Basta! L'universalismo inopportuno della medicina maschilista

December 2, 2019

“Una ricerca del 2008, su un vasto campionario di testi universitari negli Usa e in Canada, ha analizzato più di 16 mila immagini del corpo umano: quando si doveva rappresentare qualcosa di neutro, le forme disegnate erano tre volte su quattro maschili.” 

 

 

Lilli Gruber e il potere delle donne contro la politica del testosterone 

 

Lilli Gruber è stata la prima donna a presentare un telegiornale in prima serata, a partire dal 1988 ha ricoperto il ruolo di inviata per la Rai seguendo avvenimenti importanti come il crollo del muro di Berlino e la guerra in Iraq. Dal 2004 al 2008 è stata parlamentare europea, dal settembre 2008 conduce Otto e mezzo su La7. 

Nell’autunno del 2019 ha pubblicato Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone, un vero e proprio reportage che parla attraverso i fatti: dati, storie e personaggi con lo scopo di fronteggiare il machismo al potere. 

 

É un’opera completa che indaga molteplici aspetti dell’ideologia patriarcale: crisi economica e migratoria, crisi ambientale, diffusione del populismo e dell’odio, violenza e coercizione, tuttavia, nonostante gli interessantissimi spunti (assolutamente da approfondire, vi invito dunque a leggerlo), vorrei concentrarmi su di un aspetto in particolare analizzato nel capitolo Beni Comuni

 

 

 

La maggior parte delle medicine sono studiate per funzionare sulle misure e sui comportamenti di un corpo maschile

 

In fatto di salute la differenza di genere conta. La ricerca ha già accertato che il sistema immunitario femminile è diverso, così come la risposta ai vaccini e la reazione del metabolismo ai farmaci. Eppure, la maggior parte degli individui coinvolti in fase di sperimentazione - momento cruciale per stabilire l’efficacia del farmaco e i suoi possibili effetti collaterali - sono uomini. Il cuore femminile e quello maschile presentano delle piccole differenze che però risultano essere particolarmente rilevanti rispetto all’uso di pacemaker e defibrillatori. 

Una ricerca britannica ha dimostrato che le pazienti ricevevano una diagnosi errata dopo un infarto. I sintomi femminili come nausea e dolore allo stomaco sono atipici nella misura in cui non rientrano nello schema assunto come base di classificazione. Quelli caratteristici - ovvero maschili - sono dolore al petto e al braccio sinistro. Per le malattie cardiovascolari, la mancanza di studi disaggregati per genere uccide. 

 

Nel 2015 Redazione Humanitas News ha pubblicato un articolo sui segnali diversi del cuore: i coaguli di sangue che provocano l’infarto (trombi) nella donna si formano nei rami piccoli e periferici delle arterie coronarie, non nei rami principali, quindi danno sintomi meno clamorosi che possono comparire anche a riposo, perfino durante il sonno. 

 

Nei Paesi in via di sviluppo, le donne rappresentano il 55% dei malati di Aids, ma secondo uno studio del 2016 sulle ricerche mediche negli Stati Uniti, le donne erano solo l’11% dei partecipanti ai test per cercare una nuova cura. 

 

Il decreto Lorenzin approvato nel 2017 contiene per la prima volta un riferimento al tema della medicina di genere. Negli Usa è illegale non avere quote rosa nei test finanziati con le risorse federali, eppure, includere le donne nei campioni di ricerca costa tempo e risorse: molte case farmaceutiche non lo fanno.

 

 

I problemi legati alla salute femminili vengono ignorati dalla tecnologia

 

Nel 2014 Apple ha lanciato il suo sistema integrato di monitoraggio della salute: si poteva misurare ogni aspetto del proprio corpo, fino alle percentuali di alcol nel sangue o di sostanze come rame o molibdeno. Tuttavia, di una sola cosa non si poteva tenere traccia: delle mestruazioni. Le prime versioni di Siri, assistente vocale dei dispositivi Apple, ti aiutava a trovare il Viagra, ma non una clinica in caso di gravidanza.

 

È chiaro il fatto che ci sia un problema di genere: le caratteristiche maschili non possono essere considerate universali, ma è bene specificare che la mancanza di assistenza sanitaria e di ricerca medica adeguata non riguarda solo le donne per una semplice ragione: i generi sono più di due

 

 

 

Le persone intersessuali sono nate con caratteri sessuali che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile o femminile

 

L’intersessualità è un termine “ombrello” che comprende diverse variazioni fisiche che riguardano elementi del corpo considerati “sessuati”: cromosomi, marker genetici, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali e l’aspetto somatico del genere di una persona (le caratteristiche di sesso secondarie, come ad esempio barba e peli).

 

Secondo gli esperti, tra lo 0,05% e il 1,7% della popolazione nasce con tratti intersessuati: 30.000.000 di persone nel mondo, una stima simile al numero di persone con i capelli rossi. 

È necessario specificare che l’intersessualità non è una identità e tantomeno un orientamento sessuale

 

Queste persone vengono sottoposte a interventi particolarmente invasivi, spesso in tenera età, con lo scopo di rendere il corpo conforme alla definizione di genere binaria, i risultati sono devastanti. La pratica della medicalizzazione non è necessaria e compromette le funzioni sessuali, talvolta portando alla sterilità. 

 

Nello stato della California è stata approvata la prima legge che riconosce i danni causati dagli interventi non consensuali nei confronti dei pazienti intersex, ciononostante, gli ospedali continuano a praticare queste procedure cosmetiche nei bambini: riduzione del clitoride, orchiectomia e vaginoplastica. Gli attivisti si battono affinché ciascun individuo possa scegliere, la pensano allo stesso modo Amnesty International e World Health Organization

 

“But just because we want doctors to delay unnecessary surgery on children doesn’t mean we don’t want more specialized intersex care. On the contrary we are desperate for it.” 

 

L’organizzazione no profit IntertACT e Lambda Legal hanno messo a punto una vera e propria guida medica con lo scopo di aiutare gli ospedali nell’assistere correttamente i pazienti intersessuali. La guida educa anche le famiglie per abbattere lo stigma sociale e prevede la creazione di gruppi di supporto. 

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