Russian Doll: l’allucinogena serie tv di Natasha Lyonne

February 15, 2019

 

Fate un respiro profondo e preparatevi a passare quattro ore filate davanti a Netflix.

 

Ci siete? State per essere risucchiati in un vortice di assurdità in cui, in mezzo alla confusione, comprenderete tante cose: quanto la nostra storia sia fondamentale per costruire il nostro io presente, quanto sia impossibile lasciarsi indietro un debito col passato e sperare di passarla liscia, quanto le relazioni umane siano imprescindibili, anche se spesso desideriamo di stare da soli.

 

Capirete poi che il tempo è relativo, che il nostro percorso di vita è frammentato da continui bivi e incroci, che le scelte possibili sono infinite, proprio come le probabilità di ripetere ciclicamente un errore. Ancora e ancora e ancora.

 

Ecco, io Russian Doll ve lo so descrivere solo così. Sembra complicato? Beh, anche questo telefilm è tutt’altro che lineare.

 

La nuovissima serie tv arrivata su Netflix giusto giusto il 1° febbraio scorso si presenta infatti sotto forma di otto episodi da 30 minuti l’uno, che vi terranno sulle spine in attesa di mettere insieme i pezzi di un puzzle complesso tanto quanto il destino umano.

La protagonista è interpretata da Natasha Lyonne che, insieme a Amy Poehler e Leslye Headland, è anche l’ideatrice e la produttrice della serie, in uno squadrone tutto al femminile. Conosciuta ai più soprattutto per il ruolo di Nicky in Orange is the New Black (spoiler: lei non è l’unica “detenuta” di Litchfield ad apparire nella serie), Lyonne porta sulla scena una storia allucinogena di droga, alcol, questioni irrisolte e visioni dal passato, attraverso un’interpretazione magistrale e un ruolo che le calza a pennello. Menzione speciale alla colonna sonora e ai costumi, tutti reperibili da Zara, H&M, Gap e & Other Stories. Di fatto, è stato necessario attingere a catene internazionali poiché c'era bisogno di una grande quantità di vestiti identici per riprodurre le scene più e più volte.

 

In particolare, il motivo di tutti questi costumi uguali per più scene è questo: Russian Doll rilancia un tema caro ai fan di Ricomincio da capo (commedia del 1993 con Bill Murray e Andie MacDowell), quello del loop temporale in cui il protagonista si trova irrimediabilmente incastrato, costretto a rivivere ripetutamente lo stesso giorno. Se Bill Murray era bloccato nella routine del Giorno della Marmotta, che ricominciava ogni mattina al suo risveglio, qui le avventure di Nadia Vulvokov hanno inizio durante la festa per il suo 36esimo compleanno e terminano con la sua morte poche ore dopo. Per poi cominciare di nuovo proprio alla festa e concludersi con una morte diversa. E poi ricominciare di nuovo. E di nuovo. E di nuovo.

 

È come se ogni giornata vissuta da Nadia fosse una piccola bambolina all’interno di una matrioska più grande, che ad ogni decesso della donna si apre, rivelando un’ulteriore bambolina: un’ulteriore giornata, quasi identica alla precedente.

 

Così, Nadia si trova bloccata in un circolo misterioso, inquietante e incredibilmente demoralizzante, perché per quanto si sforzi, non riesce né a coglierne la natura né a interromperne la ripetizione. Questo, almeno finché non incontra Alan, un giovane ragazzo che sembra essere intrappolato nel suo stesso fato.

Solamente insieme i due riusciranno a capire con esattezza cosa stia succedendo nelle loro vite e quale sia l’insegnamento che l’universo vuole trasmettere loro.

 

Nonostante il tema del loop temporale sia stato abbondantemente esplorato nel cinema (non solo da Ricomincio da Capo, ma anche da Io Vengo Ogni Giorno, Prima di Domani e in Italia da È Già Ieri, con Antonio Albanese), esso è riproposto in Russian Doll in una maniera originale e decisamente dark e angosciante, dato che ruota intorno al momento della morte e dell’io passato, che vive ancora dentro di noi (proprio come la bambolina di una matrioska).

 

Intrecciando flashback e drammi quotidiani, Russian Doll schiude in continuazione verità differenti e non annoia mai, pur cullando lo spettatore con una trama volutamente ripetitiva. Una volta conclusa, la serie ci lascia addosso sensazioni diverse, che vanno da un profondo senso di inquietudine alla consapevolezza dell’importanza dei rapporti umani. Di fatto, uno dei messaggi principali della storia è proprio questo: abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci aiuti a salvarci la vita. Anche se ci sembra di non avere nessuno al nostro fianco, o di non volerci nessuno.

 

Solo otto episodi, che riescono comunque a chiudere il cerchio alla perfezione, non necessitando un approfondimento o una seconda stagione. Russian Doll è una serie costruita con attenzione ed intelligenza, appassionante e fortemente introspettiva, perfetta per essere vista tutta d’un fiato, come un film angosciante da cui non riesci a staccare gli occhi.

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