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Zero: basta con la diversity, è ora di raccontare la normalità



È uscita oggi in tutti i paesi in cui è attivo il servizio la nuova serie italiana di Netflix, Zero. Nata da un’idea di Antonio Dikele Di Stefano e liberamente ispirata al suo romanzo Non ho mai avuto la mia età, la serie è stata creata da Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e scritta insieme a Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Lisandro Monaco e Carolina Cavalli.


Zero racconta di un giovane ragazzo (Giuseppe Dave Seke) appassionato di fumetti che lavora come rider e vive presso il Barrio, quartiere alla periferia di Milano. Egli scoprirà presto di avere un potere: quello di diventare invisibile quando si emoziona. Grazie ai suoi nuovi amici Sharif (Haroun Fall), Inno (Madior Fall), Momo (Richard Dylan Magon) e Sara (Daniela Scattolin) e grazie alle sue acquisite abilità soprannaturali, affronterà un percorso di crescita personale e si impegnerà a salvare il suo quartiere dalla gentrificazione.


In cantiere dal 2019 e bloccata lo scorso anno per la pandemia di Covid-19, la serie tv nasce da un’esperienza collaborativa tra l’autore, gli attori protagonisti, gli sceneggiatori e i registi che hanno cercato di sviluppare attraverso un linguaggio contemporaneo una narrazione inclusiva e veritiera dell'adolescenza odierna nella periferia italiana. La diversità e l’arricchimento nascono a partire dal team di regia, composto da Paola Randi, Mohamed Hossameldin, Margherita Ferri e Ivan Silvestrini, che hanno unito le proprie variegate competenze con le esperienze degli stessi giovani interpreti sui quali hanno poi costruito e modulato i vari personaggi che sono il cuore pulsante di Zero.



Durante la conferenza stampa del 19 aprile a cui siamo stati lieti di partecipare, gli attori hanno raccontato la propria esperienza e i loro percorsi individuali. La parola d’ordine della conferenza è stata normalità. Si è insistito molto sulla questione del normalizzare la rappresentazione delle esperienze sullo schermo di personaggi italiani non bianchi e non caucasici, allontanare il concetto di diversity per abbracciare quello di inclusione e rappresentanza. Nella serie infatti sono presenti personaggi asiatici, come Robbi (Elisa Wong), la migliore amica di Awa, e latinoamericani, coerentemente con la volontà della produzione di allargare la rappresentazione dei personaggi sullo schermo, rappresentazione che era stata pensata anche più ampia, frenata però da alcune modifiche necessarie causate dalla pandemia.

Haroun Fall parla di come sia proprio l’inizio di una nuova rappresentanza e anticipa il tema dell’importanza dei ruoli “normali”: anche Virginia Diop e Daniela Scattolin ribadiscono che è stata una delle prime volte in cui si sono trovate ad interpretare il ruolo di adolescenti normali, non “l’immigrata” o “la straniera”, ma semplicemente ragazze italiane con passioni, obiettivi e preoccupazioni giovanili, personaggi autonomi e individuali che conducono la propria narrazione.



Molti degli interpreti sono poi approdati in modo quasi casuale al progetto: Giuseppe racconta di aver visto il post di Antonio su Instagram e di aver inviato il video di presentazione senza aspettarsi nulla perché non si riteneva all’altezza, Richard Dylan lavorava invece in fabbrica in quel periodo e non aveva nulla da perdere ma solo da guadagnare in quanto amante del cinema e della musica, anche Madior ha ricevuto sui social il post di Antonio inviatogli da una amica ed è rimasto subito sorpreso del fatto che fosse la prima volta in assoluto che leggeva di un progetto del genere in Italia.


Zero è una serie che fa dei suoi personaggi il punto di forza e si è parlato molto anche della creazione di questi ultimi, soprattutto è emerso anche come le protagoniste femminili, Sara, Awa e Anna rappresentino diversi tipi di femminilità e di forza e di come anche lo stesso protagonista, Omar detto Zero, sia rappresentante di un tipo di mascolinità che si distacca da quella egemone, essendo un giovane uomo fortemente in contatto con le proprie emozioni e con l’ambiente che lo circonda, possedendo una dolcezza ed una sensibilità uniche delle quali fa un vero e proprio potere.



La serie è uno sguardo empatico al mondo degli adolescenti, ricostruito con cura anche per quanto riguarda la colonna sonora composta da Yakamoto Kotzuga e che figura -tra gli altri- brani di Madame, Tha Supreme, Emis Killa, ma anche Lil Wayne, Manu Chao e Mahmood il quale ha collaborato come music supervisor dell'ultimo episodio curando la scelta dei brani.


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