Intervista a Martina Lorusso aka Momusso

February 27, 2019

 

Martina Lorusso , aka Momusso, nasce in Umbria, studia Grafica a Verona e vive a Milano da qualche anno per lavoro. Inizia a disegnare da piccola , come tutti, ma la sua indole sensibile la porta ad innamorarsi del significato delle parole e di quello che può trasmettere attraverso il disegno, quel senso intimo e delicato dei sentimenti e delle persone che li provano molto spesso trascurato e maltrattato.

 

Com'è iniziata la tua avventura lavorativa?

«Ho iniziato con un'illustrazione per un gruppo indipendente: l'Orso. Successivamente ho cominciato a mandare dei regali agli artisti che mi piacevano per ringraziarli per la loro musica, storie o post. Poco dopo ha cominciato a seguirmi un'agenzia di Torino e ho realizzato il mio primo lavoro per Niccolò Fabi. E' stata un'esperienza piena di stimoli, grazie alla quale ho imparato a conoscere e a capire quello che c'è dentro all'artista, cosa significa immedesimarsi in qualcun altro. Un'emozione unica.

Con i ragazzi di Torino ho fatto anche dei tour di banchetti, è stato bello perché sono le persone a sceglierti e il contatto diretto crea un rapporto più intimo».

 

Quanta importanza hanno avuto i social?

«Tantissima, Instagram soprattutto. Ha un grande potere ed è spontaneo. Grazie ad Instagram ho potuto creare una rete di contatti, una sorta di vetrina dove la gente può vedere quello che fai, a me è capitato con Brunori e Coez, per esempio».

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

«Quest'anno pubblicherò. grazie a Giunti Editore, un vocabolario sentimentale. Nasce da un'esigenza mia, credo che la mancanza delle parole possa essere l'aspetto più deleterio delle persone e quindi, a modo, interpreto le emozioni. Inoltre parteciperò per la seconda volta all'Orvieto Cinema Fest e nel frattempo accolgo tutti i lavori che molte volte capitano un po' per caso».

 

Hai qualche consiglio per chi vuole seguire le tue orme?

«Non mi sento in grado di dare dei consigli, ma quello che posso dire buttarsi è la chiave giusta. La paura limita la creatività , se si vuole dire qualcosa bisogna seguire questo istinto, bisogna tentare e mai rimanere fermi. Io non sapevo dove stavo andando, , ma avevo ben chiaro cosa volevo dire. Ho semplicemente assecondato questa mia necessità».

 

Illustrazione @ku_urisutinart

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