KUBE

  • Natalia D'Amario Soto

Valley Girl 2.0: Josh Whitehouse è il nuovo Randy nel remake dell'iconico film degli anni '80


Photo by: Ian Spanier


L’essere umano è per natura un narratore.

Lo storytelling è, per natura, parte integrante di quello che siamo.

Il modo in cui scegliamo di interagire gli uni con gli altri è, per natura, la forma di comunicazione più preziosa al mondo.


L’arte è storytelling.

Prendiamo, ad esempio, i musical: sono stati, sono, e sempre saranno la forma di narrazione più ricca che l’essere umano potrà mai ricreare e che sarà, ogni volta, diversa da quella precedente. Rappresentano unione e passione, e combinano il linguaggio concreto e crudo della realtà che conosciamo, con quello astratto e magico della musica, della danza e delle emozioni. Hanno potere, influenza e trasporto.

Hollywood lo sa bene! Ci ha regalato una lista infinita di capolavori come The Wizard of Oz (1939), Singin’ in the Rain (1952), West Side Story (1961), Grease (1978), Moulin Rouge! (2001) […] arrivando fino ai giorni nostri con La La Land (2016), Bohemian Rhapsody (2018), Rocketman (2019), senza dimenticare High School Musical (2006-2008), Hairspray (2007) o le fantastiche opere della Disney come Forzen (2013-2019) o Moana (2016), che hanno introdotto il pubblico più giovane in questo mondo incantato.

Valley Girl è il prossimo.

Il remake dell’omonimo film degli anni ’80 ha una nuova immagine ed una straordinaria energia, e il ruolo che ha lanciato la carriera di un inesperto ma pieno di talento Nicholas Cage ha un nuovo padrone, Josh Whitehouse.


Con umiltà, passione, vitalità e voglia di fare, durante la nostra chiacchierata Josh non ha fatto altro che ripetere quanto sia felice, e tuttora incredulo, di potersi svegliare ogni mattina e fare tutto ciò che più ama al mondo: l’arte, in tutte le sue meravigliose forme. «È davvero complicato lavorare in questo settore, quindi non sarà mai qualcosa che darò per scontato», dice. Con due nuovi progetti all’orizzonte e un ammirevole lavoro alle spalle, Josh si fa strada con modestia, disciplina e intelligenti punti di riferimento, Jack Nicholson, Jim Carrey e Gene Wilder.

Mi saluta con «Ogni volta che mi ritrovo a lavorare per un nuovo progetto la gratitudine che sento è infinita e indescrivibile. Tutto quello che posso fare è seguire la mia strada e vedere cosa mi riserva la vita.» Noi, invece, non vediamo l’ora di vedere cosa ci riserva lui.


Valley Girl è un adattamento musicale del classico film di successo del 1983 che ha cambiato per sempre la vita degli adolescenti americani; qual è l'impatto che la nuova versione avrà su questa generazione?


Ritengo che l'originale e il nostro remake siano due film molto diversi. Ad essere sinceri, quando mi dissero che si trattava di un riadattamento pensai: “Ma è un classico? Non si scherza con i classici!”, ed è il sentimento che di solito provo verso i remake, ma me innamorai subito dopo aver letto la sceneggiatura.

È una rivisitazione che arriva fino ai giorni nostri, con protagoniste pillole di vita degli anni ’80 che Julie racconta a sua figlia come modo per relazionarsi e sentirsi più vicina a lei, dandole consigli su come crescere, sull’amore, sui ragazzi e sull’amicizia. Dal momento che il film viene raccontato attraverso i ricordi di Julie, ci sembra di trovarci in una realtà quasi alternativa, con persone che saltano sui tavoli dei centri commerciali, ballano e cantano. Viene tutto enfatizzato; è più frizzante, magico e colorato della vita stessa. Ho pensato che l'originale avesse un aspetto piuttosto spigoloso: la nostra versione è più scintillante ed energica. Il messaggio principale, che spero sia d’ispirazione per tutti coloro che vedranno il film, è però rimasto lo stesso: i preziosi consigli che una madre da a sua figlia per guidarla nelle gioie e nelle difficoltà della vita. Si parla di amicizia, amore, delusioni, imprevisti, crescita e cambiamenti, di uguaglianza e umanità, e di come tutto accada per una ragione.


In Valley Girl interpreti Randy, che nel film originale è stato il ruolo che ha lanciato la carriera di un giovane Nicholas Cage; ti senti intimidito nel metterti nei panni di un personaggio così iconico?


Certamente! È una grandissima responsabilità. Nicholas Cage è un attore fantastico! All’inizio ero molto nervoso all'idea di interpretare Randy 2.0. Quando iniziai a leggere la sceneggiatura ero cosciente che avrei potuto essere paragonato a una performance già eccezionale. Una volta ottenuto il ruolo, però, è diventato tutto più reale e mi sono preso la responsabilità di utilizzare quella sensazione come carburante per prendere in mano la sfida e allo stesso tempo onorare e cercare di ricreare l'atmosfera che Cage portò sullo schermo negli anni ’80. Ho avuto l’occasione di apportare la mia energia e le mie idee, e l’ho colta al volo.


Per coloro che non hanno visto il Valley Girl originale, cosa puoi dirci di Randy? Siete simili in qualche modo?


Valley Girl narra la maturità di un'improbabile storia d’amore dovuta al ceto sociale, un po’ come la storia di Romeo e Giulietta: una ricca Valley Girl si innamora di un povero ma indomabile e affascinante musicista punk di Hollywood; questo provoca una spaccatura tra i due e i loro amici. Sembra che tutti siano contro la loro relazione, ma nonostante ciò, Randy e Julie non riescono a stare l’uno senza l’altra. Una storia attuale paragonabile a molte. La risposta èsi, ho molto in comune con Randy. Da piccolo ho attraversato una fase punk che si è conclusa intorno ai 17 anni, sono musicista da quando ne ho 12, e a 16 ho cominciato a suonare con diverse band (More Like Trees, High Cross Society), cosa che faccio tuttora. L’esperienza acquisita durante anni di esibizioni con diverse band ha reso molto più semplice immedesimarsi in Randy, per via dell’amore per la musica che ci accomuna. Nonostante ciò, io e lui siamo due mondi diversi.


Hai lavorato spesso in progetti ambientati nel passato; com'è stato questa volta tornare agli anni ’80?


Adoro tornare indietro nel tempo durante una produzione. Da attore trovo eccitante stare su un set che ti catapulta in un'altra epoca; ti dà quel supporto in più che serve per immergerti nel personaggio e nel periodo storico in questione. Quest’ultimo salto nel passato l’ho particolarmente adorato perché gli anni ’80 sono stati un periodo fantastico… i vestiti, le macchine, la musica. Tutti questi aspetti permettono davvero di perderti nel ruolo e di sentirti parte del mondo descritto nel copione. La colonna sonora del film è meravigliosa. Per prepararmi al meglio ho dovuto ascoltare centinaia e centinaia di album che mi hanno fatto scoprire brani degli anni '80 che non avevo mai sentito prima. Vedere tutti sul set con abiti colorati ed enormi acconciature, andare in giro con la decappottabile di Randy e sentire le ragazze parlare con quell’accento da altezzose… è stata un'esperienza indimenticabile.


Tutti i remake apportano quel qualcosa che li rende innovativi; in che modo Valley Girl 2.0 è riuscito a raggiungere questo obiettivo?


Valley Girl 2.0 apporta qualcosa di decisamente diverso dal film originale in quanto è un musical! Si canta, si balla, e ci sono glitter e coriandoli ovunque.. un musical con la emme maiuscola. Con quasi dieci, o forse più, numeri musicali, Valley Girl 2.0 regala un'esperienza completamente nuova.


Non sei solo un attore ma anche un musicista; pensi che questo tipo di film siano il tuo punto di forza perché esalta entrambi i tuoi talenti?


Credo di sì. Penso che sia importante fare tutto il possibile per sentirsi in perfetta sintonia con il ruolo che si ricopre, e se devo interpretare un personaggio che ha un talento particolare o una caratteristica speciale, mi piace rendere questo aspetto parte essenziale della mia preparazione. Sono ossessivo con i metodi di studio che precedono la realizzazione di un film, e per questo motivato quando giorno dopo giorno ho l’occasione di migliorarmi o esercitarmi a sviluppare doti particolari, che si tratti di ballare, imparare a fare il giocoliere, suonare uno strumento o lavorare in ufficio. Mi piace pensare che il mio punto di forza sia la volontà di dare il massimo, di ossessionarmi con il raggiungere il miglior risultato possibile, e ovviamente del piacere e del divertimento che provo durante l’intero percorso. Quando si tratta di interpretare un musicista, però, e in questo caso è la caratteristica principale di Randy, è diverso; ho cominciato a suonare quando ero molto giovane, quindi in un certo senso sento che parte della preparazione per personaggi di questo genere sia già stata fatta. Al di là del lato pratico dell’esecuzione, penso di comprendere anche la mentalità di un musicista che cerca di diventarlo a livello professionale, quindi ho molto meno da imparare e più tempo per concentrarmi sulla sceneggiatura, l’accento, la fisicità e i vari aspetti che caratterizzano la mia nuova identità.


I musical richiedono sempre una formazione specifica; come ti sei preparato per il ruolo di Randy?


Ho trascorso mesi a prendere lezioni di canto con Bob Garrett, che mi ha aiutato ad allenare la voce per arrivare alle note più alte, e ho partecipato ad alcuni workshop sulla danza e sui movimenti di gruppo con il resto del cast guidati dalla meravigliosa Mandy Moore; il mio personaggio non è un vero ballerino, data la sua natura punk, ma nonostante ciò, prima di ogni scena, bisognava coreografare i movimenti di tutti a ritmo di musica. Nel mio tempo libero ho anche registrato una versione personale delle canzoni, che poi avrei cantato sul set, per familiarizzare con il materiale ed essere pronto per la prova finale con il leggendario Harvey Mason Junior. E non è finita qui! Ho passato alcuni mesi prima dell’inizio delle riprese registrando l'intero film sotto forma di audiolibro, nel quale ho interpretato ogni personaggio e narrato con musica ed effetti sonori. Ho preso poi l’abitudine di riascoltarlo e ripeterlo ogni giorno in palestra per cercare di assorbire anche la minima virgola di ogni pagina. Con questa tecnica posso dire di aver imparato i dialoghi di tutto il cast. Forse mi sono spinto un po’ oltre e ho fatto più di quanto necessario, ma è stato davvero divertente.

Da esperto di musica, ti piace lo stile degli anni '80? Qual è la tua era musicale preferita?


Sì certo. A dire la verità mi piace la musica di tutte le epoche: trovo che in ognuna ci siano gemme diverse. Adoro il suono di quelle tastiere retrò e delle batterie elettriche che caratterizzano la musica degli anni ’80; parliamo di tecniche e suoni appena inventati. Dopodiché le cose sono andate un po’ fuori controllo ed è iniziata una competizione per vedere chi riusciva ad emettere suoni più forti e aggressivi. Confesso che ho apprezzato anche questo; è stato molto divertente seguire come questi cambiamenti si trasformavano in innovazione. Ora è tutto molto più pulito e lineare, fa sembrare un po’ tutto uguale. Mi piace tornare a quei suoni retrò; a volte trovo ci sia un senso di pace nel combattere la velocità della tecnologia, nell’andare controcorrente. Difficile dire quale sia la mia era musicale preferita, una parte di me vuole dire gli anni '50 o '60 con Frank Sinatra, Ella Fitzgerald e tanti altri immortali… ma gli anni ’80 avevano Paul Simon e Leonard Cohen! Potrei continuare così per ore e trovare chi più mi ha influenzato musicalmente in ogni epoca. È davvero difficile sceglierne una.


Quali sono, invece, le tue maggiori influenze nell’ambito della recitazione?


Se si parla di attori, probabilmente direi Jack Nicholson: ho sempre ammirato le sue interpretazioni e il modo di gestire la rabbia, la frustrazione e il potere; Jim Carrey, di cui amo la capacità che ha di far sembrare credibili anche le cose più assurde del mondo, e Gene Wilder, uno dei miei attori preferiti di sempre. Ciò che realmente influenza il mio modo di recitare, però, e credo sia anche lo strumento più importante, è la vita stessa e come si sceglie di viverla. Non c'è nulla di più prezioso delle tue esperienze ed emozioni, e di trovare il modo per applicarle quando necessario.


Hai un anno intenso da affrontare con diversi nuovi progetti; come ti senti a riguardo?


Recitare è stato un campo artistico in cui non avrei mai pensato di avere successo, nonostante ciò non ho mai smesso di provare. Aver avuto l’opportunità di interpretare i ruoli che mi sono capitati finora e continuare ad avere progetti nel cassetto è qualcosa di cui mi sento estremamente onorato e grato. È davvero complicato lavorare in questo settore, quindi non sarà mai qualcosa che prenderò per scontato. Sono entusiasta di far parte del cast di Daisy Jones & The Six, un altro musical che mi sta regalando la fantastica possibilità di approfondire la mia conoscenza del basso elettrico. Questo progetto mi farà viaggiare di nuovo nel tempo portandomi questa volta negli anni ’70, come nel mio primo film Northern Soul, ed è sicuramente una delle mie epoche preferite in fatto di stile.


Che tipo di ruoli ti piacerebbe esplorare in futuro?


Mi piace pensare che sarei aperto a qualsiasi ruolo, tuttavia sono particolarmente attratto da personaggi insoliti ma unici. Spero che un giorno ricapiterà di interpretare personalità un po’ fuori dal mondo come in The Knight Before Christmas, in cui ho portato sullo schermo un cavaliere che viaggiava nel tempo. Il pesce fuor d’acqua è un concetto che trovo interessante ed estremamente divertente da sviluppare. Una delle tante cose che amo del cinema è che ci permette di visitare mondi sconosciuti e a volte anche astratti, rompendo i limiti della vita che conosciamo. Ovviamente mi piace anche indossare le vesti di personaggi più concreti, in fin dei conti si parla di finzione: divertimento, emozioni e lezioni di vita sono assicurate, sia che si tratti di un ruolo sciocco che di uno più maturo. Ogni volta che mi ritrovo a lavorare per un nuovo progetto la gratitudine che sento è infinita e indescrivibile. Tutto quello che posso fare è seguire la mia strada e vedere cosa mi riserva la vita.


Valley Girl sarà disponibile in digitale dall'8 Maggio.

77 visualizzazioni
logo_kube_bianco_vector.png

© 2020 by KubeCommunity

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now