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  • Natalia D'Amario Soto

White Lines: il dietro le quinte con la star dello show, Tom Rhys Harries


Photography: David Reiss


Ambientata tra gli splendidi paesaggi di Ibiza e una Manchester un po’ retrò, la nuova serie targata Netflix e firmata da Alex Pina, la mente spagnola dietro il fenomeno mondiale de La Casa de Papel, ha scalato velocemente le classifiche mondiali presentandosi come il nuovo thriller di successo della casa di produzione americana.


White Lines racconta la storia di Axel, un giovane DJ di Manchester, interpretato da Tom Rhys Harries, che abbandona la città natale per portare la sua musica a Ibiza e cercare gloria eterna nella bellissima isola spagnola. Con un susseguirsi di flashback e flash forward, la storia prende mille pieghe diverse e vede Zoe, sorella di Axel, intraprendere un viaggio alla ricerca del colpevole che 20 anni prima l’aveva privata della persona più importante della sua vita, e quindi a tornare nel posto che ha, sì, dato una nuova vita al fratello, ma gliel’ha anche tolta.


Durante questa interminabile quarantena ho avuto il piacere di scambiare due parole proprio con Tom Rhys Harries che, con un’interessantissima conversazione, mi ha portato dietro le quinte di White Lines, ricordando la fantastica esperienza vissuta durante le riprese della serie girata nell’estate 2019 a Ibiza.

Ti sei ispirato ad un'altra storia o film durante la realizzazione di White Lines e la preparazione del personaggio di Axel?


Conosci il film Rumble Fish? Se si, sicuramente avrai presente il personaggio che interpreta Mickey Rourke; tutti ne parlano ancora oggi. Quando dopo i venti minuti iniziali entra in scena, la prima cosa che il pubblico pensa è sempre: «Oh santo cielo, chi è questo tipo?». L’ho immaginato molto nelle vesti di Axel. Le somiglianze non sarebbero tanto nel modo di interpretare il personaggio, quanto su come la percezione delle persone definisce chi sei, o lo status che ti è stato dato. Non si è padroni del proprio status, gli altri lo sono; ovviamente parlo per me, mi baso sulle esperienze che ho avuto. Quindi sì, questa è stata una delle maggiori ispirazioni, insieme a tante altre. Ho rubato idee da diversi posti, cose e situazioni, per far funzionare il tutto.


TRH: White Lines Images

Qual è stata la più grande sfida nell’interpretare un'anima così tormentata?


La maggior parte dei comportamenti di Axel sono discutibili, ed è facile criticarlo o giudicarlo per questo. Credo, però, che la cosa più importante quando si interpreta un personaggio sia quella di rimanere neutri, liberi dai pregiudizi, perché in caso contrario non si riesce ad allineare se stessi con le scelte che questi fanno. Con Axel ci sono riuscito perché tutto si concentra sul suo malessere e dolore. Sembra che si stia divertendo, tra feste, fama e soldi, e a parer mio c’è un elemento del suo atteggiamento che attrae chi ha intorno (il fatto di poter fare quello che vuoi, quando vuoi), ma ovviamente c’è una causa effetto. In poche parole, soffre, e tutto quello che fa è un tentativo di compensare il vuoto che ha dentro.


White Lines tratta argomenti piuttosto difficili ed emotivamente intensi: perdita di persone care, alcol, droghe, debiti, sesso, relazioni tossiche e quel lato insano della fama. Sei stato in grado di scrollarti di dosso queste forti emozioni una volta finito le riprese? O le hai portate con te a casa?


No non le ho portate con me, sono riuscito a lasciarle andare. Ci sono tanti modi per approcciare la recitazione, e uno di questi è riuscire a costruire una sorta di legame con il personaggio che si interpreta, cercando allo stesso tempo di capire quando scindersi da questo.


Mi è piaciuto molto il rapporto tra Zoe e Axel. Di solito, personaggi come lui preferiscono non avere tra i piedi il fratellino o la sorellina, e il più delle volte gli sceneggiatori descrivono il legame tra fratelli come conflittuale piuttosto che puro e pacifico. Una scena che mi ha particolarmente emozionata è quella in cui il padre, Clint, manda Axel via da casa, il quale reagisce dicendo che obbedirà all’ordine solo se potrà portare Zoe con sé. È un momento bellissimo. La loro relazione, paragonata al resto dei personaggi, è l'unica davvero sincera. Pensi che Axel si sarebbe comportato diversamente a Ibiza se Zoe fosse andata con lui? Credi che avrebbe controllato le sue azioni, o dato comunque priorità alla fama?


Sono molto contento che ti sia piaciuto quell’aspetto della storia, perché era davvero importante per me rappresentare Axel per ciò che è realmente. Per me non è solo un personaggio autodistruttivo e problematico che vuole togliersi di torno tutti quelli che potrebbero ostacolare i suoi obiettivi; ha questa motivazione e aspirazione maniacale al successo, ma dimostra anche molta passione per quello che fa. In realtà ha un grande talento che vuole solo venga riconosciuto. A completare la sua sfera caratteriale c’è questo senso di protezione che prova nei confronti della sorella Zoe: hanno perso la madre e il padre è emotivamente assente, nonostante sia fisicamente con loro, e Axel sente il dovere di occuparsi di lei. Proprio perché Zoe non lo segue nella sua avventura a Ibiza, lui dà anima e corpo per il suo sogno pensando di poter colmare le sue sofferenze. Penso che se sua sorella fosse andata con lui, Axel avrebbe allentato la presa con festini e serate in discoteca. Con Zoe al suo fianco, forse non sarebbe morto.


Qual è la tua scena preferita tra quelle che hai girato? E per quanto riguarda la trama, c'è un momento della serie che preferisci?

Amo la scena con Conchita, quella in cui metto il disco di Mozart, soprattutto perché è una delle poche volte in cui il pubblico può davvero apprezzare la profonda conoscenza della sfera musicale di Axel mentre parla di cosa e chi ispira il suo processo creativo. Penso sia molto importante esplorare anche questo suo lato, e non solo la sua anima festaiola. In realtà è un ragazzo istruito e curioso riguardo la sua passione, e penso che quella scena lasci trasparire le sue mille sfaccettature.


TRH: White Lines Images


Una delle frasi che Axel ripete più volte a sua sorella è “sii coraggiosa", che riassume perfettamente il modo in cui vuole vivere la sua vita. Puoi parlarmi di un momento in cui ti sei dimostrato coraggioso o di un momento in cui ti penti di non esserlo stato?

Non riesco ad attribuire niente che richieda coraggio nel mio ambiente di lavoro, ma tutti noi abbiamo diverse percezioni di questo nobile sentimento. Non sono religioso; credo in qualcosa ma non so ancora cosa questa sia. Sono convinto, però, che tutto accada per una ragione, anche perché altrimenti, come potremmo vivere con noi stessi se tutto ciò che ci circonda capitasse per pura casualità? Forse quando il regista mi ha detto di staccare sul serio il dente nella scena in cui Axel, per scommessa, lo toglie, non ho voluto farlo, quindi non sono stato granché coraggioso in quel momento.

Sei anche un musicista, e immagino che sia una caratteristica che hai in comune con Axel; c'è però qualcos'altro in lui che ti piace? O non necessariamente piace ma ti fa comprendere le sue complessità e il suo comportamento? C'è qualcosa di lui che ti è rimasto dentro?

Come dicevi prima, Axel fa tante cose.. è quel tipo di persona che prova in tutti i modi a raggiungere i suoi obiettivi; lo fa semplicemente iniziando, buttandosi. C’è una citazione di Steven Spielberg, riguardo il miglior consiglio mai ricevuto da Stanley Kubrick, che recita: «Just get out of the car!», e con questo vuole dire: “Esci dalla tua zona di comfort, comincia! Non sai dove potresti arrivare”. Di Axel mi piace proprio questo; lui inizia qualcosa, dal nulla. “Se volete cominciare questa sfida insieme, siete i benvenuti, in caso contrario, continuerò per la mia strada. Raggiungerò i miei obiettivi con o senza il vostro supporto”. È la sua filosofia; questa cosa lo rende vivo, se consideriamo il fatto che la storia comincia dopo la sua morte.


Adoro il lavoro di Álex Pina, la sua testa e il suo stile narrativo. Puoi parlarci un po’ di com’è stato lavorare con lui? Di cosa avete parlato quando immaginavate il personaggio o lo preparavate per la transizione sceneggiatura-schermo?

Abbiamo fatto una serie di riunioni prima di cominciare le riprese, nelle quali abbiamo parlato di come avremmo voluto far evolvere il personaggio. Axel è un’anagramma di Alex, e non è stata una coincidenza. Molti degli spunti che lui stesso mi ha dato per capire come cogliere l’essenza di questo giovane DJ ed interpretarlo nel migliore dei modi, erano, credo, aspirazioni personali che Alex stava cercando di rivivere, indirettamente, attraverso Axel.

Álex è fantastico. Amo il suo lavoro e il suo modo di ragionare. È molto creativo, uno storyteller interessantissimo. Una sua caratteristica che ammiro particolarmente è la capacità di giocare con il tempo, e lo fa anche in La Casa de Papel. Penso che ci siano tematiche all’interno di White Lines davvero commoventi, il che la protegge dall’essere solo una serie che racconta di feste pazze a Ibiza. Parla della perdita della giovinezza e di come definiamo noi stessi durante questo percorso altalenante che ci catapulta nell’età adulta. Qual è il limite? E se sai di averlo raggiunto, cos’è che viene dopo?

Sono totalmente d’accordo con te, sono contento che ti piaccia il suo lavoro, sono molti quelli che lo ammirano per questo. Amo il suo stile e sono orgoglioso di aver avuto la possibilità di lavorare con lui.

Sta crescendo come creativo e sta acquisendo uno genere tutto suo. La cosa che trovo interessante nella dimensione La Casa de Papel - White Lines, è che c’è una impronta simile nell’alternanza dei tempi, archetipi e personaggi, ma le storie sono completamente diverse, e penso che sia incredibile il modo in cui sia riuscito a realizzare tutto questo.


TRH: White Lines Images

Le locations sono meravigliose. Hai avuto il tempo di goderti Ibiza?


L’isola è bellissima e fortunatamente abbiamo avuto il tempo di viverla.

Hai anche una bellissima carriera teatrale. Da amante del palcoscenico, mi piacerebbe sapere qual è la tua opera preferita e perché.


Se devo sceglierne solo una, la mia preferita è August: Osage County. È un dramma di Tracy Letts che debuttò al teatro di Steppenwolf di Chicago nel 2007. All’età di 16 anni andai con mia madre a Londra per assistere alla rappresentazione e ricordo di non volere che finisse. Racconta le dinamiche di una famiglia; succede tutto e niente. È una delle più belle opere teatrali che io abbia mai visto, e se mai dovessero riproporlo ti consiglio di andare a vederla. A me ha lasciato un segno indelebile.

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