Sia e le rinascite: la canzone Limitless scritta per JLo

December 3, 2018

 Nei primi anni 2000 gli album di Sia riportavano titoli come Healing is Difficult o Some People Have Real Problems; le canzoni, si chiamavano Fear, I’m Not Important to You o The Girl You Lost to Cocaine.
In questo periodo, la cantante e compositrice australiana scriveva per altri artisti, scavandosi un suo spazio nelle retrovie, sempre schiva nei confronti della fama, mangiata dalle dipendenze da alcool e droghe, talentuosa ma forse manchevole della grinta giusta.
Qualsiasi fan dell’attuale Sia si sorprenderebbe di certo ad ascoltare un brano come Breathe Me, con la sua melodia lenta e addolorata, con la sua storia di ricadute: “Hurt myself again today, and the worst part is there’s no one else to blame”. Il video di questa canzone aveva un’impostazione molto concettuale,  poiché si trattava di una sequenza di 2000 foto, nelle quali ovviamente il volto della cantante non appariva mai.

 

Il segno di apertura e la Fama con la F maiuscola arrivarono per Sia nel 2011, anno in cui la sua voce stracciava l’aria attorno al brano Titanium, insieme a David Guetta. È significativa un’entrata sotto le luci della ribalta attraverso una parola che ti sbatte in faccia a tutta velocità un nuovo vigore e una nuova stabilità: Sia viene nuovamente presentata al mondo, ferma e solida come il titanio.
Nessuno è inscalfibile, i momenti bui e i problemi di salute possono averli tutti, ma questa ed altre canzoni trasmettono una volontà di innalzarsi al di sopra di ogni insicurezza e difficoltà. La stessa cosa faranno le altre produzioni di Sia nel corso del tempo, tutte volte a celebrare la rinascita, la forza che si trova solo dentro di sé, la libertà di essere chi si vuole.

 

Nel 2014 la sua fama mondiale come solista venne inaugurata da Chandelier, una denuncia della vacuità della vita delle ragazze festaiole, tutta drink, luccichii e poca sostanza, forse lo stesso tipo di vita in cui rischiano di cadere le star, che si fanno risucchiare dal mondo dello showbiz, e di cui Sia comprendeva e tutt’ora comprende le contraddizioni.
 

Nonostante l’indiscutibile successo, infatti, ancora oggi Sia decide di non apparire nei suoi video musicali, facendosi sostituire spesso dalla giovane e ormai celebre ballerina statunitense Maddie Ziegler. Sia continua a celare il suo volto sotto l’iconica parrucca biondo platino (o più di recente, metà biondo platino e metà nera, alla Crudelia De Mon) e a mostrarsi poco in pubblico, con poche eccezioni. In alcune interviste, ha difatti dichiarato di ricorrere all’espediente delle parrucche per aumentare l’aura di mistero attorno a sé (e direi che ci riesce benissimo), ma anche per preservare la sua privacy, da sempre una priorità per lei.
 

Ora che Sia sta meglio, e le sue dipendenze non sono altro che un vago ricordo, le sue collaborazioni con altri cantanti non risuonano più come la volontà di rifugiarsi in luoghi nascosti, dove la fama e i suoi ingannevoli luccichii non possono acchiapparla: sono ciò che sono, ovvero brani di una grande cantautrice per altri grandi artisti.

L’ultimo in ordine temporale è stato quello scritto per un’altra icona, una donna che è fonte di ispirazione sul piano dello stile e del carattere,  molto prima di quello della musica o della recitazione: si sta parlando della mitica Jennifer Lopez, sulle scene da decenni eppure sempre energica, sempre sicura di sé, sempre poliedrica. JLo è, infatti, una di quelle personalità costantemente pronte a cambiare e a riscoprire una nuova potenza e una nuova sfaccettatura della propria indole, ed è questa una caratteristica che la accomuna alla protagonista del suo nuovo film.

La necessità di un cambiamento e la fiducia nel “secondo atto” della propria esistenza sono infatti il tema fondamentale di Second Act, il cui motto è “the only thing stopping you… is you”. Nel film, che uscirà nei cinema americani a partire dal 21 dicembre (la data italiana non è stata ancora confermata), Jennifer sarà affiancata da figure come Milo Ventimiglia e Vanessa Hudgens.

È proprio Sia ad averne scritto la canzone principale della colonna sonora, che porta l’eloquente titolo Limitless. Il brano, eseguito per la prima volta durante gli American Music Awards 2018 e uscito ufficialmente il 16 novembre, è definito da JLo “the Second Act anthem”. Non una semplice canzone, dunque, ma un inno, in cui la voce di una donna fortissima canta le parole di un’altra donna fortissima per celebrare un empowerment personale e la volontà di ricominciare da sé. L’inno di tutte le donne che superano ogni limite (in particolare, i limiti che troppo spesso ci autoimponiamo) diventa così occasione di un incontro bellissimo tra due artiste molto diverse ma, ugualmente d’ispirazione per chiunque voglia diventare invincibile, dire stop alle ingiustizie e alle sofferenze e rinascere come fenici nella forma di “a woman who roars”, esattamente come Jennifer Lopez e soprattutto come Sia, rappresentante di rivoluzioni interiori impossibili da sottovalutare.

 

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