Tracey Emin. Perché non è mai diventata una ballerina.

November 28, 2019

Tracey Emin non avrebbe bisogno di presentazioni. Per trent'anni il tema della sua arte è stato essere Tracey Emin. L'infanzia tipicamente inglese vissuta sul mare di Margate, lo stupro e la promiscuità in cui si rifugiò per metabolizzarlo, le dipendenze con cui ha combattuto e continua a combattere, tutto questo viene espresso tramite la sua produzione artistica. 

Tracey Emin è un'artista che con le sue opere eclettiche denuncia nient'altro che la sua stessa vita e le sue battaglie. 

Una donna emancipata e coraggiosa, non ha paura di esporre le sue ferite in teche di vetro nei musei: flaconi di pasticche vuoti, tampax usati, lettere disperate. Ed è proprio questo solenne corteo di fragilità che riecheggia nei cuori delle persone che osservano le sue opere, in particolare le giovani donne, a renderla un'artista universale.

Di certo le sue opere così sincere e crude, in maniera quasi disarmante, sono oggetto di numerose controversie

 

I suoi gracili disegni dove si rappresenta intimamente a gambe aperte sul letto, sono talmente piccoli e flebili da costringere chi li guarda ad avvicinarsi e concentrarsi sulla sua figura vulnerabile ed allo stesso tempo senza paure

 

Uno dei suoi lavori più discussi, ora perso in un incendio, è sicuramente "Everyone I have ever slept with 1963-1995", meglio conosciuto semplicemente come la tenda

Una tenda da campeggio, presentata in stile ready-made, dove con le sue mani e con il suo tempo ha cucito, lettera per lettera, nomi e cognomi di tutte le persone con cui nella sua vita fino ad allora condivise un letto. Tutti, da sua madre ai suoi promiscui frequentatori, ai i suoi fidanzati. Cosa c'è di più innocuo e indifeso di una persona che dorme? 

 

Ma la sua opera più toccante, più emozionante, più Tracey Emin di tutte, è il video "Why I never became a dancer". Mostrando i simboli della sua vita a Margate, il suo liceo, i bar sulla costa, gli arcades, il video è narrato dall'artista stessa che ripercorre i passi della sua adolescenza. Arrivando al suo tentativo di vincere una gara di danza che le avrebbe dato la possibilità di scappare a Londra per competere a livello nazionale, racconta:   

 

 

"And as I started to dance         "E come iniziai a ballare

people started to clap                  cominciarono ad applaudire

I was going to win                        avrei vinto

and then I was out of here          e me ne sarei andata via

Nothing could stop me                 Niente poteva fermarmi

And then they started                  E allora cominciarono

SLAG SLAG SLAG"                      TROIA TROIA TROIA"

 

 

 

 

Umiliata, non vinse il premio. Riuscì a fuggire nella capitale alla fine, dove ebbe la sua rivalsa e il successo che si merita. E il video mostra questo. Alla fine Tracey Emin balla estasiata e spensierata. Con questo video è riuscita a esorcizzare la violenza, mentre intona "Shane, Eddy, Tony, Doug, Richard  this one's for you". Questo è per voi.

 

Con la sua arte ella riesce a catalizzare tutte le negatività, lo slut-shaming, la frustrazione, i torti subiti, i pregiudizi, le violenze, i doppi-standard, le ingiustizie, i cuori spezzati, le fragilità, le ferite, le battaglie, di una donna e di tutte le donne forti nelle loro vulnerabilità. Quello che ha fatto della sua vita è una rivalsa per tutte le "ballerine mancate" della nostra società. Per questo così tante persone empatizzano con lei e le sue opere. Perché va oltre una superficiale sfida al mondo brutto e cattivo, o all'autocommiserazione che tante critiche le rimproverano. Ma scava in profondità, e crea un legame indissolubile che rimane un simbolo. Lei per tutte.


Tracey Emin ha fatto tutto questo perché non è mai diventata una ballerina

 

 

 

 

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