“Questa è l’ultima volta che ti dimentico”, il nuovo romanzo di formazione di Levante.

November 18, 2018

 

 

Come ben sa il popolo di Instagram, #LevanteAma, #LevanteCanta, ma Levante scrive anche. Dopo il notevole successo di “Se non ti vedo non esisti”, il 13 novembre Levante è tornata tra gli scaffali delle librerie con “Questa è l’ultima volta che ti dimentico”, edito da Rizzoli e già alla seconda ristampa.

 

Se il suo primo romanzo ci presentava una donna matura come Anita, questa volta Levante – pseudonimo di Claudia Lagona – decide di seguire rapidamente la crescita di Anna, ragazzina siciliana amante della danza, a partire dagli anni delle scuole elementari fino ad arrivare alle porte della prima liceo.
L’infanzia e l’adolescenza di Anna scorrono rapidamente come scorre il libro, tra i banchi di una scuola siciliana insieme alla migliore amica Egle, a guardare da lontano Giulio, ad avvicinarsi sempre di più al mondo dei grandi, con tutte le complicazioni del caso.

 

Come tante storie, anche quella di Anna parte da premesse in cui ogni lettore può trovare un appiglio di condivisione, e si sviluppa poi in una vita personalissima, che nessuno a parte Anna può controllare – e su questo lei proprio non transige: non saranno certo gli altri a dirle chi deve essere.

 

Se la protagonista, all’inizio, si ritaglia un semplice ruolo di “spettatrice” della vita apparentemente perfetta della biondissima Egle, man mano che cresce impara a scoprirsi e a scoprire le proprie passioni, e a lottare per esse. Spingerà perfino sua madre a comprendere che la felicità è la cosa più importante, anche da adulti, anche se sembra sepolta sotto un passato pesante e in un entroterra conservatore. Da questo terreno brullo sorgerà, infatti, il desiderio insulare per eccellenza, quello di uscire da una realtà troppo circoscritta per esplorarne una nuova, più grande e sicuramente più areata, dove meno persone conoscono (e giudicano) te e la tua storia e dove respirare è più facile.


Non so quanto di Claudia ci sia in questo racconto siciliano, ma è certo che Levante scrive in una prima persona singolare,  che potremmo essere tutti noi. Ci si ritrova facilmente in tutte le prime volte di Anna, dalle prime uscite e le prime feste, ai primi esperimenti con la ceretta e con il make-up, nel tentativo di emulare i servizi fotografici dei magazine e di costruirsi una personalità come quella dell’amica Egle, che sembra non doversi neanche sforzare per essere unica ed originale nella sua bellezza.
Sembra, infatti,  che gli altri non si debbano sforzare mai, pare di essere costantemente soli nelle lotte contro le nostre difficoltà quotidiane, le nostre paure, le nostre inesperienze.
Quello che però il romanzo di Levante ci vuole comunicare, è che in realtà non siamo mai soli. Che, senza saperlo, abbiamo condiviso e tutt’ora condividiamo timori e preoccupazioni con centinaia di altre persone nel mondo. Che ognuno porta avanti una sua personale lotta interiore. Che alla fine, come ragiona Anna, “si è piume agli occhi degli altri”, ma danzare sulle punte e combattere i propri limiti fa spesso molto male.

 

In questo romanzo di formazione, c’è tutto quello che contraddistingue lo sviluppo di una personalità imperfetta come quella della protagonista, che ha tanti difetti e che commette errori come qualsiasi essere umano, e come l’Anita di “Se non ti vedo non esisti”. Ci sono poi le pressioni sociali e la paura del futuro, c’è l’obbligo di rispettare i canoni della “femminuccia” educata e di stringersi in scarpette strette,  solo per essere eleganti. Da tutto questo ci si può però sottrarre rifugiandosi nella propria stanza, nei libri e nella musica, ché tra le pagine di questo libro si impigliano i nomi di così tanti artisti che è già stilata una playlist, per accompagnarne la lettura ed immergersi completamente nella vita di un’adolescente come Anna, Egle o Giulio.

 

“Questa è l’ultima volta che ti dimentico” è un romanzo vero, intimo ed avvolgente, e io mi ci sento già particolarmente legata in modo personale – e non solo perché la protagonista si chiama come me. Vorrei che mi avesse accompagnato durante l’adolescenza, come sono certa accompagnerà tanti lettori di oggi, che magari si sentono derisi, spaventati o soli, come si è sentita Anna e come mi sono sentita io.
Ma se ce l’ha fatta l’Anna di questo libro a crescere e a cambiare, come ce l’ho fatta io, possono davvero farcela tutte le altre Anna di questo mondo.

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