I Mondiali sono finiti, ma il Calcio Femminile è solo agli inizi

July 11, 2019

    Illustration by Lisa Tegtmeier

 

I Mondiali di Calcio Femminile si sono conclusi domenica con la vittoria degli Stati Uniti che hanno battuto due a zero l'Olanda aggiudicandosi la Coppa del Mondo 2019.

 

Il mondiale di Francia è finito, ma, nel tirare le somme dopo un mese di partite, possiamo dire che il Calcio Femminile da quest'anno non sarà più lo stesso.

 

Ciò che stupisce, infatti, più delle capacità tecniche delle diverse squadre, è come quest'anno le ragazze siano finalmente riuscite a spazzare via la patina di indifferenza e pregiudizi che negli anni precedenti le aveva relegate nell'ombra, lontane anni luce dalla popolarità dei colleghi maschi. Fino ad un mese fa non le conoscevamo, ignoravamo i loro nomi e i loro volti, e ora siamo qui a parlare dei risultati, a seguire i festeggiamenti delle vincitrici, a scoprire le storie delle protagoniste della nostra Nazionale. Dal 7 giugno tutto è cambiato: un piccola rivoluzione che ha invaso il mondo dello sport, ma ha portato anche ad un dibattito sociale sui ruoli di genere, gli stereotipi ed il sessismo che ancora si insinua nelle nostre vite di tutti i giorni.  

 

 

L'improvvisa visibilità di questo Mondiale Femminile non arriva, però, dal nulla. La FIFA, infatti, ha stanziato 50 milioni di dollari nell'evento che corrispondono al 233% in più rispetto alla cifra investita per i mondiali del 2015. Anche la UEFA, per la prima volta nella sua storia, ha scelto di puntare sulle donne lanciando #TimeForAction, un piano quinquennale per lo sviluppo del calcio femminile in Europa. L'idea è quella di arrivare al 2024 con un'immagine del calcio femminile completamente rinnovata, un maggior numero di calciatrici (almeno 2,5 milioni rispetto alle 1,25 di oggi), una più ampia componente femminile negli organismi decisionali e molto altro. 

 

 

Dal punto di vista del marketing e degli sponsor, poi, sono stati fatti molti passi avanti. In diversi Paesi (tra cui l'Italia) le partite sono state trasmesse per la prima volta sulla Rete Televisiva Nazionale, rendendo molto più facile e accessibile seguire il mondiale. Colossi dello sportwear come Nike, poi, hanno completamente rinnovato l'abbigliamento di 14 squadre, creando delle divise ad hoc per le calciatrici: un restiling che non è passato inosservato e ha attirato molti consensi da parte delle fan, pronte a comprare la maglia della propria nazionale (e ad indossarla ovunque, non solo in palestra!). Infine, tra gli sponsor dell'evento, spiccano nomi importati. Tra questi troviamo, ad esempio, VISA che ha deciso di contribuire allo sviluppo del calcio femminile coinvolgendo 13 giocatrici per il suo progetto Team VISA.

 

La nuova divisa della Nazionale Francese è stata forse la più apprezzata 

 

Tutti questi passi avanti, però, non sarebbero stati comunque sufficienti a garantire il successo raggiunto. A fare la differenza sono state le stesse giocatrici che con il loro entusiasmo, le loro storie e la loro voglia di mettercela tutta per conquistare il proprio pubblico, sono riuscite ad entrare nel cuore degli spettatori. Le Azzurre che ballano la Macarena in campo, l'appassionato discorso della campionessa brasiliana Marta Vieira da Silva, l'incredibile energia di Megan Rapinoe, capitana della squadra USA, che ha rifiutato l'invito di Donald Trump alla Casa Bianca in nome dei diritti delle minoranze: sono stati questi (e molti altri) i momenti che hanno davvero lasciato il segno, mostrando un calcio diverso che trascende fama e successo per parlare di temi ben più importanti

 

Marta Vieira da Silva in campo con il suo iconico rossetto rosso

 

 Megan Rapinoe festeggia dopo un goal

 

Questo mondiale, insomma, ha cambiato le cose, distrutto stereotipi, fatto discutere. Ci ha ricordato che lo sport non ha genere, ma è un potente mezzo di unione che può ancora servire per trasmettere valori positivi di uguaglianza e stimolare discussioni sul ruolo delle donne che necessitano di essere fatte. La strada, però, è ancora lunga, il gender pay gap nel settore è ancora enorme e i preconcetti che vedono il calcio appannaggio unicamente maschile sono ben lontani dall'essere debellati. Serve sostegno e voglia di supportare queste ragazze nel loro faticoso cammino, serve sopratutto la voglia di lasciare alle bambine del futuro dei modelli di donne sportive in cui identificarsi ed un mondo più equo, dove sognare di essere una calciatrice di successo non sia più una mera utopia

 

 

 

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