KUBE

Valerie Weiss: «Bisogna raccontare storie di persone che il mondo non conosce»


Valerie Weiss insieme a Chase Stokes e Madelyn Cline sul set di Outer Banks.

Photography: Curtis Baker



“Gli Outer Banks… un paradiso in terra”, recita il trailer della serie originale Netflix; come possiamo dargli torto?


La sottile striscia di sabbia che costeggia il Nord Carolina negli Stati Uniti è, a tutti gli effetti, un regalo per gli occhi: spiagge lunghe chilometri, onde che ti invitano a surfare, tramonti mozzafiato, distese di spighe, fari che illuminano le cittadine locali, il delicato suono dei pescherecci mossi da un mare danzante…


…se a questo perfetto scenario aggiungiamo una storia avventurosa, romantica e piena di suspence, un cast eccezionale, una fotografia che fa viaggiare con la mente, una regia impeccabile e uno spirito di libertà che fa sognare… BUM, abbiamo tutti gli ingredienti per una serie TV vincente.


Da amante del cinema e dell’arte del film-making, sono rimasta incantata da tutti quei tasselli che hanno reso Outer Banks un successo planetario, ed entusiasta nello scoprire che due dei miei episodi preferiti siano stati diretti da una donna. La curiosità di scoprire la natura di alcune scene, e il loro processo creativo, è stata premiata con una brillante conversazione con Valerie Weiss, una delle registe della serie.

Con un Master in Scienza della Medicina e un Ph.D in Biofisica ottenuto all’università di Harvard, Valerie Weiss è riuscita ad affermarsi anche come filmmaker; vanta infatti un background di serie di successo quali Chicago Med, Suits, Scandal e How to Get Away with Murder, per nominarne alcune, e film come A Light Beneath Their Feet e The Archer: la sua raccolta di lavori è la testimonianza di una profonda dedizione e innato talento.

Outer Banks è il suo ultimo progetto televisivo, e insieme abbiamo percorso il processo creativo degli episodi da lei diretti, parlando di cosa la ispira, dei suoi film preferiti e dell’importanza di avere più voci femminili dietro le quinte dell’industria cinematografica: registe, sceneggiatrici, produttrici e produttrici esecutive.


Qual è l’aspetto più complicato, ma allo stesso tempo stimolante, dell’essere una regista?


La carriera del regista è una sfida continua, ma nell’accezione migliore del termine. È un po’ come il livello più intenso del cross-training, perché oltre a dirigere devi intenderti di scrittura per migliorare le sceneggiature, saper interagire e lavorare con gli attori, avere un senso visivo-narrativo, riuscire a realizzare l'impossibile in tempi ristretti e rispettando il budget, e avere sempre mille soluzioni in tasca per portare a termine un progetto che incontra ogni giorno un nuovo ostacolo. Ci sono diversi e svariati tipi di richieste in costante movimento, e il nostro lavoro è quello di imparare a gestirle in modo politicamente corretto, equanime, e con positività e ottimismo. Durante lo sviluppo di un progetto è importante saper essere la cheerleader del team.


In Outer Banks hai diretto l'episodio 7, "Dead Calm" e 8, "The Runaway”, nei quali posso riconoscere alcune delle mie scene preferite di tutta la serie. Cosa ti rende più orgogliosa del tuo lavoro nello show?


Ti ringrazio. Ciò che mi rende davvero orgogliosa è l’essere riuscita, insieme al resto del team, a ricoprire svariati aspetti all’interno del primo capitolo della serie televisiva. Le scene d'azione si sono rivelate piuttosto impegnative per il programma ristretto e le risorse a disposizione, e proprio per questo sono la testimonianza di molta creatività, pianificazione, comunicazione e collaborazione. Una delle tante cose che amo di Outer Banks è la capacità di passare da sequenze di alta tensione, come ad esempio la scena della fuga alla fine dell'episodio 8, a situazioni che raccontano l’intimità dei personaggi, come la scena della vasca idromassaggio con JJ, Kiara e Pope nell'episodio 7. Sono fiera di essere riuscita a far sentire tutto il cast come un pezzo unico, e di aver ottenuto la stessa autenticità nell'esecuzione in entrambe le scene. Ecco perché ho adorato far parte di questo progetto: Outer Banks è stato pensato sin dall’inizio con entrambe le facciate.


Valerie Weiss mentre dirige Chase Stokes e Madeline Bailey durante la scena della fuga.

Photography: Curtis Baker


Ti sei ispirata ad un altro film o storia durante la preparazione di Dead Calm e The Runaway?

Jonas Pate, il co-creatore, ha parlato molto di Friday Night Lights durante il mio colloquio. Non appena lo ha menzionato come riferimento, ho capito immediatamente il tipo di progetto che voleva realizzare e ho subito sentito il bisogno di farne parte. Questo genere di serie televisive, con continui sbalzi emotivi e performance reali e trasparenti, ti catapultano negli anni dell’adolescenza lasciandotela rivivere ancora una volta, ma sempre in modo diverso. Una delle ragioni per cui amo così tanto la scena della fuga e l'episodio finale diretto da Jonas, è perché ti fanno sentire come se tutto fosse questione di vita o morte, che è proprio come un adolescente percepisce la vita, sia che si parli di relazioni finite, indipendenza dai genitori o di ritrovarsi in guai seri per la prima. Outer Banks fa un lavoro straordinario nel raccontare i personaggi, le loro mille sfaccettature e la capacità di adattarsi a ciò che li travolge; trasforma la storia in una metafora emotiva che accompagna nella crescita.


Qual è stata la direzione chiave che hai dato al cast per realizzare le scene più intense? Prendiamo come esempio JJ: questo personaggio raggiunge una sorta di climax nella scena in cui litiga con suo padre, seguita poi da una crisi emotiva nella vasca idromassaggio. Come hai affrontato queste tematiche di grande impatto?


Adoro lavorare con gli attori, in particolare quelli giovani: sono sempre emotivamente disponibili e fiduciosi. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto sin da subito, fino al punto di analizzare insieme lo spettro caratteriale e comportamentale dei loro personaggi anche in episodi che non spettava a me dirigere. Durante la preparazione erano come delle spugne; si sentivano liberi di sperimentare ma allo stesso tempo volevano anche una direzione per assicurarsi che rimanessero fedeli ai loro personaggi. Si è creata un’atmosfera estremamente sana e creativa che ci ha fatto sentire protetti e permesso di provare nuove tecniche. Fortunatamente abbiamo girato la sequenza della lotta di JJ con suo padre prima della scena della vasca idromassaggio; così facendo, Rudy (che interpreta JJ) e io abbiamo avuto tutto il tempo di conoscerci e di fidarci l’uno dell’altra prima di buttarci a capofitto nella parte più intensa della sceneggiatura. Sin dall’inizio gli ho voluto ricordare che la lotta non riguardava il farsi male fisicamente: l’importante era soffermarsi sull’istante in cui suo padre cerca di soffocarlo: in quel momento JJ si rende conto che a quell’uomo non importa nulla di lui, vuole davvero ucciderlo. È un punto di svolta. Fino a quel momento aveva sempre sperato che ci fosse amore nel cuore di suo padre, ma quei pochi minuti gli hanno dimostrato che tutto ciò che traspare dalle sue azioni è crudeltà e dolore. L’evoluzione del personaggio arriva quando JJ si rende conto che potrebbe porre fine a tutta questa sofferenza e uccidere suo padre con la chiave inglese, ma si ferma. La particolarità di questo segmento è che è stato creato insieme sul set, non faceva parte della sceneggiatura: JJ capisce per la prima volta che non è suo padre; è meglio di lui perché è capace di provare amore e misericordia. Sono sicura che la scena della vasca idromassaggio abbia avuto quel forte impatto proprio grazie al viaggio e alla preparazione intrapresi per la riproduzione della rissa descritta poco sopra. Durante questa seconda sequenza, Rudy (JJ) ha potuto fare riferimento a tutti i sentimenti che la scena con suo padre aveva suscitato in lui. Abbiamo fatto lunghe e private chiacchierate proprio per riportarlo a quello stato d’animo, rassicurandolo di potersi sentire al sicuro e di potersi lasciarsi andare. Sono contenta che si sia fidato di me. C’è anche da dire che la presenza di Maddie Bailey (Kiara) e JD (Pope) sul set è stata di grande aiuto, lo hanno davvero supportato durante l’intero percorso. Sono due attori estremamente amorevoli, generosi e comprensivi; eravamo circondati da un cast e un gruppo di esseri umani fenomenali.