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Valley Girl 2.0: Josh Whitehouse è il nuovo Randy nel remake dell'iconico film degli anni '80


Photo by: Ian Spanier


L’essere umano è per natura un narratore.

Lo storytelling è, per natura, parte integrante di quello che siamo.

Il modo in cui scegliamo di interagire gli uni con gli altri è, per natura, la forma di comunicazione più preziosa al mondo.


L’arte è storytelling.

Prendiamo, ad esempio, i musical: sono stati, sono, e sempre saranno la forma di narrazione più ricca che l’essere umano potrà mai ricreare e che sarà, ogni volta, diversa da quella precedente. Rappresentano unione e passione, e combinano il linguaggio concreto e crudo della realtà che conosciamo, con quello astratto e magico della musica, della danza e delle emozioni. Hanno potere, influenza e trasporto.

Hollywood lo sa bene! Ci ha regalato una lista infinita di capolavori come The Wizard of Oz (1939), Singin’ in the Rain (1952), West Side Story (1961), Grease (1978), Moulin Rouge! (2001) […] arrivando fino ai giorni nostri con La La Land (2016), Bohemian Rhapsody (2018), Rocketman (2019), senza dimenticare High School Musical (2006-2008), Hairspray (2007) o le fantastiche opere della Disney come Forzen (2013-2019) o Moana (2016), che hanno introdotto il pubblico più giovane in questo mondo incantato.

Valley Girl è il prossimo.

Il remake dell’omonimo film degli anni ’80 ha una nuova immagine ed una straordinaria energia, e il ruolo che ha lanciato la carriera di un inesperto ma pieno di talento Nicholas Cage ha un nuovo padrone, Josh Whitehouse.


Con umiltà, passione, vitalità e voglia di fare, durante la nostra chiacchierata Josh non ha fatto altro che ripetere quanto sia felice, e tuttora incredulo, di potersi svegliare ogni mattina e fare tutto ciò che più ama al mondo: l’arte, in tutte le sue meravigliose forme. «È davvero complicato lavorare in questo settore, quindi non sarà mai qualcosa che darò per scontato», dice. Con due nuovi progetti all’orizzonte e un ammirevole lavoro alle spalle, Josh si fa strada con modestia, disciplina e intelligenti punti di riferimento, Jack Nicholson, Jim Carrey e Gene Wilder.

Mi saluta con «Ogni volta che mi ritrovo a lavorare per un nuovo progetto la gratitudine che sento è infinita e indescrivibile. Tutto quello che posso fare è seguire la mia strada e vedere cosa mi riserva la vita.» Noi, invece, non vediamo l’ora di vedere cosa ci riserva lui.


Valley Girl è un adattamento musicale del classico film di successo del 1983 che ha cambiato per sempre la vita degli adolescenti americani; qual è l'impatto che la nuova versione avrà su questa generazione?


Ritengo che l'originale e il nostro remake siano due film molto diversi. Ad essere sinceri, quando mi dissero che si trattava di un riadattamento pensai: “Ma è un classico? Non si scherza con i classici!”, ed è il sentimento che di solito provo verso i remake, ma me innamorai subito dopo aver letto la sceneggiatura.

È una rivisitazione che arriva fino ai giorni nostri, con protagoniste pillole di vita degli anni ’80 che Julie racconta a sua figlia come modo per relazionarsi e sentirsi più vicina a lei, dandole consigli su come crescere, sull’amore, sui ragazzi e sull’amicizia. Dal momento che il film viene raccontato attraverso i ricordi di Julie, ci sembra di trovarci in una realtà quasi alternativa, con persone che saltano sui tavoli dei centri commerciali, ballano e cantano. Viene tutto enfatizzato; è più frizzante, magico e colorato della vita stessa. Ho pensato che l'originale avesse un aspetto piuttosto spigoloso: la nostra versione è più scintillante ed energica. Il messaggio principale, che spero sia d’ispirazione per tutti coloro che vedranno il film, è però rimasto lo stesso: i preziosi consigli che una madre da a sua figlia per guidarla nelle gioie e nelle difficoltà della vita. Si parla di amicizia, amore, delusioni, imprevisti, crescita e cambiamenti, di uguaglianza e umanità, e di come tutto accada per una ragione.


In Valley Girl interpreti Randy, che nel film originale è stato il ruolo che ha lanciato la carriera di un giovane Nicholas Cage; ti senti intimidito nel metterti nei panni di un personaggio così iconico?


Certamente! È una grandissima responsabilità. Nicholas Cage è un attore fantastico! All’inizio ero molto nervoso all'idea di interpretare Randy 2.0. Quando iniziai a leggere la sceneggiatura ero cosciente che avrei potuto essere paragonato a una performance già eccezionale. Una volta ottenuto il ruolo, però, è diventato tutto più reale e mi sono preso la responsabilità di utilizzare quella sensazione come carburante per prendere in mano la sfida e allo stesso tempo onorare e cercare di ricreare l'atmosfera che Cage portò sullo schermo negli anni ’80. Ho avuto l’occasione di apportare la mia energia e le mie idee, e l’ho colta al volo.


Per coloro che non hanno visto il Valley Girl originale, cosa puoi dirci di Randy? Siete simili in qualche modo?


Valley Girl narra la maturità di un'improbabile storia d’amore dovuta al ceto sociale, un po’ come la storia di Romeo e Giulietta: una ricca Valley Girl si innamora di un povero ma indomabile e affascinante musicista punk di Hollywood; questo provoca una spaccatura tra i due e i loro amici. Sembra che tutti siano contro la loro relazione, ma nonostante ciò, Randy e Julie non riescono a stare l’uno senza l’altra. Una storia attuale paragonabile a molte. La risposta èsi, ho molto in comune con Randy. Da piccolo ho attraversato una fase punk che si è conclusa intorno ai 17 anni, sono musicista da quando ne ho 12, e a 16 ho cominciato a suonare con diverse band (More Like Trees, High Cross Society), cosa che faccio tuttora. L’esperienza acquisita durante anni di esibizioni con diverse band ha reso molto più semplice immedesimarsi in Randy, per via dell’amore per la musica che ci accomuna. Nonostante ciò, io e lui siamo due mondi diversi.


Hai lavorato spesso in progetti ambientati nel passato; com'è stato questa volta tornare agli anni ’80?