Intervista a Valeria Fioretta alias Gynepraio

October 14, 2018

Valeria Fioretta è una lavoratrice full time, mamma del piccolo Elia e fidanzata che, da un po’ di anni, gestisce un personal blog, Gynepraio, e i canali social ad esso collegati. Il 3 luglio 2018 ha pubblicato il suo primo romanzoSe tu lo vuoi, edito da Piemme e potete acquistarlo in libreria o online, qui

 

Margherita ha un ottimo lavoro, una folta schiera di amiche e un fidanzato con tutte le carte in regola per diventare Quello Giusto. Almeno fino al giorno in cui Quello Apparentemente Giusto la lascia senza una spiegazione, dopo sei mesi di amore folle (almeno da parte di lei), dopo averla costretta a sorbire centrifughe e tisane di ogni tipo, a rinunciare al cioccolato e ad annullare la parte più divertente di se stessa per cercare di conquistarlo ogni giorno. Sola e disperata, Margherita decide di trascorrere agosto a Torino per la prima volta da sempre.
Ed è assolutamente per caso che si imbatte nella pubblicità di una onlus che aiuta i genitori costretti a lavorare d'estate a trovare compagnia gratuita per i propri figli. Così conosce Elisabetta, nove anni, intelligente, timidissima e un po' troppo abituata alla solitudine, che con le sue battute sagaci e l'innocenza che hanno solo i bambini le mostra il suo dolore sotto una luce totalmente nuova.
In un'estate torinese che non avrebbe mai pensato di vivere e di potersi godere, tra picnic sul lungo Po, lezioni di frisbee, gelati al limone e libri che possono curare le ferite, Margherita ed Elisabetta costruiranno un legame molto più speciale di quanto potessero sospettare e, forse, riusciranno anche a scovare Quello Giusto Davvero per Margherita.

 

Tra tutte le blogger, sei quella che spicca per semplicità (pochissimo trucco e nessun vestito a fiori di Realisation Par per intenderci) : sei una lavoratrice, fidanzata e mamma che sembra mettersi costantemente in discussione. Come vivi i social?

«I suoi standard e le critiche? Sto sui social meno di quanto vorrei -perché mi divertono- ma più di quanto il buon senso suggerirebbe. Devo farlo anche per lavoro, perché mi occupo di comunicazione: devo sapere di cosa parlano le persone e tenere un po’ il polso del mercato. Mi serve seguire i soliloqui sgrammaticati su Facebook, i linciaggi su Twitter e gli unboxing su Instagram. Di Instagram non patisco molto l’artificiosità: seguo pochi account perfetti, patinati e tirati a lucido. La maggioranza -pur facendo foto più belle delle mie!- sono un mix di normalità e piccole vette di meraviglia, un po’ come la vita di chiunque. I social mi espongono a un mondo di esperienze interessanti alle quali non ho accesso -per motivi diversi, a volte superabili e altre volte no- e questo talvolta m’innervosisce. Però la frustrazione che ne ricavo è inferiore rispetto ai benefici: l’aiuto, l’ispirazione, il consiglio, la solidarietà, l’apprezzamento, anche l’amicizia. Ricevo anche qualche critica, tendenzialmente inutile. Sia però messo agli atti che se Realisation Par vuole mandarmi qualcosa porto la 44 e non amo il viola».

 

Parli sempre di rapporti umani, infatti su l’ormai defunto Snapchat nacque “la posta del cuore”. Cosa consigli alle ragazze d’oggi che si approcciano all’amore e alle relazioni?

«Consiglio loro di fare quello che desiderano senza troppi condizionamenti. Né morale, né etichetta, diciamo. Né discorsi cervellotici, né troppi tentennamenti. Io spero che alle ragazze sia data la possibilità di fidarsi del proprio istinto. Soprattutto quando dice che è meglio di no, che non è il caso di spendere energie e sentimenti. Io predico un ritorno all’ascolto della propria voce interiore. Più della metà degli errori -e dei dolori che ne ricavano- potrebbe essere evitato dando retta al nostro istinto».

 

Gynepraio è un blog che riscuote molto successo e una delle tue invenzioni è “la settimana della vergogna”. In cosa consiste e qual è lo scopo?

«Potrebbe essere la risposta italiana al metodo di Marie Kondo? Consiste nel sottoporre il proprio guardaroba a dei check annuali (almeno 2, meglio 4) e testare i capi sul cui futuro siamo incerti: basta indossarli nuovamente un’ultima volta, dedicando all’operazione una settimana intera e valutando con sincerità il nostro stato d’animo. Se prevale la vergogna o il disagio, meglio disfarsene e trarne una lezione per la prossima volta. Funziona, lo giuro».

 

Di recente hai scritto un libro: “Se tu lo vuoi” . Com’è nata l’idea del libro? Di che cosa parla?

«Il romanzo non è nato dalla mia iniziativa, anzi sono stata più volte pungolata dalla casa editrice che l’ha pubblicata. Parla dell’amicizia tra una giovane adulta -amareggiata da una recente delusione d’amore - e una bambina di 9 anni proveniente da una famiglia atipica, e del bene che si faranno reciprocamente. Non so come sia nata l’idea di metterci dentro una bambina, ero in una fase in cui esploravo l’idea della maternità credo».

 

Ho fatto la babysitter per qualche tempo e alcune delle maggiori illuminazioni le ho avute parlando con i bambini. Ti è mai capitato di avere un’amica di nove anni?

«In verità no, infatti ho dovuto documentarmi parlando con alcune amiche che lavorano come maestre elementari! Mi sono sforzata di non creare una sorta di baby-adulta, evitando di metterle in bocca parole e ragionamenti incoerenti con la sua età. Ne è venuta fuori una bambina speciale ma spero anche credibile».

 

Credo che non sia mai troppo tardi per cambiare e a me sembri in costantemente evoluzione. Cosa vorresti dal futuro? Che progetti hai?

«Nel breve periodo vorrei dedicarmi alla promozione del mio romanzo d’esordio cercando di farlo in modo più originale della media. Nel lungo periodo vorrei costruire una carriera e uno stile lavorativo a mia immagine e somiglianza, che siano più rispettosi del mio tempo personale e famigliare. Quest’ultimo obiettivo lo vedo lontano e difficile, ma spero che la scrittura mi porti in quella direzione».

 

illustrazioni di Serena Pretti

 

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