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  • Marianna Peperna

Women behind the lens: Silvia Clo Di Gregorio



“Big ears feminist director” nata nel 1994 e originaria di Verbania, Silvia Clo Di Gregorio è una delle figure femminili più interessanti del panorama audiovisivo italiano. Fin da giovanissima si è fatta notare nel mondo dell’indie prima come fotografa, poi come attrice nel famosissimo videoclip di Oroscopo di Calcutta e successivamente come direttrice della fotografia e regista talentuosa, collaborando -tra gli altri- con Giorgio Poi e i Pinguini Tattici Nucleari. In questi giorni monotoni di quarantena ho fatto due chiacchiere via Skype con Silvia, con cui ho parlato di rappresentazione femminile, social network e cinema.

Ciao Silvia, come ti sei avvicinata al mondo dell’audiovisivo?

Io provengo dalla fotografia analogica, mio padre ha sempre fotografato e avevamo un archivio familiare consistente. Quando sono arrivata al liceo ho iniziato a fare mostre di fotografia analogica e successivamente, avendo già sviluppato una passione per il cinema, ho pensato di buttarmi sull’aspetto visivo, lavorando come direttrice della fotografia.

Che tipo di studi hai fatto?

Mi sono laureata in cinema all’Università la Sapienza di Roma, una facoltà teorica ma fondamentale perché mi ha permesso di approfondire il mondo dell’arte visiva in generale a cui ero già appassionata, ho scelto Roma invece di Milano perché era una città un po’ più verso il cinema che verso la moda. Successivamente ho frequentato una scuola estiva di filmmaking a Berlino e un master in direzione della fotografia avanzato a Milano.

Come sei arrivata al mondo dei videoclip?

Già lavoravo come fotografa e contributor per Cosebelle Magazine che ora purtroppo non c’è più e all’epoca, insieme al mio ex che faceva videoclip, ci siamo inseriti in questo mondo indie. Successivamente ho collaborato con Land Ho (Daniel Bedusa e Danilo Bubani) come direttrice della fotografia e abbiamo girato videoclip per Capibara, Germanò, Giorgio Poi e Frah Quintale. Presto mi sono accorta che volevo raccontare le mie storie e a modo mio e a maggio del 2016 ho iniziato a fare i miei video da sola. All’inizio non erano super professionali ma ho iniziato a crearmi una mia crew con cui lavoro tuttora.


Sul tuo profilo Instagram e sul tuo sito web ti definisci “feminist director”, come includi il femminismo nei tuoi lavori?

Spesso è una cosa a cui non penso ma che mi viene naturale, se sei abituato a pensare che le ragazze possono vestirsi come vogliono, o che tutte le bellezze sono degne di rappresentazione, lo fai anche nel pratico, nei tuoi video. Per esempio, Elio Biffi è il protagonista del video di Irene (singolo dei Pinguini Tattici Nucleari, ndr). Quando l’ho girato tutti mi hanno chiesto “ma perché non prendi un attore figo?”, non mi interessa cercare bellezze canoniche, anche perché Elio mi piace tantissimo, e quindi in primis il femminismo lo metto in pratica attraverso il mio gusto, la mia scelta, senza imposizioni esterne. In Samurai (di Logo, ndr) ho fatto lo stesso ragionamento con mia sorella perché Giulia è la protagonista, Samurai rimanda al combattimento e ai guerrieri ma non volevo parlare di una ragazza irruente, perché lei non è così, è una delle persone più dolci che conosca, la donna leader aggressiva non sarebbe stata lei. Nei miei video non voglio imporre il femminismo stereotipico a tutti i costi, sono per il "segui le persone e capiscile per quelle che sono, accetta tutto, ascolta tutti"


Nel cinema e nelle serie tv -secondo te- quanto è importante la rappresentazione delle diverse soggettività?

Mi piacerebbe che lo fosse tanto, però purtroppo non lo è, è ancora tutto standardizzato, recenti prodotti audiovisivi che ho visto spesso provano a fare il Girls italiano, ma risultano finte da morire. Non dico che bisognerebbe puntare al realismo ma ad una rappresentazione reale, se vuoi fare un documentario sui pavoni ovviamente ti documenti, allo stesso modo se vuoi farne uno sulle ragazze di oggi devi studiare la situazione contemporanea, per citare Nanni Moretti, se non so “non parlo di cose che non conosco”.

Tornando al tema rappresentazione, Kube come piattaforma digitale si muove molto attraverso Instagram, secondo te i social contribuiscono a creare un certo tipo di immagine femminile? Si può attraverso di essi anche scardinarla?

La rappresentazione della donna è molto complessa sui social come lo è nella società, più l’immagine femminile viene mediata, più è complesso parlarne. Già è difficile quando esci e vai a fare la spesa, figurati quando la tua immagine viene rifiltrata attraverso Instagram. Secondo me bisognerebbe distinguere le due cose, ciò che sei su Instagram non sei davvero tu. Mi è capitato di trovare lavori attraverso questo social, è un ottimo strumento per comunicare e conoscere ma dall’altro lato non sei davvero quella cosa lì che mostri, c’è molto altro e molti non lo capiscono. La rappresentazione femminile è un topic immenso, penso a chi lavora con la propria immagine, sex worker, influencer… il lavoro con l’immagine del corpo ti può anche creare problemi psicologici. Il problema sta nel pubblico secondo me. Se vai a vedere i commenti di Oroscopo ci sono mille insulti, la mia fisicità era spesso presa di mira, io me ne sono sempre fregata perché bisogna farsi uno scudo se si vuole fare questo lavoro. La mia fisicità spesso è sottolineata dalle persone del mondo reale, la maggior parte delle volte non in maniera cattiva, ma se già hai una titubanza la prendi male, figurati sui social. Bisogna accettare se stessi, io per esempio vorrei fare il mio logo con le mie orecchie e amo i miei denti storti.


Sembra spesso come se uno venisse quasi legittimato a commentare il corpo altrui

Se ti piaci, piaci tantissimo, te ne freghi se ti dicono che sei brutta, se hai una base solida di consapevolezza nessuno ti può fregare e ti difendi molto meglio, non ti possono smontare. È certo una questione anche di carattere e rispetto altrui, le persone timide e insicure sono molto più penalizzate, io però non ho mai avuto problemi. Alcune mie amiche invece ne soffrono, supportare è la cosa migliore che si può fare in questo caso. Supportare le altre ragazze quindi, iniziando ad evitare l’invidia, è un primo passo. Mia nonna diceva che chi ha il malocchio ce l’ha per le invidie, ci sono persone che spesso buttano la frustrazione verso l’altro, chi non fa un lavoro su se stesso marcisce nella propria invidia. Tutto questo diventa brutto perché non c’è fratellanza o sorellanza né supporto che secondo me sono importantissimi tra amici, ma è un messaggio che deve passare anche attraverso le esperienze scolastiche e formative.

Prima parlavamo di rappresentazione, perché secondo te si fa ancora fatica a rappresentare in modo veritiero l’età giovanile nonostante la giovane età di alcuni autori?

È una questione di educazione al pensiero più che di età. Mio nonno è molto aperto all’omosessualità, ma ci sono 25enni che votano CasaPound, non penso sia un problema generazionale. Ho rifiutato un lavoro perché non mi permettevano di dire quello che volevo, mi hanno preso perché ero donna ma non volevano lasciarmi le redini della regia, mi hanno fatto letteralmente uno schema di gerarchia dove io ero sotto di loro e ho abbandonato. Gli stessi poi hanno censurato una scena di nudo per un documentario sull’essere giovani oggi. Queste sono persone che pensano che il nudo è accettabile solo se è femminile, che non esistono né i gay né le lesbiche e che tutti devono essere fighi. E non era neanche un progetto pensato per adulti ma per ragazzi coetanei, è assurdo che poi un prodotto diventi così l’antitesi di se stesso.


Era la prima volta che ti succedeva in un progetto?

Così grande sì, di solito ho ricevuto solo battutine, li ho sempre un po’ insultati quelli che mi bloccavano anche se poi passo per aggressiva, non vorrei uscire fuori dalle staffe, a volte però mi fanno incazzare. La crew che mi sono creata è composta da persone rispettose e competenti che non si permetterebbero mai perché sanno che è sbagliato, però mi è capitato delle volte di essere testimone di battute del cazzo su attrici e modelle che spesso provenivano da uomini. Io credo sia fondamentale che ci sia rispetto e competenze a prescindere dal genere.

Nella tua autorialità e idea di cinema hai dei modelli a cui ti ispiri?

È una domanda tostissima. Non lo so, sono cresciuta con le british rom-com di cui i miei genitori erano appassionati, mentre i miei nonni invece amano il neorealismo. Metto un sacco di arte nei miei video che sono il risultato di un mix di roba che riprendo e faccio mia, non c’è qualcosa di specifico tipo “Paolo Sorrentino mi ha cambiato la vita”. Ma questo per me è indice di complessità, così è anche per la musica. Con la pistola puntata alla testa ti direi che i miei preferiti sono gli Smiths perché li ascolto da una vita ma ora mi sfondo di Dua Lipa, mi sento più complessa di così e odio un po’ il fanatismo. Come tutti gli studenti di cinema, all’università mi piacevano tanto Wenders, Ozu, Allen ora cerco di non trovare una singola persona che mi ispiri, anche perché avrei paura di copiarla. Ora sto studiando lirica, lingua giapponese e francese, cerco di allargare e non fermarmi ad una cosa sola. Amo la commedia ma se penso alle commedie italiane sto male, è difficile catalogarsi, come faccio?

Che consiglio daresti alle ragazze che vogliono seguire la tua strada?

Mi chiedono tutti che studi faccio, io sono una secchiona, quindi ti dico che bisogna solo studiare tanto. Puoi anche fare economia e poi darti al cinema, non è importante fare la New York Film Academy, devi farti un pensiero ragionato, c’è chi ha un feed Instagram stupendo ma poi non sa dirti cosa gli piace nella vita, l’importante è come sei dentro, non come appari. Bisogna studiare e in generale appassionarsi veramente alle cose. All’università ho fondato insieme ad altri ragazzi e il prof Minuz il magazine di cinema della Sapienza, le cose pratiche le puoi fare anche lì, girando video, partecipando ai festival, non puoi prendere l’università come un liceo. Fai tanto e fai attività, goditi le cose che puoi avere. Io all’inizio neanche volevo fare regia, ma l'ho capito sperimentando tante cose.

Avendo una laurea umanistica, secondo te quanto è importante la teoria nel tuo lavoro?

Il processo creativo è fondamentale, come un allenamento, se uno ha una mente e un background culturale vivo e attivo è più semplice sviluppare creatività. All'interno dei moodboard inserisco poche immagini di altri film ma molti quadri, fotografie d’epoca, di moda e ciò me l’hanno dato la musicologia, la storia dell’arte… tutto deve essere in funzione della propria creatività, anche leggere i libri, viaggiare, imparare le lingue, continuare a studiare, creando un proprio percorso creativo e un proprio immaginario.


Quali sono le donne che ti ispirano in campo audiovisivo?

Nora Ephron, Lena Dunham, Maya Rudolph, Britt Marling, che scrive ma è anche attrice. Anche ai festival si vedono tante cose fatte da ragazze ma questo non viene evidenziato. Mi piace molto anche Rachel Bloom, la creatrice di Crazy Ex-Girlfriend che ha fatto una cosa bellissima, la serie si rifà alla struttura del musical in una trama dove lei è una stalker con evidenti problemi comportamentali. La protagonista non è una bellezza canonica e, tra le canzoni in stile musical delle puntate, ce n’è una famosissima, Period sex, il cui testo è tutta una spiegazione del sesso con le mestruazioni, che abbatte così tutta una serie di taboo.

Che serie e film ci consigli che hai visto ultimamente?

Io guardo tantissimo MUBI, ma anche Amazon Prime Video. Su Prime, per esempio, c’è Forever con Maya Rudolph che purtroppo non hanno rinnovato e Fleabag, che consiglio perché lei è pazzesca. Su Netflix sto guardando invece la terza stagione di Ozark, il direttore della fotografia è bravissimo ed è stata ideata e diretta da Jason Bateman che ne è anche il protagonista. Un attore comico (Arrested Developement, Extract, Bad Words) che qui incarna un personaggio alla Bryan Cranston, da comico fa una scalata verso l’interpretazione del “cattivo”, ma in questa serie buono e cattivo non esistono. In questo periodo sto studiando sceneggiatura e mi sto focalizzando sulla scrittura e le serie che ho citato sono tutte quante scritte molto bene. Ultimamente ho visto un film di una regista costaricana, O despertar das formigas di Antonella Sudasassi, un film molto delicato presentato al Festival di Berlino. È un film girato tutto con camera a mano, in movimenti sospirati, che segue le vicende di una donna nella dimensione magica della Costa Rica, con un taglio quasi documentaristico.


Quali account ci consigli di seguire su Instagram?

Mi piacciono varie cose, uso Instagram anche per crearmi un moodboard per i miei video. È banale ma mi piace tantissimo @paintings.daily: ogni giorno tirano fuori un quadro che non conosci e trovi dei quadri fighissimi del 1600 con una donna con le tette di fuori e il fuoco dietro, è assurdo! Un altro account figo è @virgomood, io sono della vergine e mi piace l’idea che dicono che le ragazze di questo segno siano un po’ altezzose, qui mettono foto tipo degli abiti di Giorgio Armani del ‘96, Kate Moss nel 2000, tutte immagini che creano un po’ questo mood. Tra le attrici invece, @BritMarling che mi piace come usa Instagram proprio perché è un po’ l’anti-social e Jemima Kirke di Girls @jemima_jo_kirke. Seguo anche la mamma di Zal Batmanglij, l’altro creatore di The OA che cucina ricette iraniane. Altre pagine che mi piacciono sono @youngsalottino e @forgottenpeluche.

Quali progetti hai ora in cantiere?

Fare un film ovviamente! È un obiettivo che mi sono data, quello di girare un film entro i 30 anni. Sto scrivendo, non in questo preciso momento perché non mi viene, sono in ansia per la pandemia, la situazione è molto triste e non sono produttiva ma in un periodo così bisogna solo respirare e riposarsi godendo delle piccole cose. Ultimamente ho fatto l’aiuto regia per gli spot di Sanremo diretti da Riccardo Grandi, ora sto finendo di scrivere un fashion film che chiamo così semplicemente perché è un cortometraggio “lookettoso” con Sammy (Paravan, ndr) che dobbiamo finire entro quest’estate, è anticapitalista e anti-fashion, non è per un brand. Fare un film sarebbe l’ideale, ma ho anche tanti altri progetti in mente.

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