cinematography that makes your mind travel, an excellent direction, a sense of freedom that makes your heart wonder and BUM, we have all the ingredients for a winning TV series.

As a cinema and filmmaking enthusiast, I was fascinated by all those elements that made this series a global success, and I couldn't be happier to notice that two of my favorite episodes were directed by a woman. My curiosity about how some scenes were brought to life gave me the incredible opportunity to have a brilliant conversation with Valerie Weiss, co-director of Outer Banks.


With a Master in Medicine Science and a Ph.D in Biophysics obtained at Harvard University, Valerie Weiss has also established herself as a filmmaker: she directed successful series such as Chicago Med, Suits, Scandal and How to Get Away with Murder, to name a few, and films such as A Light Beneath Their Feet and The Archer: her background is a testimony of hard work and talent.


Outer Banks is her latest television project, and together we walked through the creative process of the episodes she directed, talked about what inspires her, her favorite films, and the importance of having more female voices behind the scenes: directors, producers, screenwriters and executives.


What do you find most challenging about being a director?


Being a director is a challenging career in the best way. It’s like the hardest cross-training workout because you have to have a writer sense to make scripts better, know how to work with actors, have a visual storytelling gift, and understand how to make the impossible happen in terms of fitting it into a schedule and budget. Sometimes you will find yourself pushing the boulder of a project in development up the hill.


On Outer Banks, you directed episode 7, “Dead Calm”, and 8, “The Runaway”, which hold some of my favorite scenes of the entire series. What are you most proud of your work on the show?


Thank you. I am very proud that we accomplished so much in a television show. The action scenes were quite epic for the schedule and resources and a testament to a lot of creativity, planning, communication and collaboration. I love that this series has nail-biting sequences like the runway scene at the end of episode 8, but also more intimate character pieces like the hot tub scene with JJ, Kiara and Pope in chapter 7. I am proud that tonally I was able to make them all feel like one piece and with just as much authenticity in performance in both scenes. That’s why I loved doing Outer Banks so much: it was engineered to have both constructs from the beginning.


Was there another coming-of-age story that you felt inspired by when you were preparing episode 7 and 8?


Jonas Pate, the co-creator, talked a lot about Friday Night Lights when I interviewed. As soon as he mentioned that as a reference, I instantly understood the show and knew I had to do it. These kinds of shows with their huge emotional stakes and grounded performances feel like you are reliving adolescence. That’s why I love the runway scene and Jonas’s finale episode so much: it makes you perceive like everything is life or death, and that’s how being a teenager feels, whether it is having your heartbroken for the first time, differentiating from your parents or getting in serious trouble. Outer Banks does a marvellous job of creating a framework for the characters that is an emotional metaphor for growing up.


What was the key-direction you gave to the cast to achieve such emotionally drained scenes? Like when the character of JJ reaches a sort of climax getting in a fight with his father and then going through an emotional breakdown in his new hot tub. How did you approach those impactful topics?


I love working with actors, especially the young ones who are so emotionally available and trusting. From the beginning, we had a great rapport, and they would come to me with questions about their character arcs, even in episodes I wasn’t directing. They were like sponges and felt very free to experiment, but also wanted direction to make sure they were staying true to their characters. It was an extremely healthy, creative environment where we all felt very safe to do our best work. Luckily we shot JJ’s fight with his dad before the hot tub scene, so Rudy (who plays JJ) and I got to really know and trust each other before shooting the more intense sequences. I told him from the beginning that the fight was not about getting hurt physically, but about that one moment where his dad is choking him and he understands that the man that should have loved him no matter what, actually wants to kill him because he doesn’t love him. That is a turning point for JJ. Up until then, he held out hope that there was love in his dad’s heart, but in that instant, all there is left, is cruelty and pain. His character evolves when he realizes that he could kill his dad with the wrench, but doesn’t; that was a moment we discovered on-set. It was not on the script: JJ understands for the first time he’s not his father; he’s better than him because he feels love and mercy. I am sure the hot tub sequence was as impactful as it was because we got to go on this incredible journey in the fight scene, and when we filmed it, Rudy (JJ) could reference all the feelings the previous confrontation with his (fictional) dad brought up for him. We would have quiet, private chats during the preparation for the breakdown sequence to take him back to that place, and I would let him know it was safe to really let go. I am grateful he trusted me. It also helped that Maddie Bailey (who plays Kiara) and JD (who plays Pope) are such giving, loving actors. They were so supportive of him during this intense process. It’s just a phenomenal cast and group of humans.


I find that Outer Banks has a lot of inspiring messages that empower young people, and I believe one of them is the importance to be true to yourself, to live life to the fullest, to enjoy being young. This series shows how teenagers can grow up and enjoy bonfires, go finishing, a night out under the moonlight, the sea, waves and a group of friends, no materialistic things needed. What’s your favorite message of the series? What do you want people to take from it?


I would say friendship and loyalty. You are right that the kids in the show are dealing with larger-than-life obstacles and having adventures most of us will never have. They are brave but also vulnerable, and having people who love them is what bolster them to take risks and be their best selves. I think this generation of teens is combatting so much that generations before never had to: global warming, a viral pandemic, school shootings. I am sure many of them feel like their parents (or their parent’s generation) has failed them. The only people who can understand what they are going through are their peers, and that will bond them more than any past generation. I love that Outer Banks romanticizes and solidifies the belief system that real friends are there for you no matter what.


Do you have a favorite character? If so, who? And story-wise, what was your favorite scene?


I don’t have a favorite character; they are all very beautifully written by the Pates and Shannon Burke and portrayed by the actors. I love their differences; I could spend time with any one of them and have a blast. I really enjoyed shooting my very first scene, which was at the boat club, with Rafe, Topper, Kelce and Barry. It was so much fun to be in the Kook world and then have it upended by Barry who is so off his rocker. I love Nick Cirillo; he is such an unpredictable and fun actor and yet so sweet and appreciative of direction and opportunity. I also had a great time shooting the scene where Rafe and Topper stop John B and Sarah on the country road: the writers added this scene late, and I am glad it ended up in the script. Getting to see Rafe and Sarah have it out showed new layers for both of their characters. I talked to Drew Starkey (who plays Rafe) a lot about showing vulnerability to his sister for the first time and about how to tell her, out loud, that he’s going to become someone someday. Maddie Cline (who plays Sarah), who is such a fantastic, honest, in-the-moment actor, was legitimately taken aback by this side of him. I love the moment when we can see the stupor on her face, but also the coolness in rejecting any emotion; she goes right back to insulting him as a little sister would.


Is there one person who’s taught you something about film, or shape you and your directing vision, whether a filmmaker you particularly admire or somebody you’ve worked with?


I learn from every director, actor, DP, writer, and people who are part of the crew. I think we all have so much to share about the process and our specific points of view, and I try to stay very open to opportunities. On Outer Banks, Jonas Pate would watch my dailies and then compliment how I talked to the actors and guide them through scenes as we were shooting them. I thought it was great that he was paying that much attention to my dailies; he always said that he loves the opportunity to observe how other directors approach the different phases of production. He just became even more admirable for that; after a 30 years career, he’s still open to others. That is the sign of a true artist. I thought: “I want to be like him and work with people like him”.


Do you have a touchstone film you like to go back to and watch again when looking for inspiration?


I love the movies from the 70s, which are filmed with a looser technique yet have great emotional characters and stakes. A Woman Under the Influence of Cassavetes is a film I love. Peter Falk and Gena Rowlands are the pinnacles of unbridled truth and passion; this movie informed a lot of what I did in my film A Light Beneath Their Feet. I also love Dog Day Afternoon of Sidney Lumet for a similar reason. I love characters who get in deep shit as a result of a firm belief system, without a plan to get out of it; they will eventually dig themselves deeper before they come out the other side. Outer Banks has similar aspects that resemble this narrative: John B has no idea where this search for gold will take him, but he still wants to chase it. His charisma and passion are what gets all his friends on board with his crazy dream. I love it!


I look forward to a time when women don’t have to explain or justify their place in the film industry; until that moment, it’s important to talk about it. If there is one or more thing you think would make the film industry better, what would it be?


Great question. We tell stories about the human spirit, love, equity, kindness, that’s why people watch what we do. We need to take a page from our storytelling and make sure we hold ourselves to these standards behind the scenes as well: more diverse hiring across the board, tell stories of people we haven’t seen before, more humane work hours and conditions to avoid that crews fall asleep while they drive home after a 12-14 hour day, more sustainable practices on set, going paperless with Scriptation software and less food waste. I hope that Coronavirus will provide a significant reset for us to make sure our values off-screen are matching what we are prescribing in our movies and television.

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